• Nan Goldin, The Ballad of Sexual Dependency
  • Keren Cytter, Metamorphosis, 2015 Digital HD video Courtesy the artist and Galleria Raffaella Cortese, Milano
  • Giovanni Kronenberg, Escoriazione antropologica n. 3, 2012, spugna grezza di mare, profumo a fragranza marina
  • Alis/Filliol Ultraterra, 2016 Materiali vari / dimensioni variabili - fotografie di Alice Moschin
  • Jonathan Lux - Ribot, Milano
  • Stefano Cagol - The Consequences of Vacua

La stagione artistica milanese inizia con una mostra che conta trent’anni di fortunato e al tempo stesso toccante successo. La Triennale di Milano ospita The ballad of sexual dependency (dal 19 settembre al 26 novembre 2017 – A cura di François Hébel), uno dei più celebri lavori dell’artista statunitense Nan Goldin (Washington, 1953): un work in progress avviato agli inizi degli anni Ottanta e poi continuamente ampliato e aggiornato, che viene oggi ampiamente riconosciuto tra i capolavori della storia della fotografia. È un’opera immersiva, costituita da circa 700 immagini a colori montate in sequenza filmica, per una durata di 45 minuti, e accompagnate da una colonna sonora che spazia dal punk all’opera. Un diario visivo autobiografico e universale, intimo e corale sulla fragilità degli esseri umani, sulla tensione continua tra l’individualità e il bisogno di relazione. Un susseguirsi di immagini che raccontano di vita, sesso, trasgressione, droga, amicizia, solitudine.

Un’altra grande mostra imperdibile è quella che omaggia Lucio Fontana, nella mostra Ambienti/Environments curata da Marina Pugliese, Barbara Ferriani e Vicente Todolí (Hangar Bicocca dal 21 settembre 2017 – 25 febbraio 2018) ospita nove Ambienti spaziali e due interventi ambientali, creati da Fontana (1899, Rosario, Argentina – 1968, Varese, Italia) tra il 1949 e il 1968 per istituzioni e musei italiani e internazionali, alcuni dei quali ricostruiti per la prima volta dalla scomparsa dell’artista. Spiega Todolì: “La ragione storica della mostra risiede nell’importanza degli Ambienti, un gruppo di lavori consistente e poco conosciuto, che, tuttavia, insieme ai Concetti spaziali, i cosiddetti “Buchi” e “Tagli”, rappresenta una rottura con le forme tradizionali della scultura e della pittura da parte di Fontana, anticipando le ricerche di artisti e movimenti della generazione successiva, dal Gruppo T a Yves Klein al Gruppo Zero. Esiste, inoltre, una ragione contemporanea: la ricerca sugli Ambienti entra in dialogo con l’opera di molti artisti che hanno esposto in Pirelli HangarBicocca.”

Lucio Fontana Struttura al neon per la IX Triennale di Milano, 1951 Tubo di cristallo con neon bianco © Fondazione Lucio Fontana, Milano

Lucio Fontana Struttura al neon per la IX Triennale di Milano, 1951 Tubo di cristallo con neon bianco © Fondazione Lucio Fontana, Milano

Esordisce al Museo del Novecento il progetto Simone Forti – To Play the Flute (21, 22 e 23 settembre 2017). Bruna Roccasalva e Vincenzo De Bellis curano il nuovo programma di Furla Series, un programma che intende promuovere eventi ed esposizioni d’arte contemporanea in collaborazione con alcune delle istituzioni d’arte italiane. La prima serie del progetto inizia con una performance di Simone Forti visibile per tre gironi consecutivi. Inaugura così un programma che coinvolgerà anche Alexandra Bachzetsis, Simone Forti, Adelita Husni-Bey, Christian Marclay e Paulina Olowska.
Simone Forti è da oltre cinquant’anni una delle figure di riferimento della danza postmoderna. Dai movimenti minimali e prosaici dei suoi primi lavori, alle improvvisazioni che coniugano parola e movimento, la sua ricerca ha profondamente influenzato la danza e le pratiche performative contemporanee.  To Play the Flute consiste nel reenactment di quattro performance storiche che rappresentano tappe fondamentali nel percorso artistico di Simone Forti: da Huddle e Censor (entrambe del 1961) fino aCloths (1967) e Sleepwalkers (1968), la selezione restituisce alcuni degli elementi chiave che contraddistinguono il suo approccio alla performance, come la combinazione di azioni e oggetti e il ruolo fondamentale del suono.

