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Victor Fotso Nyie. Rêve lucide | P420, Bologna

Nella prima sala della galleria P420 di Bologna si distende un’ampia spianata di terra scura, su cui svettano alcune costruzioni precarie di mattoni che fanno da piedistallo a sculture antropomorfe. Il white cube della galleria è un mare bianco su...

Victor Fotso Nyie, Rêve Lucide, 2023, installation view, P420, Bologna | Courtesy P420, Bologna | Foto Carlo Favero

Nella prima sala della galleria P420 di Bologna si distende un’ampia spianata di terra scura, su cui svettano alcune costruzioni precarie di mattoni che fanno da piedistallo a sculture antropomorfe. Il white cube della galleria è un mare bianco su cui fluttuano il rosso, l’ocra e il bruno di un’isola emersa da un altrove, la prima personale in galleria dello scultore camerunense Victor Fotso Nyie (Douala, 1990, vive e lavora tra Faenza e Rieti). Rêve Lucide (fino al 9 settembre) presenta una serie di sculture in terracotta dalla finitura cerata liscia, realizzate tra il 2021 e il 2023, in cui l’autoritratto dell’artista si combina ad alcune iconografie tradizionali di varie culture dell’Africa sub-sahariana. Come tante immagini che affiorano da un sogno senza essere strettamente legate da vincoli causali, le figure si disseminano nella sala su piedistalli di mattoni dall’aspetto provvisorio che paiono gli snodi di una costellazione. Della loro precedente vita onirica ciascuna cela una traccia energetica ancora palpitante, localizzata in piccoli dettagli adorni d’oro. Gli stessi mattoni, in corrispondenza degli angoli sbrecciati, lasciano intravedere un’anima rilucente. Ma il “sogno lucido” tradisce un’inquietudine latente: come nota Mariella Franzoni nel testo critico che accompagna la mostra, le sculture, che prendono a modello le statuette africane vendute nei mercati oppure quelle facenti parte delle collezioni dei musei etnografici, “sembrano intrecciare narrazione biografica e memoria collettiva di un trauma storico – quello ereditato dal violento saccheggio del patrimonio artistico durante le conquiste coloniali”. Franzoni connette il lavoro di Fotso Nyie con quello di altri artisti africani e afro-discendenti egualmente interessati al recupero dell’artigianato tradizionale, come Simone Leigh, o alla critica postcoloniale nei confronti delle istituzioni culturali occidentali, come Meshac Gaba o George Adeagbo. Una correlazione più precisa dal punto di vista del modus operandi è individuata con Kendell Geers, con cui Fotso Nyie condivide la pratica di ricercare le statuette africane nei mercati delle pulci. Ma il lavoro dell’artista camerunense non si limita a criticare sul piano politico processi storici di appropriazione culturale: tramite i riferimenti ai manufatti razziati vivifica forze ancestrali quiescenti in grado di fornire aiuto e protezione dalle oppressioni della globalizzazione.

Victor Fotso Nyie, Rêve lucide, 2021, ceramica e oro, cm. 32 x 42 x 35 | Courtesy l’artista e P420, Bologna | Foto Carlo Favero
Victor Fotso Nyie, Rêve Lucide, 2023, installation view, P420, Bologna | Courtesy P420, Bologna | Foto Carlo Favero

In una delle prime sculture incontrate dal visitatore è proprio una di queste statuette ad ergersi sulla fronte dell’artista, sul cui volto apparentemente riversa un liquido tenuto nel palmo delle mani (per rendere l’effetto del liquido che scorre, la terracotta viene invetriata localmente). Il titolo, Purificazione (2022), sembra quasi implicare un processo catartico a cui l’artista si sottopone per liberare la mente dalla saturazione di immagini indotta dalla società occidentale, così da potersi riavvicinare alle proprie ascendenze culturali, radicate in profondità nel suo spirito. All’angolo opposto sullo stesso lato della sala, sono plurime le statuette – ricalcate da modelli iconograficiBaulé della Costa d’Avorio – che adesso si accalcano, integre o frammentarie, sulla testa dell’artista ormai purificata, come ad ornarla di un copricapo reso prezioso dall’oro che ricopre le pareti interne dei manufatti (Voyager ensemble, 2021). Si erge maestosa al centro una “regina madre” che tiene in collo un bambino, nascondendo dietro le spalle un idolo dorato, riverberante poteri occulti (Reine mère, 2022). Un altro idolo magico veglia, sul lato opposto della distesa di terra, sul sonno placido di una bambina abbracciata dal firmamento (Observer les Étoiles, 2022). Anche la figura reclinata di Rêve lucide (2021), la scultura che dà il titolo alla mostra, sembra essere sotto l’influsso protettivo di un simulacro, in questo caso di iconografia Fang, dal cui seno stilla una goccia di oro fecondo. Nelle altre opere esposte, il volto e la mente di Victor Fotso Nyie, pervasi da queste forze invisibili, si trasformano ed accedono a nuovi stadi di consapevolezza. In Vue céleste (2022) i mestoli cerimoniali dalle fattezze antropomorfe usati dal popolo Dan, diffuso tra Costa d’Avorio e Liberia, divengono, grazie alla loro essenza dorata, strumento di divinazione dell’artista, che li sovrappone ai propri occhi orientandoli come un binocolo celestiale verso un futuro di auto-determinazione. In Notable (2022) il ricongiungimento di Fotso Nyie con il proprio retroterra ancestrale panafricano arriva allo stadio della fusione fisica con gli idoli, che diventano le plurime terminazioni della sua volontà. La metamorfosi si compie definitivamente con Venus (2022): il volto dell’artista si dischiude come uno scrigno rilucente, rivelando al suo interno un idolo dai tratti femminili con lo sguardo rivolto al cielo, come una Venere nata dalla conchiglia della rinnovata consapevolezza del proprio retaggio culturale.

Victor Fotso Nyie, Rêve Lucide, 2023, installation view, P420, Bologna | Courtesy P420, Bologna | Foto Carlo Favero