Già l’invito sembra introdurci in quello che è l’immaginario di Alfred Boman, artisti svedese alla sua seconda personale alla galleria Fluxia Shadow of the Colossus. Viene subito da chiedersi se non sia l’artista che fugge come un veloce fantino, rincorso da uno spaventoso colosso. Che il colosso sia l’immaginario virtuale, con i suoi mondi bi-tridimensionale, con i colori cangianti, con le pelli tecnologiche, pixellatre, sfumate senza luce ma a suon di codici e stringhe.  Fuor di metafora. In mostra una vasta serie di nuovi dipinti, alcune sculture da terra o da parte e due installazioni in ferro all’aperto. L ’immaginario  di Boman si dipana nelle tele stratificate di colore. L’impressione da subito è stata quella di strani e complessi batik, ma nulla di più lontano alle complesse visioni dell’artista. Una delle due galleriste mi ha raccontato che quello che l’artista ricerca o rappresenta sono le sfuggevoli ‘tinte’ che dominano paesaggi o atmosfere digitali. La freddezza delle cromie sugli schermi, dunque, rimbalzano sulla tela dell’artista stratificandosi in pennellate, spray, gocciolamenti.  Guardando i suoi quadri da molto vicino, infatti, si notato molti livelli sovrapporsi che creano una fitta trama astratta.  Cangianti e magmatici, i pigmenti sembrano essere tenuti stretti da coloratissime cornici –  arancio fluo, rosso, verde acido – che creano un luminoso rifesso sul bianco delle pareti.  Oltre a queste tele stratificate, ci sono anche un paio di quadri in cui la materia colorata si fa densa e grassa, tanto da fare spessore e creare irreali superfici lunari dalle tinte forti. Tra le tele anche una sottile mensola, sempre attaccata da ‘agenti distruttivi’ colorati, che sostiene o incornicia un volta in più due quadri e un piccolo dragone in ferro.  Echi di battaglie cromatiche anche nelle sculture, sia a parete (l’artista osa anche una rete colorata che simula con molta approssimazione, i retini delle immagini virtuali) che a terra.   Tra esplosioni di colori e battaglie tonali, una piccola e silenziosa sculturina adagiata quasi nascosta dietro all’unica colonna dello spazio: un vecchio legno tagliato con forme poligonali che ospita  un buffo eroe in ferro. Che sia il ‘bonus’ di uno strano video games? Colpisce perché sembra non c’entrare nulla o, chissà, può essere la chiave con cui avere accesso al mondo immaginifico di Alfred Boman. Mostra molto interessante.