• A second ago I said, Ramon Feller, sensors, Arduino, speaker, 2016
  • Rüthi, Simon Fahrni, oil and acrylic on canvas, 2017
  • She’ll carry on through it all, Gianmaria Zanda, foil fringes, wood, 2017
  • TauCeti — Massimo Carozzi
  • TauCeti — Petit Singe

Testo di Costanza Sartoris

Tau Ceti è una stella della costellazione della Balena molto simile al Sole che dista da noi circa dodici anni luce ed è la stella più vicina che potrebbe ospitare nel suo sistema pianeti simili alla Terra. Con un fascino fantascientifico ma anche scientifico, così come dimostra l’interesse del SETI (Search for Extra-Terrestrial Intelligence) nei suoi confronti, Tau Ceti è stata scelta come simbolo dell’evento performativo sonoro che si è svolto il 27 gennaio negli spazi di Gelateria Sogni di Ghiaccio. Nell’arco di dodici ore, quattordici tra artisti, musicisti e performers di diversi background, si sono impegnati alla costruzione di un flusso sonoro continuo per creare un universo altro rispetto a quello cui siamo solitamente abituati nel mondo dell’arte visiva: l’ascolto. L’idea era infatti quella di creare una dimensione aliena che avvicinasse mondi e modi di fare e vivere la musica diversi gli uni dagli altri: dal jazz all’indie rock, dall’ambient alla techno, dal drone al break beat, dall’electro hip hop alla gabber e alla cumbia. Ospiti della serata sono stati Massimo Carozzi, Federico De Felice, Dj Balli, Sasha Shinezz, Petit Singe, Kenzo, Lightparade, Riccardo Lisi, Forse, Paolo Davide, Davide Bartolomei e Los Pibes Lasagna. Con il taglio sperimentale caratteristico di Gelateria Sogni di Ghiaccio, tutti sono stati chiamati a interagire con il pubblico per creare un ambiente sonoro sperimentale capace di riflettere sulla fruizione e l’ascolto di contenuti audio. Il programma della serata si è incentrato infatti su una successione non ragionata a livello musicale, con un approccio eterogeneo e quasi caotico: l’accostamento di differenti stili artistici e musicali è stato scelto al fine di creare quello spaesamento necessario e fondamentale per un ascolto attento e cosciente, che ha visto la partecipazione attiva di molte persone appassionate via via dei vari generi. I performer avevano a disposizione circa una mezz’ora di tempo a testa: i numerosi cambi palco e le repentine alternanze di genere musicale hanno prodotto un flusso sonoro eterogeneo e difficile, che ha saputo però trascinare il pubblico nei mondi lontani di Tau Ceti.

Rhein am Reno, Gelateria Sogni di Ghiaccio, Bologna, 2017

Rhein am Reno, Gelateria Sogni di Ghiaccio, Bologna, 2017

Il giorno successivo Gelateria Sogni di Ghiaccio ha presentato Rhein am Reno, una mostra di cinque artisti svizzeri a cura di Riccardo Lisi.
Lisi, curatore dello spazio La Rada di Locarno, ha deciso di mostrare come la realtà svizzera di Basilea e non solo, e quella italiana della città di Bologna, siano strettamente interconnesse sia in termini geografici, sia in termini espositivi. Il nome dell’esposizione gioca sui due omonimi fiumi Reno che attraversano rispettivamente Basilea e Bologna. Infatti, la città emiliana era un tempo percorsa da numerosi canali, ora quasi tutti interamente coperti per lasciare spazio alle strade, tra cui il Reno, che continua a scorrere sotterraneo vicino alla Gelateria Sogni di Ghiaccio. Questa casuale e curiosa vicinanza geografica si aggiunge alla scelta di Lisi nell’invitare a esporre opere di artisti che gestiscono spazi indipendenti, come Gelateria Sogni di Ghiaccio. Difatti, Matthias Liechti, Simon Fahrni e Ramon Feller dirigono lo spazio no profit Milieu a Berna, mentre Gabriel Stoeckli e Gianmaria Zanda gestiscono Sonnenstube a Lugano.

