ArtVerona 2018 – Veronafiere – Foto Ennevi

La racconta come fosse un’adolescente, con tutte le singolarità  che le appartengono: piccola, vivace, fresca, grintosa e senza spocchia. Così descrive la 15° edizione di ArtVerona la direttrice che da tre anni ne tiene a bada la direzione, Adriana Polveroni. 15 anni è una bella data da festeggiare, anche e soprattutto, visti i risultati ottenuti: nuovi e affidabili  partecipazioni, progetti dinamici, invitati d’eccezione come lo sono stati Adrian Paci l’anno scorso e Alberto Garutti quest’anno per Free Stage, la sezione dedicata agli artisti che ancora non sono rappresentati da una galleria. Non dimentichiamo, poi, la presenza di collezionisti ‘coccolati’ e guidati non solo a livello strategico, ma anche sul piano culturale e umano.
Nel weekend del 11 – 13 ottobre, ad ArtVerona saranno ben 150 le gallerie partecipanti, divise tra le 5 sezioni: Main Section, tra arte moderna e contemporanea, e quelle dell’area della ricerca e della sperimentazione, che comprende anche le due sezioni che guardano all’estero: 5 gallerie per Focus on, che quest’anno punta sulla Repubblica Ceca e della Slovacchia, e Grand Tour, dedicata alla visione di 6 gallerie e galleristi che dall’Italia hanno aperto una sede all’estero o viceversa. A queste si affiancano le due sezioni dedicate alle realtà più giovani con le 16 gallerie di Scouting e le 8 gallerie dei solo show di Raw Zone.

Nella bella intervista che segue, Adriana Polveroni ci racconta gli aspetti della fiera che più le danno soddisfazioni, quelli che sono da perfezionare; parla di piccolo miracolo essere riusciti, con lungimiranza e con molta cura, ad organizzare un weekend dedicato alla vendita e all’approfondimento dell’arte per centinaia di collezionisti che “hanno da noi tutto il supporto tecnico e umano, direi, di cui hanno bisogno”.  Le abbiamo chiesto, coerente con il programma che si occupa dei collezionisti, di raccontarci l’esito di un’ottima iniziativa lo scorso marzo-aprile nell’ambito del progetto “collezionismo al centro”: Collecting | Corso sul collezionismo, esperienza pilota nel primo bacino territoriale della fiera, intessuto di arte e di imprenditorialità.
La direttrice, inoltre,  chiarisce la scelta dei curatori ‘ingaggiati’ nei vari progetti e i tanti altri che, invitati nelle varie sezioni, hanno un ruolo altrettanto importante (puntualizzando la sua idea del ruolo dei curatori!).
Ultima, ma non meno importante, la presenza di Alberto Garutti come ‘artista-insegnate’ che ha selezionato 8 giovani promesse. Motivo della sua presenza? “La stima, l’apprezzamento di un lavoro così intelligentemente dialogico verso l’altro quale Garutti ha dimostrato di saper fare in tanti anni, il basso volume del tono di questo lavoro rispetto alle grida un po’ sguaiate che a volte accompagnano l’arte contemporanea e quindi anche la sua eleganza”.

Project RadioLondon – Harare, 2018, scultura pubblica, metallo e materiali di recupero, vernice e sistema sonoro audiogel 250 x 70 x 50 cm collezione pubblica, Harare

Elena Bordignon: Terza edizione. Si può ben dire che la fiera ha decisamente preso la direzione che ti sei prefissata dalla tua nomina come direttore. In questo terzo anno forse puoi tirare un po’ le somme di molti aspetti andati decisamente bene e di altri, invece, da migliorare. Mi racconti i risultati che ti hanno resa orgogliosa di ArtVerona? Quali invece sono da perfezionare?

Adriana Polveroni: Forse il principale motivo di soddisfazione è la percezione che si ha oggi di ArtVerona, che, edizione dopo edizione, viene considerata sempre di più come una competitor delle major italiane. Una competitor più giovane, più piccola, ma anche più fresca, con l’energia che a volte hanno certe adolescenti. ArtVerona quest’anno compie 15 anni ed è un’adolescente grintosa e senza spocchia. Un po’ brava ragazza che va dritta in paradiso e un po’ cattiva ragazza, che quindi va dappertutto. Il lavoro che secondo me c’è ancora da fare è il consolidamento della sua parte più sperimentale per acquisire un’identità sempre più definita, l’insistenza sul dialogo internazionale senza farne una fiera strabica che guarda più all’estero che all’Italia, e soprattutto l’essere punto di riferimento qualificato, attraente e piacevole per i collezionisti.   

EB: Spicca, nella presentazione della fiera questa sua definizione: “una manifestazione raccolta e curata”. Selezione e cura, attenzione per i suoi dettagli e loro perfezionamento. A tuo parere, quali aspetti di ArtVerona meglio manifestano questa sua definizione? Cosa hai ‘curato’ con particolare attenzione e dedizione?

