ATPreplica presenta la prima parte della selezione di libri d’artista a cura di Diego Bergamaschi proposti in occasione della mostra Spoken Narratives presso lo spazio REPLICA. Questa selezione di volumi, insieme alle opere di Francesco Pedraglio e dei libri della sua casa editrice indipendente Juan de la Cosa, pone l’accento sul libro d’artista come oggetto perfomativo e narrativo che utilizza diverse possibilità di espressione come, la voce, la scrittura o l’immagine.

10 lanci di fascia elastica, Giuseppe De Mattia

10 lanci di fascia elastica – Giuseppe De Mattia

« Lanciare un elastico in aria o puntarlo, chiudendo un occhio per affinare la mira, contro un inconsapevole amico è uno di quei divertimenti infantili a cui non si riesce a resistere nemmeno da grandi. La cosa più bella però è scovare poi l’elastico proiettato verso l’aria e ritrovarlo in una forma tutta sua, autonoma. Non c’è, apparentemente, nessun principio che ne regoli la forma. Giuseppe De Mattia si ritrova ancora oggi a tirare fuori dalle tasche il telefonino per fotografare elastici che hanno assunto forme non precise (a volte se ne trovano intere colonie, come se qualcuno si fosse divertito a lasciarli lì.»

10 lanci di fascia elastica è un libro di Giuseppe de Mattia edito nel 2017 da Corraini editore, in tiratura limitata di 200 copie numerate e firmate dall’autore. Il libro è stato prodotto in occasione della mostra Carte di balistica elastica, presso la Galleria Corraini di Mantova.  Il libro raccoglie dieci disegni dell’artista su fogli non rilegati: un campionario di forme casuali, generate in modo libero e casuale, ricalcando la forma di un elastico blu gettato a terra, elastico identico a quello che tiene legata la copertina del libro.  La forma stocastica di ogni lancio è interpretata sul retro della pagina con un testo della lunghezza di un scritto dall’artista. Il libro contiene inoltre due testi critici di Claudio Musso e Vasco Forconi. 

Da testo di Vasco Forconi: “Quelle stesse “leggi del caso” che governavano i collage Dada di Jean Arp, riferimento fondamentale per 10 lanci di fascia elasti- ca, servono qui ad avviare un processo, fisico e mentale, che confluisce all’interno di quella che Giuseppe De Mattia definisce “poetica degli oggetti poveri”.

L’elastico, oggetto industriale, economico, qualunque, caratterizzato da un basso coefficiente di poeticità intrinseca, viene qui sottoposto a un processo di trasfigurazione che porta l’artista a proiettare nelle sue nume- rose rimodulazioni ora la figura di un osso, ora di un lago, ora di una noc- ciolina, ora del casco di un pilota di Formula 1. “

Giuseppe De Mattia (Bari, 1980), vive e lavora a Bologna. Da diverso tempo la sua ricerca è incentrata soprattutto sull’osservazione, lo studio e il recupero di oggetti destinati ad essere buttati. Il suo lavoro tende a salvare ciò che è generato dal passaggio del tempo come scarto, e di prendersene cura. Questa pratica contraddistingue il suo lavoro come artista singolo o nel duo, con Luca Coclite, “Casa a Mare” (curato da Claudio Musso), in attività da Gennaio 2015. La sua ricerca spesso ha radici in archivi filmici come Home Movies (Archivio del Film di Famiglia) di Bologna. Con loro sviluppa progetti di ricerca che avvalorano la tesi che ogni film è un archivio fotografico inconsapevole. I suoi progetti nascono in un mercato dell’antiquariato, oppure in una collezione, che è elemento fondamentale nel suo lavoro. Tutto parte dall’atto di collezionare e dall’ossessione di usare ciò che è stato già costruito in un tempo più o meno vicino. Tra i suoi strumenti di lavoro c’è la fotografia, il video, l’audio e il disegno.

Speech Karaoke

Speech Karaoke. A che serve parlà si nisciuno te dà aurienza? – Elena Mazzi

Speech Karaoke è un libro di Elena Mazzi pubblicato in un’edizione limitata di 250 copie nel 2018 da Iemme Edizioni. Questa pubblicazione nasce in seno ad un progetto di ricerca condotto sul territorio di Napoli nell’inverno del 2017-2018. L’artista indaga le particolari sfaccettature della città, raccogliendo del materiale iconografico, visivo, sonoro, orale e scritto, tra cui discorsi politici, estratti letterari, frammenti di film, storie locali al fine di documentare attraverso un approccio partecipativo, una raccolta di “Discorsi” intorno alla città di Napoli, con una particolare attenzione al quartiere Montesanto. Il lavoro è ispirato a Speech Karaoke un progetto multiculturale in continua espansione creato nel 2010 da un gruppo di artisti finlandesi e tedeschi il “The Speech Karaoke group”.

In Speech Karaoke di Elena Mazzi l’artista sceglie un discorso invece di una canzone. L’elenco dei discorsi è in continua evoluzione ed è raccolto da un software appositamente creato, che contiene oltre 200 in 10 lingue diverse, tra cui il napoletano. Gli eventi di karaoke vocale si svolgono principalmente in luoghi pubblici o aperti al pubblico a cui le persone possono partecipare condividendo o ascoltando discorsi diversi, attraverso un’esibizione dal vivo.

