Sorvolo aereo Alpina agosto 2021 – Foto di Giulia Boniforti
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Foto 3 – Campo glaciologico Alpina agosto 2021

Testi raccolti da Alberto Zanchetta —

Il progetto ALPINA nasce dall’incontro delle ricerche di Fabio Marullo e Barbara De Ponti che, parallelamente alle proprie attività artistiche, hanno deciso di intraprendere un cammino comune, un viaggio che sarà costellato da tappe e incontri che porteranno a nuovi approfondimenti e a nuovi punti di osservazione. Di questo progetto, e del suo grado di coesione tra linguaggi visivi e scibili scientifici, ne parlano gli artisti coinvolti.

Barbara De Ponti – Siamo i nostri incontri. Filosofia, sociologia si sono espresse su questo argomento e la mia è una convinzione profonda che applico nel lavoro e nella vita privata, spesso intrecciandone i mondi. Sono nati così i progetti degli ultimi quindici anni. Collaborazioni professionali e relazioni sociali unite a studi storici e scientifici anche presso fondi archivistici. Una pratica artistica che include la collaborazione di professionisti di vari settori creando relazioni germinative. Il progetto ALPINA non ha una genesi diversa. È stato naturale iniziare una ricerca a quattro mani dopo i primi incontri suggeriti, non a caso, da una frequentazione comune, Irene Biolchini. E altrettanto naturale è stata la necessità di aggiungere immediatamente nuovi interlocutori, come Alberto Zanchetta. Non so se hai avuto la stessa percezione per il tuo lavoro. 

Fabio Marullo: Abbiamo a che fare con la genesi di un progetto, ALPINA, che necessita infinita gentilezza: un percorso lento con molti punti di osservazione, in cui cercare equilibrio per generare equità, tra il coinvolgimento e il distacco, per cogliere l’Alleanza, tra il visibile e l’invisibile. – Il dialogo e la collaborazione di cui parli chiedono coscienza! Una coscienza terrestre, in cui tutto potrebbe sembrare frammentato, eppure: a uno sguardo d’insieme risulta tutto connesso, in totale interdipendenza, come catene di associazioni svelate un pezzo alla volta. Vivere e con-dividere vuol dire avere indulgenza con gli altri, e in questi altri comprendo anche la Natura tormentata e offesa, la Terra stessa. Abbiamo a che fare con la genesi di un progetto, ALPINA, che necessita infinita gentilezza: un percorso lento con molti punti di osservazione, in cui cercare equilibrio per generare equità, tra il coinvolgimento e il distacco, per cogliere l’Alleanza, tra il visibile e l’invisibile. Per dirla con le parole di Jean Luc Nancy, «la presenza di un’assenza». L’alleanza che imparo dalla realtà di un organismo partecipe della catena trofica e che si dispiega nel silenzio e nell’immobilità per generare il cambiamento; in questo paradigma mi piace vedere l’inizio di una riflessione collettiva, politica e sociale. Ne hai anche tu necessità?

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BDP – Per me è stata sollecitata dai molti libri incontrati che come un domino hanno creato le diverse direzioni della nostra indagine. La fisica della vita di Jim Al-Khalili e Johnjoe McFadden, rubato dalla tua scrivania, e Le montagne della patria di Marco Armiero, donatomi da Giancarlo Norese che conosce il mio lavoro, sono l’alchimia che ha affinato le modalità d’approccio di questa ricerca. Volendo evitare l’inevitabile, cioè tutti gli aspetti già ampiamenti trattati sul cambiamento climatico e non volendo sottolineare l’aspetto di lavoro “post pandemia”, come non fosse scontata la forza condizionante di una esperienza del genere, mi è stato necessario leggere ricercatori di tale calibro che considerano il proprio approccio non fatto per il conformismo, così da avere la conferma della bontà della metodologia caleidoscopica scelta per procedere con ALPINA. Immagino sarà capitato anche a te di distillare compagni di viaggio che caratterizzano in modo puntuale l’approccio a questo progetto.