Per la terza edizione di La Statale Arte, l’Università degli Studi di Milano, ospita Un prato in quattro tempi (a cura di Donatella Volontè), un work in progress lungo due stagioni che Paolo Icaro ha progettato per il campo del Cortile della Ca’ Granda (Università degli Studi di Milano, via Festa del Perdono 7) e che prevede il coinvolgimento attivo degli studenti dell’Ateneo. Il titolo pone l’accento sull’unità della materia che l’artista modifica, facendole acquisire nuovi valori semantici – un prato – e sui quattro tempi dell’intervento trasformativo, quattro fasi in cui la natura compie un ciclo autonomo di crescita: il dissodamento, la rastrellatura, la semina e i tagli. Il progetto inizia il 19 Settembre 2017 e prosegue fino al 14 Marzo 2018.

Simone Forti Huddle, 1961:2011 Performance

Simone Forti Huddle, 1961:2011 Performance

Nel composito programma di Futurdome – “il museo che si abita” – a settembre, dal 26/09 al 25/11, si inaugura NUCLEO, The law of past experience, a cura di Atto Belloli Ardessi e Ginevra Bria. La mostra ospita materiali di Nucleo, un collettivo di artisti e designer diretto da Piergiorgio Robino e situato a Torino. “Distintivo, curioso, tattile, tridimensionale il lavoro di Nucleo può essere descritto come un’investigazione dello spazio-tempo e delle sue matrici attraverso continue riconnessioni tra il passato e il futuro. Presuppone intrecci e corrispondenze tra istantanee temporali e lo spazio esplorativo creato, influenzando sia la percezione del sé che del contesto estetico, narrativo e culturale dal quale il collettivo attinge. Trattando il futuro come memoria di un passato per creare l’attesa di una storia che non è ancora accaduta.” (da CS)

Per gli amanti della fotografia, segnaliamo la mostra SHE della bravissima fotografa olandese Viviane Sassen ospitata alla Galleria Carla Sozzani dal 20 settembre al 12 novembre 2017. Nota per i suoi ritratti alle popolazioni africane, i suoi scatti rivelano uno sguardo intimo per raccontare il continente lontano dagli stereotipi occidentali. Da più di vent’anni produce fotografie in cui esplora ambiti che vanno dalla moda, al ritratto, alle arti visive. Le immagini sono caratterizzate da atmosfere misteriose, con ombre lunghe, silhouettes e contrasti netti, a volte indefinibili nella realtà, ma provenienti dalla vita quotidiana.

Viviane Sassen  - Galleria Carla Sozzani

Viviane Sassen – Galleria Carla Sozzani

L’altro progetto da seguire legato al linguaggio fotografico è quello ospitato in Viasaterna per tutta la stagione espositiva della galleria – dal 19/09 al 31 luglio – di Ramak Fakel dal titolo Milan Unit. In questo lungo periodo Viasaterna ospita sotto forma di progetto in itinere l’archivio fotografico di Fazel (Abadan, Iran, 1965), costruito e assemblato a partire dal 1994 quando si è trasferito a Milano fino al 2009, anno del suo ritorno negli States. La galleria diventa un forum in cui far rivivere un lavoro lungo e complesso attraverso una mostra e una serie di incontri che si susseguiranno in galleria.

