Giuseppe Penone, Elevazione  
 Mattew Barney, De Lama Lamina
Miguel Rio Branco, una delle installazioni nel suo padiglione
 Chris Burden, Beam drop
Tutte le foto, Courtesy Inhotim
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Sono stato in Brasile due settimane fa e il viaggio è stato meraviglioso. Ero a Rio de Janeiro per l’inaugurazione di una personale di Gabriele Basilico, curata da Nina Dias e Paola Chieregato e organizzata da OI FUTURO: una compagnia telefonica brasiliana che possiede, fra gli altri, uno spazio  a Rio, dedicato a mostre ed eventi culturali. Hanno invitato Basilico lo scorso mese di luglio, per un soggiorno a Rio de Janeiro, al fine di realizzare ed esporre immagini in loco, insieme a una piccola antologica dello stesso autore. Il tutto organizzato molto bene, con un catalogo di 160 pagine estremamente ricco e accurato. Cominciamo bene !

Sono stato poi a Belo Horizonte per visitare la Fondazione INHOTIM, di cui avevo sentito parlare molto bene, ed è stata una visita eccezionale per me!
Fondato nel 2002, in una  vastissima area collinosa, e a circa un’ora e mezza di automobile dal centro di Belo Horizont ed è aperta tutti i giorni. Si può entrare e visitare sia a piedi che con macchinette elettriche, tanto è grande l’area in cui si estende la fondazione.

Superficie immensa, collinosa, solo la visita del parco varrebbe il viaggio: Inhotim è un centro botanico in continua trasformazione. Il giardino botanico – che conserva, alleva e trapianta in continuazione le 500 specie botaniche presenti nell’area – è ricca di acqua e laghetti.

La visita richiede molto tempo, almeno un’intera giornata (meglio due). Bisogna andare lì per vedere l’arte brasiliana degli ultimi 30 anni: le opere più belle e famose di Oiticica sono ospitate in un padiglione: 5 stanze dedicate ciascuna ad un’installazione. La più grande collezione di fotografie, filmati e installazioni di Miguel Rio Branco è all’interno di un grande “palazzo” costruito apposta. E ancora Cildo Meireles, Marepe, Adriana Varejao,   hanno ciascuno un proprio padiglione. Uno nuovo, immenso, della dimensione di un medio museo, è in costruzione per ospitare in permanenza opere di Tunga. Opere di Jarbas Lopes, Ernesto Neto, José Damasceno, Laura Lima, Marila Dardot, sono sempre visibili nel parco.
Ma ci sono un centinaio di altre opere, in prevalenza realizzate per il luogo, da altrettanti artisti di tutto il mondo. Cito solo le ultime acquisizioni: “Elevazione” un bronzo di Giuseppe Penone, straordinario, sul crinale di una collina. Non lontano da lì, due opere del 2008 di Chris Burden, e ancora il famoso “Sonic Pavillion” di Doug Aitken è non lontano, in cima a un’altra collina. Nascosto nella foresta più fitta si arriva al padiglione di vetro di Mattew Barney, “De Lama Lamina” del 2004; il padiglione per l’installazione sonora di Janet Cardiff è particolarmente poetico, e potrei continuare a lungo, l’elenco è enorme…

La visita è lunga, a volte faticosa, le camminate sono lunghe: ma il paesaggio, soprattutto per noi europei , è assolutamente fantastico, e le opere di qualità straordinaria. Credo, che insieme a Marfa, Lithing Field, e pochi nel mondo, Inhotim, sia uno dei templi dell’arte contemporanea, di una dimensione inconcepibile per una mente europea, abituata a “dimensioni” ridotte per forza di cose (mancanza di spazi). Vale sicuramente il lungo viaggio. Per informazioni supplementari, visitate il sito www.inhotim.org.br, molto ricco e ben fatto.
Claudio Guenzani