A. Bosetti L’Ombra (dettaglio) ph. Fatima Bianchi | ARTE FIERA 2020 | Oplà. Performing Activities, a cura di Silvia Fanti
A. Bosetti, Sense of language | ARTE FIERA 2020 | Oplà. Performing Activities, a cura di Silvia Fanti

Mancano pochi giorni all’apertura di Arte Fiera – 24/26.01.2020 – e già sono stati resi noti i vari progetti  che, con modalità e contenuti diversi, arricchiscono il programma della fiera. Uno in particolare lo ritengo essere tra i più ambiziosi e, a suo modo, coinvolgenti. Mi riferisco a OPLA’ – Performing Activities, il programma di live arts ideato e curato per il secondo anno da Silvia Fanti (anima, con Daniele Gasparinetti, di xing), riconosciuta a livello internazionale per la sua particolare attenzione ai linguaggi di ricerca nelle arti visive, nel teatro e nella performance. Quest’anno la Fanti ha coinvolto Alessandro Bosetti, Luca Vitone, Zapruder filmmakersgroup e Jimmie Durham che propone al pubblico di Arte Fiera un nuovo lavoro ispirato a una delle sue performance iconiche, eseguita solo una volta in precedenza.
Gli interventi degli artisti saranno disseminati all’interno dei padiglioni 15 e 18 della Fiera, coinvolgendo anche l’area Talk.

Abbiamo invitato Silvia Fanti a rispondere ad una domande relativa al programma di live arts

Curi per il secondo anno Oplà. Performing Activities. Hai invitato Alessandro Bosetti, Luca Vitone, ZAPRUDER filmmakersgroup e Jimmie Durham. Per presentare il progetto hai dichiarato: “Lavorare nel contemporaneo significa oggi creare occasioni, contesti e tempi che mostrino non più ‘che cosa è’ l’arte, ma ‘che cosa fa’ l’arte.” Nello specifico, come hanno risposto gli artisti a questa importante sfida? “Cosa fanno” questi artisti per attivare consapevolezza, partecipazione e relazioni attive con il pubblico (spesso generico)?

Oplà è un formato in crescita che si incrementa annualmente. Le esperienze di Arte Fiera 2019, con le azioni performative di Alex Cecchetti, Cesare Pietroiusti & invited artists, Nico Vascellari e Cristian Chironi, vanno a sommarsi ai progetti di questa edizione, fornendo una casistica, uno strumentario. La sfida è quella di insinuare la performance in un contesto funzionale (mercantile), senza fare della decorazione o semplicemente sentirsi fuori luogo. La premessa per un’operazione del genere – fortemente voluta dalla fiera di Bologna sotto la direzione di Simone Menegoi – è che ormai è assodato che un artista contemporaneo si esprima attraverso più linguaggi in un percorso organico: non soltanto produzione oggettuale, ma anche postura, relazione, processo, situazione. Spesso si tratta di sistemi veri e priori.

Le azioni di Oplà si basano sulla durata, sull’estensione temporale (l’arco di tre giornate): non sono azioni puntiformi. In quest’ottica il performativo è inteso come attività, come costruzione di momenti di creazione, relazione, o servizio. Gli artisti, i performer, i tecnici sono al lavoro, fanno il loro lavoro. È un making, un processo realizzativo esposto agli occhi di tutti nel suo sviluppo, in cui ci sono momenti di maggiore o minore intensità. Con questo approccio si intende non mistificare l’atto creativo, rendendolo visibile e ‘frequentabile’. Infatti si tratta di scegliere se avvicinarsi o meno a queste opere dal vivo. Il rapporto con il pubblico (più o meno addetto, non cambia) non si basa sull’appuntamento ma sulla frequentazione. Io suggerirei infatti di seguire le azioni, di ritornare per capire le evoluzioni e le differenze. La fiera ha un regime temporale compresso, che determina un sovraccarico di attenzione, per cui concedersi un incontro, è una scelta personale. Già questa è un’attivazione, e mi sembra abbastanza. La partecipazione del pubblico è libera e soggettiva, non è richiesta una reazione. L’arte in questo caso fa cadere la dimensione contemplativa, consentendo di entrare in una quotidianità circostanziata.

Jimmie Durham, Still Life with Stone and Car, 2004, car, rock, paint. Installation view, Sydney Opera House, from the 2004 Biennale of Sydney. photo © Jenni Carter | ARTE FIERA 2020 | Oplà. Performing Activities, a cura di Silvia Fanti
Jimmie Durham, Smashing, 2004, frame video, colour and sound, 92 min. | ARTE FIERA 2020 | Oplà. Performing Activities, a cura di Silvia Fanti

Con l’invito di Jimmie Durham, Luca Vitone, ZAPRUDER filmmakersgroup e Alessandro Bosetti continua il coinvolgimento ideativo di artisti per progetti prodotti per l’occasione. Si tratta di figure del panorama artistico italiano proiettate internazionalmente, o viceversa di figure ampiamente riconosciute che hanno legami con l’Italia (è il caso di Jimmie Durham, Leone d’Oro alla Carriera della scorsa Biennale Arte di Venezia). Sul versante della realizzazione, in questa seconda edizione è stato rafforzato il rapporto con Xing, con cui opero abitualmente, con un riconoscimento dell’esperienza nelle live arts.

