• Armando Lulaj, Albanian Pavilion, Venice 2015
  • Armando Lulaj, Recapitulation, 2015, Video, RED transfered to full HD, duration 13min, b/w, color, sound. Courtesy of DebatikCenter Film.
  • Armando Lulaj, It Wears as it Grows, 2011, Film, RED transfered to full HD, duration 18min, b/w, color, sound 5.1. Courtesy of DebatikCenter Film, Artra Gallery, cinqueesei.
  • Armando Lulaj, Recapitulation, 2015, Video, RED transfered to full HD, duration 13min, b/w, color, sound. Courtesy of DebatikCenter Film.
  • Armando Lulaj, NEVER, 2012, Film, Full HD video, duration 22min, b/w, color, sound. Courtesy of DebatikCenter Film, Paolo Maria Deanesi Gallery.
  • Armando Lulaj, NEVER, 2012, Film, Full HD video, duration 22min, b/w, color, sound. Courtesy of DebatikCenter Film, Paolo Maria Deanesi Gallery.
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  • Armando Lulaj, It Wears as it Grows, 2011, Film, RED transfered to full HD, duration 18min, b/w, color, sound 5.1. Courtesy of DebatikCenter Film, Artra Gallery, cinqueesei.
  • Armando Lulaj, It Wears as it Grows, 2011, Film, RED transfered to full HD, duration 18min, b/w, color, sound 5.1. Courtesy of DebatikCenter Film, Artra Gallery, cinqueesei.

Il Padiglione della Repubblica di Albania, alla 56° Biennale di Venezia si apre con un paio di domande:  Cosa ci fa lo scheletro originale di una balena del Mediterraneo lungo undici metri in uno spazio dedicato alla storia politica? Perché è esposto lì e non altrove? Per questa edizione, a rappresentare l’Albania è stato scelto “Albanian Trilogy: A Series of Devious Stratagems” (Una serie di equivoci stratagemmi), un progetto di Armando Lulaj, a cura di Marco Scotini e ospitato negli spazi dell’Arsenale.

Il progetto è stato selezionato attraverso una open call con una giuria internazionale presieduta da Boris Groys e composta da Kathrin Rhomberg, Adrian Paci, Alberto Heta e un rappresentante del Ministero della Cultura. La giuria, il cui giudizio è stato unanime, ha così motivato la propria scelta: “Con Albanian Trilogy, Armando Lulaj segue l’indagine delle interpretazioni disponibili della storia albanese dalla Guerra Fredda a oggi, reintroducendo immagini una volta altamente rappresentative, politicamente intense e narrazioni ancora radicate nella memoria visiva del popolo, in un modo che va ben oltre la soggettiva discussione di una storia nazionale per spingere a un’analisi generale delle rovine e dei fallimenti della modernità”.

ATPdiary ha posto alcune domande al curatore Marco Scotini.

ATP: Partiamo dal titolo del progetto presentato da Armando Lulaj per il Padiglione della Repubblica dell’Albania, “Albanian Trilogy: A Series of Devious Stratagems”. A quali ‘equivoci stratagemmi’ si riferisce la trilogia?

Marco Scotini: “Gli stratagemmi equivoci” a cui allude il sottotitolo sono i trucchi con cui si costruisce la storia. Se guardiamo i cosiddetti “grandi eventi” (o la Storia con la S maiuscola), questi non emergono, ma appena cominciamo a guardare i fatti con il microscopio, ecco allora che i meccanismi del potere si rivelano nel loro carattere di trovate astute, di bassi artifici che producono effetti illusori. C’è una sorta di grande banalità (per dirlo con Hannah Arendt) che sta al cuore del potere: se questo era vero sotto il socialismo in Albania al tempo della Guerra Fredda, non è meno vero oggi nel tempo della vittoria delle democrazie occidentali. I tre video di Armando Lulaj si focalizzano su un contesto locale, che è quello dei quaranta anni del governo del leader carismatico Enver Hoxha ma è interessante vedere come un caso così limitato possa dirci molto su quanto accade oggi. Ma è altrettanto vero che gli “stratagemmi equivoci” possono essere anche le astuzie messe in atto da Lulaj per far saltare questi frammenti dimenticati di storia dal loro oblio. Come dire: basta poco per accorgersi degli inganni della Storia.

