Nicola Gobbetto – All you can eat, vista della mostra, Dimora Artica - Milano

Nicola Gobbetto – All you can eat, vista della mostra, Dimora Artica – Milano

Nicola Gobbetto – All you can eat, vista della mostra, Dimora Artica - Milano

Nicola Gobbetto – All you can eat, vista della mostra, Dimora Artica – Milano

Nicola Gobetto

In una prima fase della produzione di Nicola Gobbetto (Milano, 1980), i temi dell’iniziazione e del raffinamento interiore si complicavano con elementi di varia natura, presi soprattutto dalle fiabe, dal mondo del magico e in parte dall’immaginario collettivo dei mass media. Successivamente l’universo Pop della cultura di massa ha assunto un carattere sempre più dominante, la fiaba si è fatta moderna e l’artista ha enunciato una mitologia più disincantata e ironica, L’artista approccia poi un nuovo tema: l’eroe, per cui l’iniziazione è quella superiore, alchemica e spirituale, l’individuo deve trascendere se stesso in una visione più alta ed eroica per l’appunto anche se l’eroe, spesso, non è così invincibile come la mitologia vorrebbe farci credere.
Nel progetto All you can eat, presentato a Dimora Artica nei mesi di giugno e luglio 2017, Nicola Gobbetto concentra l’attenzione sull’atto creativo, in particolare sul momento che precede la genesi di un’idea. La mostra si sviluppa come un racconto mitico composto da simboli e metafore, in cui i processi biologici e l’immaginazione, insieme al susseguirsi di ordine e disordine, sono uniti nel processo di trasformazione dell’energia pulsionale.
L’innata tensione rinviante che porta l’uomo ad espandersi nello spazio può rendere bulimico il rapporto con il piacere e l’autoaffermazione, in una ricerca della performance maggiore possibile che Gobbetto illustra mettendo sullo stesso piano la sessualità, lo sport e la creazione artistica, uniti dalla necessità di confrontarsi con i limiti del corpo. Lo spazio di Dimora Artica è interpretato da Gobbetto come un organismo umano in cui il piano terra è il luogo dei processi biologici, un ampio ventre che assimila nutrimento dal mondo esterno, e il soppalco è la mente in attesa di stimoli per creare e rimettere in circolo l’energia vitale.

Nicola Gobbetto - Grope in the dark, 2017, tableau vivant, Dimora Artica - Milano

Nicola Gobbetto – Grope in the dark, 2017, tableau vivant, Dimora Artica – Milano

Nicola Gobbetto - Sharp darts, 2017, magliette e pantaloni sportivi, bottiglia speaker, audio, ciondolo, alghe finte, cozze, sabbia, freccette, riproduzione della Sirenetta di Copenaghen, dimensioni variabili, Dimora Artica - Milano

Nicola Gobbetto – Sharp darts, 2017, magliette e pantaloni sportivi, bottiglia speaker, audio, ciondolo, alghe finte, cozze, sabbia, freccette, riproduzione della Sirenetta di Copenaghen, dimensioni variabili, Dimora Artica – Milano

Giada Fiorindi – Federico Floriani

Giada Fiorindi (Treviso, 1988) e Federico Floriani (Treviso, 1988) sono un duo emergente il cui lavoro si inserisce in una pratica artistica trasversale. Entrambi provenienti da un background in design e una formazione olandese, uniscono nell’ultimo anno le loro priorità narrative e i rispettivi mezzi espressivi in una produzione dove le immagini si applicano a superfici inconsuete, combinazioni di materiali si sottopongono all’osservazione fotografica e forme nuove allo storytelling. Mossi dall’interesse comune di esplorare il potenziale comunicativo e simbolico degli oggetti fisici, il duo sviluppa una ricerca formale sull’elemento decorativo, creando un parallelo tra il valore dell’ornamento in passato e il conseguente significato attuale, concentrandosi sulla dimensione di crisi culturale che si sta manifestando nel contesto contemporaneo. Insieme, i due artisti puntano a sviluppare un’identità critica e un linguaggio speculativo nella percezione dei beni di consumo che, ai loro occhi, sono proiezione estetica e funzionale di un’epoca di decadenza.

La mostra di Giada Fiorindi e Federico Floriani nella sede di Dimora Artica è prevista per novembre 2017.

Giada Fiorindi e Federico Floriani - Devil-May-Care (particolare), 2017, granito, legno compensato, pannelli di vetro sintetico, jesmonite, lampade a neon, led, impianti elettrici e vernice spray, Galleria Salvatore Lanteri – Milano

Giada Fiorindi e Federico Floriani – Devil-May-Care (particolare), 2017, granito, legno compensato, pannelli di vetro sintetico, jesmonite, lampade a neon, led, impianti elettrici e vernice spray, Galleria Salvatore Lanteri – Milano

Giada Fiorindi e Federico Floriani - Devil-May-Care, 2017, granito, legno compensato, pannelli di vetro sintetico, jesmonite, lampade a neon, led, impianti elettrici e vernice spray, Galleria Salvatore Lanteri – Milano

Giada Fiorindi e Federico Floriani – Devil-May-Care, 2017, granito, legno compensato, pannelli di vetro sintetico, jesmonite, lampade a neon, led, impianti elettrici e vernice spray, Galleria Salvatore Lanteri – Milano

Giada Fiorindi e Federico Floriani - Lemon In My Eyes, 2017, vetro soffiato di Murano, lastre di vetro specchiate e telai lignei, VeniceArtFactory project room – Venezia

Giada Fiorindi e Federico Floriani – Lemon In My Eyes, 2017, vetro soffiato di Murano, lastre di vetro specchiate e telai lignei, VeniceArtFactory project room – Venezia

Giada Fiorindi e Federico Floriani - Lemon In My Eyes (particolare), 2017, vetro soffiato di Murano, lastre di vetro specchiate e telai lignei, VeniceArtFactory project room – Venezia

Giada Fiorindi e Federico Floriani – Lemon In My Eyes (particolare), 2017, vetro soffiato di Murano, lastre di vetro specchiate e telai lignei, VeniceArtFactory project room – Venezia

Giada Fiorindi e Federico Floriani - Lemon In My Eyes, 2017, vetro soffiato di Murano, lastre di vetro specchiate e telai lignei, VeniceArtFactory project room – Venezia

Giada Fiorindi e Federico Floriani – Lemon In My Eyes, 2017, vetro soffiato di Murano, lastre di vetro specchiate e telai lignei, VeniceArtFactory project room – Venezia