THE BUREAU è il re-enactment di Smashing, una performance iconica di Jimmie Durham fatta nel 2004 a Como. Durham è un artista trasversale con alle spalle un lungo percorso di critica delle logiche del pensiero occidentale. Si interessa di ciò che accade ‘lontano dal linguaggio’, e la dimensione performativa è una delle modalità che ha adottato per questo divertissement ironico e furioso. “Se mettiamo insieme il nostro cervello e le nostre mani, non è così semplice mentire”. Seduto a una scrivania, con una pietra in mano, per diverse ore distruggerà ‘ufficialmente’ gli oggetti che gli verranno presentati dal pubblico in fila. Al completamento di ogni operazione andata a buon fine verranno emessi i certificati di eliminazione. Un’affermazione critica sugli oggetti, il valore monetario e l’idea di autenticità. Rispetto alla versione spiazzante di 16 anni fa, dal Durham che quest’anno compirà 80 anni emerge una nuova sfumatura legata all’identità e al controllo.Nei giorni successivi alla performance, il set e i resti dell’azione resteranno installati come un’opera di scultura espansa.

Devla, devla… è l’azione pensata da Luca Vitone, il cui lavoro esplora l’idea di luogo attraverso la produzione culturale. Per accogliere la performance ha realizzato delle opere scultoree con un’immagine elaborata più volte, un simbolo che fonde la ruota della bandiera rom e la bandiera anarchica. Donne e uomini rom, nascosti dietro separé disseminati tra i padiglioni, leggeranno il futuro a chi vorrà confrontarsi con la chiaroveggenza, un’usanza della tradizione rom. All’interno del contesto fieristico le previsioni dei veggenti indirizzeranno i collezionisti nelle loro ricerche. Devla, devla… nasce dalle suggestioni che hanno dato vita al progetto Romanistan: per Vitone il popolo romanì rappresenta un ideale moderno e transnazionale.

Luca Vitone, Eppur si muove, 2002. Logo digitale © dell’artista / of the artist, Galerie Nagel Draxler, Berlin-Köln-München, Galleria Pinksummer, Genova, Galerie Michel Rein, Paris-Bruxelles | ARTE FIERA 2020 | Oplà. Performing Activities, a cura di Silvia Fanti
Luca Vitone, Der unbestimmte Ort. Fahne / The Indefinite Place. Fahne, 1994 particolare dell’opera presso / detail of the work at GaMec, Bergamo © dell’artista / of the artist, Galerie Nagel Draxler, Berlin-Köln- München | ARTE FIERA 2020 | Oplà. Performing Activities, a cura di Silvia Fanti

ANUBI IS NOT A DOG è un set-performance dove sarà possibile seguire il lavoro di making di ZAPRUDER filmmakersgroup, gruppo che sperimenta in campo filmico lavorando sul confine fra arti figurative, performative e cinematografiche, nella direzione di un’esperienza visiva totale. Questo nuovo progetto inaugura a Bologna ad Arte Fiera per svilupparsi in molteplici diramazioni e formati nel corso del 2020-21. Tutto il girato confluirà per accumulo in un’opera complessa, un film. ZAPRUDER avranno uno spazio dedicato in cui installare il set. Il pubblico potrà osservare la preparazione della scena, il free style dei performer, il ciak, etc.. in un dispositivo di visione/ascolto che gioca sulla separazione dei sensi: udito e vista restituiranno paesaggi diversi. L’immagine guida del progetto è una quadreria di soli cani. Soggetto di questo film in fieri è il rapporto di affinità simbiotica tra cane e proprietario, nel rimando continuo di immagini riflesse. Anche in questa occasione ZAPRUDER aprono le porte su una realtà poco conosciuta ma salda nelle sue routine e mitologie, la Dogdance, con l’intento di dirottarla.

L’Ombra è una sound performance di Alessandro Bosetti, compositore e artista che lavora sulle sonorità del linguaggio parlato, sulla voce come oggetto autonomo e strumento espressivo, e sui dispostivi di ascolto. E’ un reportage poetico che attinge da un archivio sonoro in crescita. Microfono alla mano, Bosetti raccoglie e restituisce un corpus di frammenti vocali, registrati muovendosi tra la comunità effimera di voci che per tre giorni abita la ‘situazione’ fiera: visitatori, espositori, tecnici, artisti.. Per ogni frammento raccolto Bosetti crea un suono ombra, per poi intrufolarsi nel palinsesto temporale con delle brevi restituzioni vocali e performative, in cui domande e risposte si fanno ombra reciproca, negli interstizi del programma dei Talks curati da Flash Art. Le restituzioni dal vivo saranno anche ascoltabili a fine giornata sul sito di Arte Fiera, e l’intero archivio verrà rielaborato successivamente per dar vita a un’opera radiofonica.

ZAPRUDER filmmakersgroup (ritratto) Foto Zapruder © the artist | ARTE FIERA 2020 | Oplà. Performing Activities, a cura di Silvia Fanti
ZAPRUDER, ANUBI IS NOT A DOG, 2020 © the artist, Arte Fiera/Xing | ARTE FIERA 2020 | Oplà. Performing Activities, a cura di Silvia Fanti