Veduta dell’instalalzione, Maxxi, Photo: PatriziaTocci
  Senza Titolo, 2010, Installazione, Amsterdam, Photo by Willem Vermaase, Courtesy of G.A.C.
 Senza Titolo, 2009, Intervento proiezione mediante foro stenopeico, Teatro Margherita, Bari Photo by Domingo Milella – Courtesy of G.A.C.
***
ATP: Ciao Giorgio, come va? Immagino un momento veramente sottopressione.  
Giorgio Andreotta Calò: Ora sono appena tornato ad Amsterdam. Ho una relativa distanza da tutto non essendo a Roma. Mi è scesa l’andrenalina. Se me mi chiedevi come stavo 5 minuti dopo l’annuncio della vittoria… non sarei stato molto obiettivo.  
ATP: Penso che uno dei motivi per cui la tua opera ha vinto, sia perché è molto coinvolgente. E’ molto diretta, colpisce il visitatore anche poco avvezzo all’arte contemporanea. E’ comprensibile, non ha bisogno di essere spiegata. Crea un’atmosfera molto eterea, elevata.  
GAC: Al di là del premio, è stata un’esperienza molto positiva. Le persone che mi hanno seguito del museo, sono state molto disponibili. Era molto rischioso il mio progetto. L’aspetto di ricerca e sperimentazione era molto alto e non sapevo se tutto sarebbe andato bene. Non avevo mai fatto un’opera di questo tipo, dunque l’esito non erano molto prevedibile. Il Maxxi  si è preso il rischio di realizzare l’opera senza la certezza che il lavoro fosse stato possibile. Che avrebbe funzionato. Sono molto grato, dunque, che mi abbiano selezionato per questo premio…a prescindere dall’averlo vinto.  
Senza contare che sono molto contento che questo lavoro resti a Roma. E’ stato pensato per quel museo. Se fosse stato smantellato e ridotto in macerie alla fine della mostra, non avrebbe avuto un senso farlo… invece ora cambia tutto visto che entrerà a far parte della collezione. Penso, in ogni caso, che anche le altre opere del premio dovrebbero entrare a far parte della collezioni, il livello è molto alto e sarebbe stata una cosa senz’altro utile.  
 
In questo momento sto pensando alla ‘forma’ finale che l’opera dovrebbe avere. Nel momento in cui smantellano l’installazione, il lavoro non è più fruibile. L’immagine del paesaggio non si vedrà più. Quindi anche capire la modalità di ripensare il lavoro non è facile. Voglio tradurlo in qualcosa che rimanga sempre. Da molto tempo sto cercando di trovare un ‘forma’, una soluzione per far si che l’opera non perda d’intensità.  
ATP: Capisco, non è un’opera che è facilmente spostabile essendo nata per una posizione molto precisa all’interno del Maxxi.  
GAC: Non si può spostare, ma si può adattare in un altro luogo. Non sarà mai la stessa cosa. Questo lavoro ha avuto un lungo e articolato periodo di progettazione, essendo stato pensato in stretta relazione con l’architettura del museo.  
Lo sviluppo dell’opera è avvenuto in stretta connessione con lo spazio del Maxxi, sia interno che esterno. Al di al della bellezza estetica dell’immagine, quello che mi interessa è ragionare sul presente. Quello che mi interessava quando stavo pensando al progetto da proporre, non era quello di sviluppare un discorso revisionista– come sta accadendo spessissimo in alcuni artisti della mia generazione, che riprendono un fatto storico e lo rielaborano e restituirlo in un contesto contemporaneo  – ma bensì di fare un discorso sul presente. Volevo riflettere sul trascorrere del tempo, riflettere su un paesaggio che è contemporaneo al momento in cui lo stai guardando. Un paesaggio anonimo ma che allo stesso tempo viene ribaltato, sconvolto… e riportato ad una nuova visione.  
E’ molto più difficile affrontare il presente, che è sfuggente.. il paesaggio è lì davanti a te, ma sfugge in continuazione.. non riesci a coglierlo nella sua totalità.  
ATP: Certo, perché la realtà è caotica. Siamo troppo immersi nel presente per restituirlo nella sua complessità e densità. E’ probabile che con quest’opera tu hai cercato di rappresentare, in una forma molto poetica e suggeriva, di afferrare il presente,   nella sua mutevolezza. Senza giudizi o interpretazioni, ma semplicemente nel suo farsi, attimo dopo attimo. E’ come se tu avessi voluto mostrare l’insensatezza della realtà che, trova appunto il proprio senso, nel suo succedersi.  
GAC: Certo, questa è una delle considerazioni su cui ho riflettuto molto.  
ATP: A proposito dei tuoi progetti futuri, a cosa stai lavorando.  
GAC: Prima del premio Maxxi, sono stato a Zagabria per una mostra collettiva (Silences where things abandon themselves / Silenzi in cui le cose s’abbandonano, MSU, Zagabria). Ho realizzato un lavoro che mi ha aperto ad altri possibili sviluppi, dunque ora sto elaborando quell’esperienza. Poi… a settembre, andrò in una residenza che ho vinto due anni fa, in Francia  a Villa Arson (Nizza). 
 ***

Fondazione Maxxi
Premio Italia Arte Contemporanea
Fino al 20 Maggio