Elena Mazzi (Reggio Emilia, 1984). Ha studiato Storia dell’Arte presso l’Università̀ di Siena. Nel 2011 si è laureata in Arti Visive presso lo IUAV di Venezia. Ha trascorso un periodo di studi all’estero presso la Royal Academy of Art (Konsthogskolan) di Stoccolma. Le sue opere sono state esposte in mostre personali e collettive, tra cui: 16° Quadriennale di Roma, GAM di Torino, 14° Biennale di Istanbul. Ha partecipato a diversi programmi di residenza in Italia e all’estero. È vincitrice del Thalie Art Foundation grant 2017, VISIO Young Talent Acquisition prize, premio Eneganart, nctm e l’arte 2016, m-cult media and technology program 2016. È artista tutor per l’anno 2016-2017 presso Fondazione Spinola Banna per l’arte, in collaborazione con GAM, Torino. 

An invocation/ five hundred and thirty books from Southend Central Library – Mike Nelson

An invocation: five hundred and thirty books from Southend Central Library – Mike Nelson

An invocation: five hundred and thirty books from Southend Central Library è un libro Mike Nelson in edizione limitata, pubblicato dalla Focal Point Gallery publishing per il lancio della nuova sede della Focal Point Gallery nel 2013. Il volume raccoglie le copertine dei cinquecentotrenta libri, metodicamente documentati e riprodotti su oltre 1.000 pagine e contiene inoltre un’intervista tra il direttore della Focal Point Gallery, Andrew Hunt e l’artista.
Usando i mobili, i tessuti e i materiali distintivi dall’attuale edificio della biblioteca modernista, che ospita l’attuale Focal Point Gallery, Nelson ha costruito un sistema di visualizzazione per ospitare una selezione di libri, destinati alla sostituzione o alla rimozione, scelti dal magazzino ritirato della precedente biblioteca e intervallati da una selezione di testi chiave che hanno influenzato il lavoro dell’artista fino ad oggi. Nelson ha creato un’installazione permanente, nascosta all’interno delle pareti interne della cavità della nuova galleria, è il volume in questione An invocation: five hundred and thirty books from Southend Central Library è l’ unica documentazione visibile dell’opera nascosta.
Contrariamente all’installazione di Nelson, a cui faceva riferimento una semplice targa fissata al muro di accoglienza della galleria, An Invocation: Five Hundred and Thirty Books della Southend Central Library si espande, facilita e autorizza la raccolta di libri ridondanti distribuendoli virtualmente, al di là delle immediate vicinanze della loro istanza fisica primaria, all’interno della struttura dello spazio interno dell’edificio. La pubblicazione di Nelson esegue una miriade di associazioni e lascia spazio a manovre interpretative. Il suo stato portatile significa che ogni volta che un utente o uno spettatore può guardarlo, c’è un senso di speranza e conforto (o disagio) che questo materiale reale esista.

Mike Nelson (Loughborough,1967) vive e lavora a Londra. Ha rappresentato la Gran Bretagna alla 54a Biennale di Venezia (2011) e ha esposto in istituzioni come Malmö Konsthall, Svezia (2012), Tate Britain, Londra (2010), ACCA, Melbourne (2006), Turner Contemporary, Margate (2005), Camden Arts Centre, London (1998).

I am four quartets by T.S.Eliot – Mette Edvardsen
Against the forgetting. Selected poems by Hans Faverey and Bruno De Wachter – Mette Edvardsen

I am Four Quartets by T.S. Eliot by Sébastien Hendrickx 

Against the forgetting. Selected poems by Hans Faverey and Bruno De Wachter – Mette Edvardsen

I libri I am Four Quartets by T.S. Eliot by Sébastien Hendrickx e Against the forgetting. Selected poems by Hans Faverey and Bruno De Wachter sono libri d’artista che nascono a seguito e in continuità con il progetto Time has fallen asleep in the afternoon sunshine, un progetto molto articolato che comprendeva: una biblioteca di libri viventi, una sala di lettura, una mostra, uno spazio di lavoro, una casa editrice, una libreria. 
Ispirata dal romanzo di fantascienza di Ray Bradbury Fahrenheit 451, dove l’atto di memorizzare i libri rappresenta un’azione rivoluzionaria e militante e dove gli uomini stessi incarnano dei libri viventi, l’artista norvegese Mette Edvardsen dal 2010 ha iniziato a costruire la sua biblioteca di libri viventi, con artisti di tutto il mondo inviatati a imparare a memoria diversi libri. 
Una volta memorizzati, gli artisti sono stati invitati a partecipare a una serie di performance all’interno di librerie, nei musei o nelle biblioteche, dove il pubblico poteva interagire “prendendo in prestito” i libri viventi per 30 minuti. 
Il progetto ha dimostrato come la memoria non solo preserva gli oggetti, ma allo stesso tempo li trasforma costantemente. Ogni nuova lettura dei libri conduce a incontri sorprendenti ed emotivi.  
Il progetto è proseguito, poi sulle pagine bianche di nuovi libri, infatti, dopo aver appreso e recitato a memoria per diversi anni questi libri, gli artisti sono stati invitati a fare un ulteriore passo avanti, mettendo su carta e quindi per iscritto i libri così come erano nel loro ricordo. In questo modo sono nati i libri d’artista di Mette Edvardsen, che rappresentano delle nuove versioni di opere esistenti: testi riscritti attraverso un processo di apprendimento e di dimenticanza.

Mette Edvardsen –Il lavoro di Mette Edvardsen si colloca all’interno del campo delle arti performative. Sebbene alcune delle sue opere esplorino altri media o altri formati, come il video, i libri e la scrittura, il suo interesse è sempre rivolto al loro rapporto con le arti performative come pratica e situazione. Con sede a Bruxelles dal 1996, ha lavorato per diversi anni come danzatrice e performer per diverse compagnie e progetti, e sviluppa il suo lavoro dal 2002. Ha presentato le sue opere a livello internazionale e continua a sviluppare progetti con altri artisti, sia come collaboratrice che come performer. Una retrospettiva del suo lavoro è stata presentata al teatro Black Box di Oslo nel 2015.