L’Istituto Svizzero con sede a Milano ospita la collaborazione inedita tra Emanuel Rossetti & Kim Seob Boninsegni che ha dato vita a Out to Lunch (dal 21 settembre al 28 ottobre). Il progetto a quattro mani presenta nuovi lavori in un ambiente in cui il tempo e lo spazio sono stati distorti e all’apparenza intrecciati. “Out to Lunch” evoca un’immagine di movimento lento. Suggerisce metaforicamente la sospensione del tempo e gioca con l’idea di imminenza. L’impalcatura centrale ha la funzione di estendere il concetto di tempo, invitando lo spettatore a riflettere sul suo significato.

La Fondazione Arnaldo Pomodoro (sede in via  Via Vigevano 9) ospita la mostra Eud di Alis/Filliol, a cura di Simone Menegoi. Il duo, formato da Davide Gennarino (1979) e Andrea Respino (1976), presenta un’unica grande opera inedita, creata appositamente per lo spazio della Fondazione. Il lavoro rivisita le tecniche della scultura in modo inatteso e talvolta paradossale, rileggendo i suoi generi tradizionali alla luce di un immaginario contemporaneo.

Tris d’assi per la galleria Massimo De Carlo. Nella sede di Palazzo Belgioioso ospita la mostra di Ai Weiwei (dal 12/09 – 18/11); nella sede a Lambrate la MDC presenta John Armleder, artista svizzero che, tren’anni fa ha avuto la sua prima mostra da De Carlo. La seconda mostra è dedicata a una delle figure più controverse e rilevanti della NY degli anni ’80 – ’90, l’art-dealer Colin de Land. In mostra opere di John Armleder, Urs Fischer, Jamian Juliano-Villani, Richard Prince, Franz West, Betty Woodman, Andrea Zittel.
Sempre a Lambrate segnaliamo la mostra Everything for you dell’artista belga Jan De Cock da Francesca Minini (20/09 – 2/11).

The fruitcake found at Cape Adare, Victoria Land, East Antarctica thought to be from Robert Falcon Scott's Northen Party (1911). Antarctic Heritage Trust, via European Presphoto Agency

The fruitcake found at Cape Adare, Victoria Land, East Antarctica thought to be from Robert Falcon Scott’s Northen Party (1911). Antarctic Heritage Trust, via European Presphoto Agency

In zona Porta Venezia, da Renata Fabbri Arte Contemporanea la prima personale dell’artista Giovanni Kronenberg in galleria. Accompagnata da un testo critico di Simone Menegoi, la mostra raccoglie una serie di sculture e disegni di ultima produzione, caratterizzati dalla tipica ricerca che l’artista prosegue da anni: manufatti e reperti naturali insoliti o rari – l’artista li definisce “non consumati dagli sguardi” -, spesso oggetto di collezionismo, su cui interviene con inserimenti e trasformazioni minime.
In via Stradella, la Galleria Raffaella Cortese presenta un progetto frutto della collaborazione tra Keren Cytter e Nora Schultz, Continental Break (dal 29/09 al 23/11) . Dopo diversi anni di amicizia e collaborazioni laterali, le artiste hanno deciso di sviluppare, per la prima volta in assoluto, un progetto congiunto che fonda le loro ricerche artistiche. Realtà e finzione si fondono nel loro lavoro in modo così profondo da non poter più riconoscere l’una dall’altra ma creando una realtà nuova in cui lo spettatore è chiamato ad immergersi riconoscendo momenti della propria vita.
La Ribot presenta la prima mostra personale in Italia dell’artista Jonathan Lux (West Virginia, 1976). Una selezione di opere recenti che raccontano vicende e intrighi umani spiritosi, curiosi e dai tratti surreali. Conspirators of pleasure rimanda ad un’atmosfera a metà tra il comico e il fantasioso in cui i personaggi creati offrono avventure all’interno di un universo fluido. Il titolo stesso rimanda all’omonimo film del regista ceco Jan Švankmajer (1996), dove lo sviluppo della trama, apparentemente non-sense, ha un unico filo conduttore: la ricerca del piacere che i differenti protagonisti perseguono attraverso feticismi e oggetti per così dire stravaganti. (Dal 27/09 al 4/11)

