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Vissuta, abitata, incarnata | Gabrielle Goliath alla galleria Raffaella Cortese 

Fino al 3 settembre 2026, l’artista sudafricana Gabrielle Goliath torna alla galleria Raffaella Cortese di Milano con Bearing

Con una personale che anticipa di poche settimane l’esposizione coeva (Elegy) che si terrà a Venezia, presso la Chiesa di Sant’Antonin nel sestiere di Castello, l’artista Gabrielle Goliath (Kimberley, Sudafrica, 1983) torna da Raffaella Cortese, a Milano, per celebrare il disegno e la bellezza della più libera comunicazione.  

Attraverso l’espressività del segno e la necessità di rivendicare molteplici e scontornate presenze, Bearing rifulge della possibilità di offrir riflessione e ragionamento alle politiche diffuse che ancor oggi, nel terzo millennio, tendono a innalzare muri e illusorie accettazioni al cospetto della non conformità dei corpi. «Cosa significa […] portare nel proprio corpo un codice razziale-sessuale radicato di mancanza e vulnerabilità alla violenza?» – è l’arduo interrogativo che l’artista sente di rivolgere al sistema dell’arte, alla società tutta e al suo pubblico. Coadiuvando la presenza del segno alla molteplicità di media adoperati nel tempo, Goliath ragiona le terribili limitazioni e restrizioni che, senza vergogna o remora alcuna, tormentano le così tristemente denominate “presenze non conformi”. 

Come ha ben evidenziato l’artista nel corso dell’intervista rilasciata nel 2024 a Laura Cocciolillo (Art Frame, giugno 2024): 

È importante ricordare che non tutti i corpi sono “uguali” né ugualmente “credibili”, e non entrano nella rappresentazione politica a parità di condizioni. Un indice (anti-neri/marroni/poveri/femminili) di vite valutate in modo differenziato continua a sostenere un regime di rappresentazione iniquo, in cui l’eteronormatività bianca legge (e legge bene) mentre gli “altri affettibili” (per citare Denise Ferreira da Silva) non lo fanno. […] Dobbiamo, infatti, riconoscere la violenza patriarcale come una cornice normativa, come un ordine quotidiano di rappresentazione governato da un modello radicato di privilegio eteronormativo bianco. […]

Gabrielle Goliath, Bearing – Installation view – Galleria Raffaella Cortese – Courtesy of the Artist and Raffaella Cortese, Milano–Albisola
Gabrielle Goliath – Bearing V, 2025, oil & chalk pastel on paper, 76 x 112cm – Courtesy of the Artist and Raffaella Cortese, Milano–Albisola.

Ragionando le istanze del presente con una carica intellettuale assai profonda rispetto alle prese di posizione più semplicistiche e interessate di una quotidianità a portata di like, Gabrielle Goliath sembra suggestivamente ricongiungersi con un episodio poco conosciuto rispetto a una storia della contemporaneità divenuta leggenda. Come, difatti, racconta il professor Jonathan Scott Holloway tra le pagine di un saggio mirabile sulla storia delle lotte afroamericane per i diritti: 

La versione mitizzata della storia narra di una esausta sarta di nome Rosa Parks che si era seduta nel settore riservato ai bianchi di un autobus, aveva rifiutato di lasciare il posto ed era stata arrestata. […] È importante encomiare il [suo] coraggio e la [sua] fermezza, ma non fu lei la prima a ribellarsi alle pratiche segregazioniste nel sistema del trasporto pubblico di Montgomery. Alcune settimane prima del suo rifiuto una giovane di nome Claudette Colvin era stata arrestata in circostanze simili. Lei però era un’adolescente, incinta e non sposata, e gli organizzatori [del movimento di protesta non violento] ritennero che non fosse l’immagine giusta per un boicottaggio in una città conservatrice del Sud. Volevano qualcuno che si conformasse agli stretti criteri […] del tempo. L’investimento nella rispettabilità era una salvaguardia contro i sempre presenti rischi di violenza. 

Dando spazio alle forme del rifiuto e di una indifferenza velata, ben coesistenti all’interno di un sistema mondo invaso dalle merci e tornato ad essere pessimamente reazionario, Gabrielle colora i tratti della non accettazione e delle fragilità con il segno potente di cori e voci, che non posson più esser messi a tacere. Il silenzio, come il più nefasto ingranaggio di una macchina mortale che non accetta contraddittorio e differenti visioni, vien spinto così altrove. Oltre lo spazio e il tempo congeniale a un’umanità, che si vorrebbe più libera e impegnata nell’ esprimer se stessa. In definitiva, alla giusta e rivendicata distanza rispetto al grembo di carta che per la personale milanese canta del dolore e, parimenti, del desiderio abitato da molteplici presenze accese sulla vita e il suo più sorprendente, improvvisato, libero e luminescente itinerario.  

Gabrielle Goliath, Bearing – Installation view – Galleria Raffaella Cortese – Courtesy of the Artist and Raffaella Cortese, Milano–Albisola
Gabrielle Goliath, Bearing – Installation view – Galleria Raffaella Cortese – Courtesy of the Artist and Raffaella Cortese, Milano–Albisola
Gabrielle Goliath, Bearing – Installation view – Galleria Raffaella Cortese – Courtesy of the Artist and Raffaella Cortese, Milano–Albisola