Ardere, Ardere, Ardere – Valentina Parati, Nicola Ghirardelli, Matteo Messina, Cecilia Di Bonaventura, Giordano Cruciani e Ludovico Orombelli. Foto Karina Castro. Photo Karina Castro
Valentina Parati, Monday Polygon, 2019. Video, 3’10’’; Senza titolo, 2021. 50×70. Stampa in PVC. Photo Karina Castro

Testo di Eleonora De Beni —

“Ardere ardere ardere ardere”, a cura di Arnold Braho e Maddalena Pippa, è la mostra collettiva proposta dalla piattaforma di ricerca curatoriale Sa.turn visitabile fino al 10 settembre su prenotazione. All’interno del nuovo spazio in via XX Settembre 91, a Verona, convivono le opere di sei artisti italiani: Valentina Parati (1996), Nicola Ghirardelli (1994), Matteo Messina (1994), Cecilia Di Bonaventura (1996), Giordano Cruciani (1995) e Ludovico Orombelli (1996).

La mostra indaga il significato delle rovine a partire dalla loro fragilità, definendole “serbatoi d’immaginazione in possibile decadimento, archivi di temporalità sociali accumunate, atti spogliati dal peso di un’aspettativa del ricordo e della monumentalizzazione”. Le rovine hanno a che fare con i segni, i frammenti, le testimonianze, le perdite, i residui che si depositano nella memoria dei corpi, i ricordi, gli scarti, le crepe, il declino, i traumi, le catastrofi, la parzialità, le scissioni, le cose che rimangono, l’accesso al passato, la possibilità di un futuro. Rovine, resti e macerie sono spazi aperti di rigenerazione in cui quello che rimane della storia e il presente condividono una forza creativa. Si perde, così, il senso della manifestazione attuale di una vita estinta e sorge il tentativo, talvolta involontario, di indagare le possibilità in divenire. Nuovi linguaggi, nuove creazioni, nuove estetiche attuali. Questa concezione consente al passato, modellato sull’immagine del futuro, di diventare anche qualcosa di cui si può liberamente disporre, qualcosa di cui si può avere un’esperienza diretta. Suoni, materie, gesti, immagini che si trasmettono come contagio per ricomparire altrove, in altra forma. La mostra analizza un processo attivo di soggettivazione della “pietra”, presenta materia umanizzata, esposta al contingente e ne fa emergere la visione di uomini e donne contemporanei inclini a uno stile di vita frenetico, senza soste, affollato da immagini e contro-immagini, da impulsi e sollecitazioni. È necessario allora rileggere il passato e tutto ciò che scorre davanti ai nostri occhi, ritornarci così da creare ogni volta qualcosa di nuovo. “Tenere alta la fiamma quindi per prendersi cura della fragilità del presente, al reiterare come forma di resistenza, come gesto del tramandare memorie e fenomeni che hanno l’intento di scardinare qualsiasi monolinguismo, sospendendo insieme e consapevolmente la visione dell’abisso”, scrivono i curatori.

Lo spazio è un ex negozio di articoli cinesi. Le pareti sono costellate di fori, il soffitto ospita tubi di lampade fluorescenti appesi senza troppa precisione, il pavimento alla veneziana conferisce carattere, la grande vetrina all’ingresso mostra buona parte di una delle due stanze. L’osservatore, una volta dentro, punta lo sguardo in più direzioni cercando di dare una sequenza a quel che si trova difronte: andare a zigzag si rivela essere la soluzione più naturale. Immaginate di essere la pallina del flipper.

Matteo Messina, Pawns of further east, 2019. Video, HD, suono, 10’30’’. Ambiente – Photo Karina Castro
Matteo Messina, M.O.D., 2020. 21 x 35 x 8 cm. Icona russa, frammento archeologico, sigarette. Photo Karina Castro
Cecilia Di Bonaventura, Estetica della Difesa, 2019. Dimensioni variabili (29,7 x 23,8). Stampe fine art ink-jet, griglia metallica. Photo Karina Castro

Ogni artista fa uso di una tecnica differente con la quale rinnova la memoria. Valentina Parati, artista interessata allo studio e alla manipolazione della materia sonora in rapporto con determinati elementi e determinati luoghi, presenta due video legati alla club culture. Nicola Ghirardelli, dopo una visita al cimitero monumentale di Milano, forgia il marmo sintetico attraverso l’uso di calchi e aggrega frammenti immergendoli in un tessuto di compossibilità. Realizza installazioni supportate da essenziali strutture di acciaio.
Ludovico Orombelli propone quattro opere prodotte con la tecnica settecentesca dello strappo utilizzata dai restauratori per rimuovere superficialmente la pellicola pittorica e posizionarla su tela. In questo modo il prodotto finale si colloca al centro tra scultura e pittura. Cosa perdo? Cosa resta? Cosa aggiungo? Cecilia Di Bonaventura, presenta

Estetica della difesa, una serie di fotografie di bunker, fortificazioni e casematte tratte dall’archivio storico di Carlo Alfredo Clerici con le quali documenta i rifugi costieri durante le due Guerre Mondiali. Giordano Cruciani, oltre ad aver curato l’identità visiva del progetto, interviene installando un tubo di scarico all’interno del quale propaga una sua registrazione incentrata sull’analisi del termine con-spirare (respirare assieme). Infine Matteo Messina che non riempie solo uno spazio (la seconda stanza), ma riempie un tempo.
Riproduce personalmente i mini stanzini degli internet caffè giapponesi, o Manga Kissa, che sempre più frequentemente vengono vissuti come vere e proprie sistemazioni a lungo termine. Il materasso per terra pervaso dalla luce rosso fuoco invita il visitatore ad accomodarsi e godersi il video sulla storia di Mex e Madda. Il tutto si svolge attorno al tema del gaming e del glitch, il comportamento anomalo del software nei videogiochi che permette al giocatore di ottenere dei vantaggi non previsti.
La storia parla appunto di Mex, un ragazzo che passa la vita a servire la sua Amazon Alexa, e Madda, una ragazza che, invece, riuscita a fuggire dalla realtà, ora vive nel Furthest East, e del loro tentato ricongiungimento che sottoporrà il ragazzo a un complesso viaggio attraverso il deserto dei dati.

Il mio consiglio: memento ardere semper.

Nicola Ghirardelli, Senza titolo, 2021. Ca. 80 x 140 x 60 cm. Marmo sintetico, polvere di ferro, ferro, cemento. Photo Karina Castro
Nicola Ghirardelli, Vorrei vedere coi tuoi occhi per vedermi guardarti, 2021. ca. 80 x 30 x 35 cm. Marmo sintetico, ferro. Photo Karina Castro
Ludovico Orombelli, Vasca da bagno, 2020. 112 x 65 x 45 cm. Tempera all’uovo su tela pattina. Photo Karina Castro
Giordano Cruciani, Le Stanze Dei Discorsi Seri (Stanza 1), 2021. Dimensioni variabili. Installazione sonora, 1 canale, 12’36’’, loop. Tubo di scarico, pannello fonoassorbente, speaker.. Photo Karina Castro