FM – Esistono delle collaborazioni che paiono dire: questa è la meta, la terra, senza limiti e con bagliori stellari.
Mi accompagnano sempre Musica, Pittura e Scrittura, ma in esse vado cercando (e mi fermo solo quando trovo) quelle identità di uomini, come spiriti guida, che parlano la lingua del sogno. Di questi incontri si nutre il mio lavoro, a livello più o meno conscio, e si fa tessuto, spessore, materia come in uno scritto a me molto caro: “…nel suo stare immerso nella terra per lunghi mesi il seme vive la sua notte… il seme non è vita, non ancora, lo è stato prima e lo sarà forse domani. Ora è solo sonno o non-esistenza. Non racconta ma aspetta che l’uomo, l’animale o la terra se ne impossessi per dare inizio alla sua storia. E questa storia comincia con un odore, un odore di muffa e muschio, che stimola i sensi, rimanda alle sostanze sapide che legano i denti e impastano la lingua. Ricorda colori bruni, gli ocra, i rossi, le consistenze carnose o spugnose intrise di liquidi vischiosi.”
Io sono dalla parte di quanti credono a queste storie, oppure dalla parte di chi come me ha immaginato durante il viaggio dell’ascesa al campo glaciologico il libero respiro per una storia in cui sulla terra il temporale aiuterà una stella

Foto 6 – Rapporto epistolare dal Campo Glaciologico a Casa Testori, agosto 2021
Foto 7 Campo glaciologico ALPINA 2021, archivio Ardito Desio – Foto di Francesca Candiani

BDP – ALPINA è un progetto che per la sua natura trans disciplinare si svilupperà a lungo termine. È iniziato con una spedizione al Ghiacciaio dei Forni e il suo sorvolo (foto 1, 2), presso il campo Glaciologico in cui è stata stabilita la collaborazione con il professor Roberto Ambrosini, docente di Ecologia del Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali dell’Università degli studi di Milano. Erano presenti per le proprie ricerche anche il Prof. Andrea Franzetti, Dott.ssa Francesca Pittino e Jakub Buda che hanno contribuito alle risposte di molti quesiti e alla creazione di nuovi (foto 3). Come un libro di storia che, quando aperto, mette a disposizione i documenti pronti per essere interpretati, il ghiaccio preserva inalterata la presenza della vita nel momento della propria formazione e la disvela quando allenta la forza, sciogliendosi e divenendo quella linea d’acqua che collega la montagna alla pianura. I cambi di stato permettono all’energia, e a noi, un percorso con molti punti di osservazione, con più prospettive sulla stessa realtà. Ed è ciò che vuole raccontare la grafica che abbiamo scelto per il logo di ALPINA (foto 4, 5)

Il viaggio è proseguito e continuerà diversificando i linguaggi: con la raccolta di parole e segni nata al Rifugio Branca a 2493 m, si è istaurato un rapporto epistolare ideale con Casa Testori che ospiterà nei propri archivi le ricerche del progetto (foto 6). A seguire, una serie di lavori realizzati con la pratica più antica di tessitura, tipica degli ambienti montani in cui si usa lana e acqua del discioglimento del ghiacciaio, ha stabilito la prima coesione con le origini imprenditoriali legate alla produzione del feltro della famiglia Testori. È partner culturale del progetto anche l’Archivio storico scientifico Ardito Desio, nato e cresciuto tra Milano e Roma e oggi ospitato al Museo Friulano di Storia Naturale (foto 7).
Si tratta di interlocutori colti con cui si darà avvio a un ciclo di incontri di approfondimento, mentre le opere prenderanno forma di volta in volta, in base all’interesse rivolto verso campi espressivi diversi (foto 8, 9).

Foto 8 – Barbara De Ponti, CaCO3, tecnica mista su carta, tecnica mista su carta, cm 30,5 x 45,5, 2021
Foto 9 – Fabio Marullo, sulla terra il temporale aiuterà una stella, tecnica mista su carta, cm 30,5 x 45,5, 2021