Da Marsèlleria (in Via Prevata Rezia 2 dal 28/09 al 3/11) presenta POOR POOR JERRY di Rä Di Martino a cura di Davide Giannella. Poor Poor Jerry – attraverso uno schema espositivo che si articola tra video e installazioni sonore – indaga la nostra coscienza collettiva sovrapponendo le gesta di un’icona delle serie animate americane ai paesaggi desertici dell’isola di Lanzarote con colonne sonore e dialoghi del cinema popolare.
La Cardi Gallery presenta la mostra di Vettor Pisani ( dal 19/09 al 21 dicembre). La mostra, a cura di Piero Tomassoni, raccoglie i lavori che Pisani ha realizzato dal 1970 al 2000. La mostra è realizzata in collaborazione con la Fondazione Morra di Napoli e presenta 4 decadi di lavoro dell’artista, che ha spaziato tra scultura, installazioni, collage, disegno e stampe digitali.

In zona, da kaufmann repetto, la mostra dell’artista marocchina Latifa Echakhch (dal 26/09 al 16/11). Con la sua ricerca l’artista riflette sulle rigidità e sulle contraddizioni della società. Utilizzando tecniche diverse, Echakhch indaga le questioni socio-politiche e culturali del mondo contemporaneo attraverso l’uso di oggetti carichi di significato simbolico.
Saranno esposti circa una ventina di dipinti e pastelli realizzati negli ultimi due anni dalla pittrice inglese Chantal Joffe alla Galleria Monica De Cardenas. Nei nuovi pastelli, dal titolo “Family Pictures”, l’artista ritrae soprattutto la figlia Esme, il marito Dan e se stessa. Joffe descrive l’esperienza mesmerica e fisica del realizzarli, mentre la mano ed il braccio le dolgono e la polvere di pastello si accumula con una purezza polverosa e luminosa.
Stefano Cagol presenta The Consequences of Vacua (dal 21/09 al 20/10) alla C+N canepaneri Gallery. In “The Consequences of Vacua”, ossia le conseguenze del vuoto, il concetto di vuoto è usato come possibile chiave di lettura della contemporaneità, del nostro rapporto con le ideologie e con la natura, quale denominatore comune delle opere esposte.
Alla Brand New Gallery una doppia personale di Josè Parlà, Mirros e Enoc Perez, Casitas. Entrambe le mostre saranno visibili dal 21 settembre al 18 novembre.

Continuano le ‘commemorazioni’ per il suo trentennale, Careof propone progetti interessanti che ne sviscerano la storia e lo statuto. A cura di Martina Angelotti e Caterina Riva, lo spazio no-profit propone il progetto Prossimità di spazi e tempi con Andrea Phillips, Christophe Meyerhans, Alex Martinis Roe (Formations) dal 18/09 al 24/09. Partendo dalle domande “chi siamo, a cosa serviamo e come vogliamo continuare”e con l’obiettivo di ri-centrare il discorso sul senso del fare bene e meglio più che su quello del sopravvivere o soccombere, abbiamo invitato tre ospiti internazionali Andrea Phillips, Christophe Meyerhans, Alex Martinis Roe (Formations) a tenere un workshop di cinque giorni, per aiutarci a sviluppare collettivamente diversi temi e riflessioni che riguardano le pratiche di tutti i soggetti coinvolti. Opere di Jordi Colomer, Danilo Correale e Valentina Desideri
(da CS)

Boolean, And Or Not, 2017, Nucleo_Piergiorgio Robino 3D print, acrylic, lasecut on vintage postcard various dimension

Boolean, And Or Not, 2017, Nucleo_Piergiorgio Robino 3D print, acrylic, lasecut on vintage postcard various dimension