AP: Premetto che questa aggettivazione: “raccolta e curata”, mi precede, nel senso che non è mia, sebbene mi ci riconosca volentieri. La cura che ArtVerona mette maggiormente è nell’accoglienza, sia dei collezionisti che dei galleristi. Ce lo riconoscono gli uni e gli altri. I galleristi hanno da noi tutto il supporto tecnico e umano, direi, di cui hanno bisogno. E qui la “cura” si deve in particolare alla project manager di ArtVerona, Sara Benedetti, che compie anche lei 15 anni di fiera. Sembra una roba da poco, ma invece conta e racconta l’impegno: siamo gli unici a mettere a tavola, seduti, oltre 400 collezionisti, ospitando, con grandi sforzi economici, ben 500 coppie di collezionisti in città. Penso spesso che se avessimo le risorse finanziarie e umane, nel senso di entità dello staff, di alcune grandi fiere, faremmo miracoli! Ma intanto nel nostro “piccolo”(piccolo poi per modo dire: sono 150 le gallerie di quest’anno), ma comunque “curato e raccolto”, riusciamo a fare qualcosa che somiglia già a un miracolo.

ArtVerona 2018 – Veronafiere – Foto Ennevi

EB: Nelle due prime edizioni, ma anche in quest’ultima, non spicca una particolare selezione di curatori. Molti sono stati riconfermati, penso ad Antonio Grulli per Critical Collecting, Cristiano Seganfreddo per  i10 – spazi indipendenti e Paola Tognon, già presente nei Talk e che quest’anno si cimenterà nella curatela della mostra di Norma Jean. Noto la presenza di Saverio Verini per Io, l’opera e tu e due giovanissime Jessica Bianchera e Marta Ferretti per il progetto dedicato ai video e alle immagini in movimento. Questa scelta è forse indicativa della tua preferenza a dedicare attenzione alla selezione delle gallerie e le loro proposte? E’ un modo per ribadire che il ruolo dei curatore è decisamente da ridimensionare? O altrimenti?

AP: Domanda apparentemente innocua, cara Elena, ma in realtà abbastanza ficcante. E’ vero che non stravedo per i curatori, nel senso che non condivido l’ipercelebrazione di questa figura, di cui a volte mi sfugge il senso, mentre ne vedo spesso l’autoreferenzialità. Questo però non significa che faccia di tutta l’erba un fascio, né che non li voglia in fiera. E infatti ci sono. Perché, oltre quelli che hai citato e che non sono pochissimi, ci sono tutti i curatori degli spazi indipendenti, per lo più giovani e preparati, che girano per la fiera, guardano artisti e gallerie, a volte incontrano collezionisti. Mi dirai: “non hanno un ruolo preciso”. Ma questo dipende anche dalla scelta riguardo la gestione delle risorse economiche. Perché, per esempio sia i 14 spazi indipendenti che gli artisti di Free Stage, i giovanissimi artisti senza galleria – quest’anno ben otto, presentati da Alberto Garutti – non pagano gli spazi della fiera. Sono nostri ospiti, scelta che nessun’altra fiera mi pare faccia. Mentre noi diamo spazio a questa bella risorsa del nostro Paese, spesso non valorizzata come merita. 

Oren Pinhassi, Towel Snake (zigzag II), 2018, asciugamano da bagno, gesso, cm 15 x 34 x 21, courtesy Ribot Gallery, Milano

EB: Il ‘collezionismo’ in tutte le sue sfumature, è uno dei focus su cui ha puntato e tuttora investe ArtVerona. Ricordo l’importante iniziativa intrapresa dalla fiera lo scorso marzo-aprile nell’ambito del progetto “collezionismo al centro”: Collecting | Corso sul collezionismo, esperienza pilota nel primo bacino territoriale della fiera, intessuto di arte e di imprenditorialità.
Che esiti ha avuto il corso? Quanto ritieni importante la formazione culturale e imprenditoriale delle nuove generazioni di collezionisti?

AP: Il corso è andato molto bene, abbiamo avuto molti complimenti da chi vi ha partecipato e continuiamo a riceverne quando lo raccontiamo. Penso sia andato così bene perché risponde a delle esigenze vere e concrete: l’informazione e la formazione del collezionista oggi, specie in un Paese come l’Italia, che non brilla quanto a semplificazione burocratica e legislativa. Ma non abbiamo trattato solo di fisco, notifica e successioni. Abbiamo portato i giovani collezionisti a conoscere dal vivo collezioni importanti e normalmente non accessibili, mettendoli nelle condizioni di confrontarsi con grandi collezionisti italiani. Una pratica maieutica di insegnamento! Una bella cosa, insomma.

EB: Oltre al collezionismo, ArtVerona punta su un altro aspetto del sistema dell’arte: le giovani generazioni di artisti. Prova ne sia la sezione Free Stage: la sezione dedicata agli artisti che ancora non sono rappresentati da una galleria, quest’anno con 8 giovani invitati da Alberto Garutti. Insegnante, artista, figura portante per molte ragioni, Garutti è una personalità complessa e decisiva per intere generazioni di artisti italiani. Mi racconti cosa ti ha spinto a coinvolgerlo ad ArtVerona?

AP: La stima, l’apprezzamento di un lavoro così intelligentemente dialogico verso l’altro quale Garutti ha dimostrato di saper fare in tanti anni, il basso volume del tono di questo lavoro rispetto alle grida un po’ sguaiate che a volte accompagnano l’arte contemporanea e quindi anche l’eleganza di Garutti. Alberto è un grande artista, esempio luminoso per tantissimi giovani, ed è un gran signore. E poi, senti, uno che ti dice: “io alle fiere non ci vado mai, ma questa cosa la faccio perché mi piace e perché sei tu a chiedermela”, dove lo trovi? 

Vedovamazzei, Untitled, 2018, luce al neon bianca, cm 136 x 115 Ø 10 mm, courtesy Umberto Di Marino, Napoli