ATP: Accanto ai tre video, è presentato anche lo scheletro di una balena del Mediterraneo. Ha senza dubbio un valore metaforico. Mi spieghi come mai la scelta di esporlo?

MS: La balena, presente nel primo video di Lulaj, è anche una grande presenza nel padiglione albanese. Per la prima volta si trova in un contesto (se non in un luogo) appropriato. L’abbiamo fatta trasportare dal Museo di Storia Naturale di Tirana dove si trova dal 1963 ma questo mammifero non è proprio un esemplare naturalistico. E’ entrato all’interno di quel museo solo per errore. Nella paranoia dei militari della marina militare avrebbe dovuto essere un sottomarino americano, comparso al largo di Valona, ma in realtà troppo tardi si accorsero che la preda colpita non era un trofeo militare ma questo raro animale. Ma se è vero che il padiglione accoglie l’enorme carcassa come se fosse un mausoleo, questo è perché c’è un motivo in più. Infatti la balena (“il mostro marino”) è il simbolo del Leviatano di Hobbes, dunque qualcosa che sta all’origine del moderno stato, è l’incarnazione stessa (per dirlo con Schmitt) del potere sovrano. In mostra ci sono anche i 71 libri della autobiografia di Hoxha in cui Lulaj ha sostituito il ritratto del leader in ogni frontespizio con una vertebra del cetaceo…

ATP: Il lavoro di Lulaj gioca soprattutto sulle ‘zone in ombra’ della storia, in particolare a quali momenti si riferisce nella sua Trilogia?

MS: Nella Trilogia ci sono tre episodi: la cosiddetta cattura di un aereo spia americano, nel 1957, il ritrovamento di un geoglifo gigantesco con il nome “Enver” fatto costruire sulle pendici del monte Shpirag nel 1968 e poi distrutto l’indomani della caduta della Cortina di Ferro. Infine l’incidente della balena del Mediterraneo nel 1963. Ecco che tra la fine degli anni Cinquanta e i Settanta si svolge la storia della Trilogia: una storia minore, marginale in apparenza, ma che ha un grande effetto artistico e culturale.

ATP: In occasione della mostra di Lulaj, è stato pensato anche una sorta di estensione del suo progetto mediante una “pubblicazione sotto forma di atlante storico”. In cosa consiste?

MS: La pubblicazione, edita da Sternberg Press, non si può dire che accompagna l’esposizione. Sarebbe più giusto vederla come qualcosa che fa parte dell’esposizione. Oltre ai testi di Hou Hanru e Boris Groys (tra gli altri) c’è anche un archivio fotografico importante che rende pubbliche molte immagini che finora non hanno circolato: quando Krusciov o Chou En Lai arrivano a Tirana, le mostre d’arte ufficiale, i gabinetti di scienze naturali, le esercitazioni militari. Per trovare tutto questo Lulaj si è servito dell’Archivio di Stato Centrale ma anche dell’Archivio del Ministero della Difesa, di quello degli Interni e del Ministero degli Esteri. Il layout è una sorta di montaggio alla Hans Peter Feldmann che crea una narrativa parallela, emozionante.

Armando Lulaj, It Wears as it Grows, 2011, Film, RED transfered to full HD, duration 18min, b/w, color, sound 5.1. Courtesy of DebatikCenter Film, Artra Gallery, cinqueesei.

Armando Lulaj, It Wears as it Grows, 2011, Film, RED transfered to full HD, duration 18min, b/w, color, sound 5.1. Courtesy of DebatikCenter Film, Artra Gallery, cinqueesei.

Armando Lulaj, NEVER, 2012, Film, Full HD video, duration 22min, b/w, color, sound. Courtesy of DebatikCenter Film, Paolo Maria Deanesi Gallery.

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Armando Lulaj, Recapitulation, 2015, Video, RED transfered to full HD, duration 13min, b/w, color, sound. Courtesy of DebatikCenter Film.

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