È così che Rhein am Reno indaga il percorso lavorativo di due realtà speculari e dislocate, ma allo stesso tempo legate dalla necessità contemporanea degli artisti di farsi da portavoce di nuove forme di ricerca sperimentale. Il corpus dei lavori esposti è eterogeneo, così come le ricerche condotte dagli artisti in mostra.
Matthias Liechti presenta un disegno a matita che riflette sullo scorrere del tempo: il disegno mostra uno schematico orologio che segna, come suggerisce lo stesso titolo, le 11:45. La sua intenzione era di produrne una serie, solo che la minuzia nella preparazione e le dodici ore di tempo impiegate per realizzarlo gli hanno permesso di completarne solo uno.
Simon Fahrni mostra una serie eterogenea di pitture astratte dai tratti onirici e materici che esplorano le diverse sfaccettature del paesaggio. Nello specifico, è interessante la rappresentazione proposta in Rüthi, un paesaggio probabilmente legato all’omonimo paese svizzero, che emerge dalla tela con una pittura quasi scultorea poiché stesa con le punta delle dita, utilizzando il solo colore verde.
Ramon Feller invade invece lo spazio con due sculture automatizzate e programmate con Arduino. In Homunculus due ancore sorreggono un gioco tipicamente svizzero in acciaio che gira su se stesso. A second ago I said è invece un sensore connesso a degli speakers che indaga il principio della ripetizione e della reiterazione: ogni qualvolta la si attivi, l’opera apostrofa lo spettatore contando le volte in cui è stata innescata, ripetendo “A second ago I said, I said, I said…”.
Gabriel Stoeckli lavora invece con un’estetica legata al mondo delle sottoculture adolescenziali: nella scultura Summer on a solitary beach due scarpe da skate sono state prelevate dalla strada come degli objet trouvé per poi essere elevate ed esposte su un basamento di polistirolo.
Infine Gianmaria Zanda presenta un’opera che ragiona e interviene in una zona ambigua dello spazio: sulla piccola discesa che divide gli spazi della Gelateria Sogni di Ghiaccio egli installa She’ll carry on through it all, una cascata di filamenti fucsia e argentati che ricordano lo scorrere di un fiume. Fissati da un pezzo di legno, questi glitter sembrano scorrere per lo spazio, ricordando metaforicamente le cascate del Reno la cui immagine è nota al mondo germanofono tramite le opere pittoriche del Romanticismo.

The title Rhein am Reno  derives from the homonymy between the rivers of Bologna and Basel – the city where were operating the three German Swiss participants (Fahrni, Feller and Liechti) – and the river of Bologna, which flows in the bowels of the earth a few meters from Gelateria Sogni di Ghiaccio. The other two included artists come from Ticino and are Stöckli and Zanda, who shared in Ticino with the three above-named a striking show in June 2016.
Even the involved artists are running independent spaces (in Lugano and Bern) and many are the points of contact with Marzocchi and Pajè, starting from the attention given to performance art and experimental independent music.
The exhibition is developed on site, from concepts such heterodoxy, the interaction with the audience and random factors, the transfiguration of traditional techniques and forms, the object fetish, and the dichotomy between designed object and objet trouvé, the understatement and the reflection on the visual artist’s role, the evocation of mysterious social phenomena, such as collective hypnosis, and finally the metaphorical mapping of places, starting precisely from the two Rhine rivers, rather as different in width and importance.
The project is curated by Riccardo Lisi, director of the independent space la rada, in Locarno, and is possible just thanks the hospitality offered by Gelateria Sogni di Ghiaccio.

Homunculus, Ramon Feller, engine, steel, ropes, tin, 2017

Homunculus, Ramon Feller, engine, steel, ropes, tin, 2017

Summer on a solitary beach, Gabriel Stöckli, shoes, polistyrene, watercolours, coat, 2017

Summer on a solitary beach, Gabriel Stöckli, shoes, polistyrene, watercolours, coat, 2017