Dryer, serie di performance presentate in contemporanea da LOCALEDUE ad Art Verona 2016

Dryer, serie di performance presentate in contemporanea da LOCALEDUE ad Art Verona 2016

Prosegue la nostra rassegna sui giovani talenti proposti dagli spazi no profit italiani. E’ il turno dello spazio bolognese Gelateria Sogni di Ghiaccio che ha scelto di non proporre degli artisti, ma ha optato per la presentazione della pratica curatoriale di Giovanni Rendina e Gabriele Tosi – di cui segue un estratto di una conversazione con Mattia Pajè, di Gelateria Sogni di Ghiaccio.

Gelateria Sogni di Ghiaccio: Quali sono i limiti dentro i quali si inscrive la tua attività come curatore? Esistono limiti?

Gabriele Tosi: Non è un ruolo che descrive dei limiti, i limiti sono dell’essere umano, non del curatore. Certo che ne esistono, moltissimi: fisici, spazio-temporali, relazionali, economici, conoscitivi. Altri limiti non li ho ancora nemmeno immaginati. Trovo però assai utile prendere coscienza dei limiti, segnare i propri, ovviare alle sudditanze che da essi derivano.

GSG Si può contemplare il superamento dei limiti dell’essere umano in virtù di un progetto curatoriale?

GT “Superare” non mi piace, meglio “ovviare”. Questo perchè aggirare un limite vuol dire incontrarne altri. La curatela comunque aiuta con i limiti da essere umano, ha fra le sue basi più felici quella della collaborazione, del lavoro collettivo. Non ho mai pensato al curatore come a un essere critico e solitario.

GSG Anche se alcuni dei tuoi progetti sembrano voler sottolineare questi limiti, viene poi da pensare ai tuoi progetti che prevedono notti insonni, presidi negli spazi espositivi, alla tua volontà di riunire tanti artisti in un’unica occasione.

GT Ora capisco dove volevi arrivare. Ho forse sempre trovato utile mettere in discussione i limiti culturali. Percepire un’opera alla volta all’interno di una mostra, ad esempio, è un limite che ha che vedere con la cultura delle percezione; è certamente culturale ed estremamente limitante non fruire quasi mai delle performance durante la notte o al mattino.

GSG Come in Minipimer…

GT Si, i miei progetti che prendono il nome di elettrodomestici (Minipimer, Dryer e Distiller) operano anche in opposizione a questi limiti anche se sarebbe più opportuno utilizzare il concetto di canone. Sento da sempre una forte necessità di rimettere in gioco l’abitudine a percepire le cose, ostacolare il pregiudizio e la previsione.

GSG Secondo te c’è un motivo per cui si creano queste abitudini?

GT Certo, molte abitudini sono funzionali e hanno senso di esistere. Andare a correre 4 volte a settimana è una buona abitudine, ad esempio, ma diventerebbe spiacevolissimo se tale attività fosse l’unico canone per fruire di un paesaggio.  

GSG Diciamo che stai esplorando delle alternative?

GT Diciamo che sto pensando a dei modi con cui palesare la presenza delle alternative. Credo che ogni versione possibile delle cose e dei fatti già esista, il limite è il poterne far succedere e il poterne valutare solo una alla volta. Ad esempio Distiller, la mostra che ho curato per voi con Bruno Barsanti, era anche questo. Una serie di fatti suggeriti da opere basate sull’uso del testo. Al visitatore non poteva essere data un’unica versione, i luoghi e i tempi evocati dalle opere non potevano coincidere eppure abitavano contemporaneamente lo spazio espositivo.

GSG Come riesci ad arginare queste diverse versioni o continue alternative senza che sfocino in confusione o incomprensione?

GT La risposta scolastica: spiegando al meglio delle mie possibilità l’operazione che si è svolta. La risposta sincera: l’incomprensione è una paura autoriale quasi mai giustificata, cela la debolezza di volersi sentire inattaccabili da coloro i quali giudicherrano il tuo lavoro. La confusione, invece, è un qualcosa da auspicare, è parte di ogni emozione e di ogni esperienza significativa, dall’amore all’odio, dalla nascita alla morte. Credo che le pratiche artistiche più interessanti debbano prevedere momenti di confusione. La confusione è sintomo di grandi energie, di ottima salute.

GSG In effetti la confusione ha a che fare in qualche modo con il non adagiarsi sulle abitudini, è come se la ridefinizione fosse sempre in atto…

GT Il mutamento è sempre in atto. Il problema è quindi osservare e agire in uno scenario mai immobile. Si può scegliere di stare fermi e finire col cadere da soli oppure danzare e sbattere continuamente gli uni sugli altri di modo da non cadere mai. Finché le energie lo consentono trovo di gran lunga preferibile la seconda opzione.

Gabriele Tosi (Pistoia, 1987) agisce da alcuni anni come curatore nella scena indipendente. Tra il 2015 e il 2016 è stato direttore artistico di LOCALEDUE (Bologna) dove ancora oggi opera dietro le quinte. Lo scorso anno ha accettato l’invito a dirigere Anonima Kunsthalle, una sedicente istituzione che trova spazio sul muro che fu di una cucina a Zentrum (Varese). Tra i suoi progetti recenti una serie di mostre/eventi che prendono il nome di elettrodomestici e che attuano diverse strategie per miscelare in un unico luogo e in un unico tempo il maggior numero di espressioni possibili, ruotando attorno all’idea che tutte le opere abbiano a che fare con la performance e con l’accadimento.

Emilio Prini, Il cartello del film non fatto, 1966. Collezione Cattelani. Veduta dell'opera a Distiller, Gelateria Sogni di Ghiaccio a OuterSpace, Futurdome

Emilio Prini, Il cartello del film non fatto, 1966. Collezione Cattelani. Veduta dell’opera a Distiller, Gelateria Sogni di Ghiaccio a OuterSpace, Futurdome

Lucia Lamberti, Sporcazione, 2016. Uno degli happening di MINIPIMER, una programmazione oraria di 72 mostre temporanee, performance e altre azioni nel piccolo spazio di LOCALEDUE a Bologna

Lucia Lamberti, Sporcazione, 2016. Uno degli happening di MINIPIMER, una programmazione oraria di 72 mostre temporanee, performance e altre azioni nel piccolo spazio di LOCALEDUE a Bologna