Joey Holder, Ophiux, 2016, installation view, courtesy of the artist

Joey Holder, Ophiux, 2016, installation view, courtesy of the artist

ATPdiary ha chiesto a una selezione di spazi indipendenti italiani di presentare degli artisti con cui hanno collaborato o collaboreranno nei prossimi mesi. L’obiettivo è di presentare una nuova generazione di artisti (si spera bravi) seguiti da altrettanti spazi per la crescita di nuovi talenti.

Treti Galaxie è un art project fondato da Matteo Mottin, Ramona Ponzini e Sandro Mori.
“Lavoriamo con gli artisti in una maniera espansa, rispettandone idee e progetti e aiutandoli a produrre e sviluppare mostre nella maniera più completa.
Per questa ragione scegliamo di non avere una sede fissa ma di cercare di volta in volta lo spazio che meglio si adatti al progetto a cui stiamo lavorando.
Oltre ad offrire consulenza per la curatela di mostre ed eventi, Treti Galaxie fornisce servizi di art advisory.
La stessa visione che alimenta il nostro modo di collaborare con gli artisti per le loro mostre e di comunicare con il pubblico ispira il nostro modo di intendere una collezione.
Assistiamo aziende, fondazioni e collezionisti privati impegnandoci a costruire collezioni che ne riflettano l’identità, il gusto e gli interessi. Lavoriamo in stretto dialogo con i nostri clienti per capirne i bisogni, le passioni e gli obiettivi, fornendo analisi di mercato, pricing history e ricerche che permettano di giungere a decisioni consapevoli ed informate.”

Joey Holder, Ophiuchus, 2016, video still, courtesy of the artist

Joey Holder, Ophiuchus, 2016, video still, courtesy of the artist

Joey Holder

Fondendo elementi provenienti da biologia, nanotecnologie, scienze naturali e teorie del complotto con l’estetica delle interfacce dei programmi per computer, dei salvaschermi e dei dispositivi di misura, Joey Holder indaga i confini multipli che separano il naturale dall’artificiale per evidenziare i punti in cui le loro differenze convergono, suggerendo l’impermanenza e l’intercambiabilità di questi mondi apparentemente contrastanti e opposti.
Lavorando con tecnici e scienziati, l’artista crea installazioni multimediali che esplorano i limiti dell’umano e il modo in cui facciamo esperienza di forme non umane, naturali e tecnologiche. Il suo lavoro rappresenta una realtà in trasformazione, complessa, ed evita semplici semplici identificazioni e classificazioni confortanti: “ogni cosa è un mutante e un ibrido”.

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Blending elements taken from biology, nanotechnologies, natural sciences and conspiracy theories with computer programme interfaces, screen savers and measuring devices, Joey Holder investigates the multiple confines that separate the natural from the artificial in order to highlight the points in which such differences blur, suggesting the impermanence and inter-changeability of these apparently contrasting and oppositional worlds.
Working with scientific and technical experts, the artist makes immersive, multi-media installations that explore the limits of the human and how we experience non-human, natural and technological forms. Her work represents a transformative reality, which deals with complexity, avoiding simple identification and comforting classification: “everything is a mutant and a hybrid”.

Joey Holder, Ophiux, 2016, video still, courtesy of the artist

Joey Holder, Ophiux, 2016, video still, courtesy of the artist

Joey Holder, Selachimorpha, 2017, video still, courtesy of the artist

Joey Holder, Selachimorpha, 2017, video still, courtesy of the artist

Joey Holder, Selachimorpha, 2017, video still, courtesy of the artist

Joey Holder, Selachimorpha, 2017, video still, courtesy of the artist