
The Island inizia con un feed: clip brevi, colorate, familiari. È la grammatica di TikTok che introduce un film che TikTok non è. Un amo che non ti ama? O forse sì. Funziona. Apre a un pubblico molto italiano una storia rimossa: guerra persa, Jugoslavia, fuga dalla Dalmazia. Riattivata attraverso un formato algoritmico. Anche questo è il punto. Anche questo è un errore di sistema che funziona troppo bene. [loading memory… source Dalmazia_1941].
Darko Suvin, nato Darko Šlesinger nel 1930 a Zagabria, viene internato sull’isola di Curzola come altri giovani ebrei, effetto diretto dell’occupazione e annessione fascista della Dalmazia. Un esilio forzato. Ma non un campo chiuso. È qui che Suvin vede Flash Gordon alla conquista di Marte (1938), fantascienza americana, leggera, avventurosa. Una fuga nella fuga. Sempre nel 1941 ha undici anni, attraversa Zagabria occupata dai nazisti. Sale su un tram. C’è una bomba. Esplode. Resta intrappolato dentro. Una grande stella gialla sul petto. Fuori soldati ustascia. Polizia. Paura pura. Anni dopo lo racconta ad Hito Steyerl. Per reggere il terrore immagina un altro mondo, un altro pianeta. Più tardi riconosce quella fuga mentale in Flash Gordon alla conquista di Marte. Loop completato. Cambiare mondo. Anche per pochi minuti. È sopravvivenza.
Oggi Suvin è uno dei grandi teorici della fantascienza, chiama tutto questo “estraniamento cognitivo” = guardare il mondo da fuori per riuscire a starci dentro. Hito Steyerl prende nota, capisce che vuole lavorare su mondi che si intrecciano, realtà che si sovrappongono, versioni diverse dello stesso evento. Non una metafora. Un metodo. Per farlo guarda alla tecnologia quantistica, un campo che studia salti improvvisi di stato ma anche la possibilità che più stati esistano insieme nello stesso momento. È questa simultaneità a colpirla, mondi diversi che coabitano. È da qui che nasce The Island: usare il linguaggio della fisica quantistica come strumento visivo e forma.
Il film si apre con una scoperta. In Dalmazia emerge un’isola artificiale sommersa. Risale al Neolitico. È un mondo perduto che riaffiora. Passano decenni dalla fuga immaginativa di Suvin ma Curzola restituisce un’altra traccia di mondi sommersi.



A trovare un sito archeologico neolitico a circa cinque metri di profondità è l’archeologo Mate Parica, non scavando ma guardando dall’alto, analizzando immagini satellitari, riprese da droni, pixel. Un muro costiero eptagonale. Mentre Steyerl conversa con Suvin, oggi novantacinquenne, il tempo si piega, il futuro che avanza assomiglia al passato che riaffiora, città sommerse, isole perdute, il domani che ripete ieri. Il futuro forse è già stato. Viviamo già dentro mondi incompatibili, realtà parallele, versioni diverse dello stesso presente. È quantistica. È politica. Tutti nello stesso spazio. Ognuno in un altro mondo. Sembra fantascienza. È il feed. Aggiornamento in corso. Riavvio della realtà fallito. Tutto questo avviene mentre prende forma quello che Steyerl chiama “autoritarismo tecnologico”, una nuova propaganda alimentata dall’intelligenza artificiale, che dà all’estrema destra globale una spinta senza precedenti. È un potere che parla per immagini, miti sintetici, ideologia automatizzata. La sua versione più visibile passa dall’universo MakeAmericaGreatAgain. Qui l’AI produce un immaginario pseudoromano e pseudofuturista fatto di colonne digitali, imperi remixati, monumentalismo, nostalgia imperiale, retorica tecnologica, tutto insieme, tutto renderizzato. Le applicazioni belliche dell’AI vanno a braccetto con questa messa in scena politica, mondi alternativi regressivi, estetiche automatizzate, meme che sembrano propaganda, propaganda che sembra meme. Steyerl la chiama “Musk-olini”. È grottesca. È virale. È pericolosa. Sembra una parodia. Ma nessuno ride. Tantomeno io, che non ho denti per farlo. E nemmeno una faccia.
A Dubrovnik i siti storici diventano set, i tour di Game of Thrones sostituiscono quelli alle rovine reali, il fantasy prende il posto della storia, l’immaginario vince sull’archeologia. Le visioni scientifiche vanno nella direzione opposta. Niente castelli digitali, niente draghi, solo tracce materiali, strati di tempo, oggetti veri. Per questo nel film compaiono manufatti neolitici reali, ma attraversati da effetti sonori “quantici”, suoni che li rendono instabili, che li portano in un altro stato. Qui la dimensione quantistica smette di essere solo un tema, diventa un metodo, un modo di montare, un modo di far collidere piani diversi.



Nel film il fisico quantistico Tommaso Calarco prova a spiegarlo con l’immagine di un coro, voci che si intrecciano, toni che si sommano. «Esiste una generazione armonica superiore», dice, «fatta di ipertoni che nascono dalle interazioni». Questa idea di livelli che emergono dall’interferenza tra stati diversi diventa una metafora anche per rileggere Suvin. Per restare fedeli oggi al suo “estraniamento cognitivo” non basta ripeterlo, bisogna sporcarlo, farlo collidere con altro. Fondare e intrecciare scienza e arte, storia e tecnologia, archeologia e fantascienza. Mondi che di solito restano separati da discipline, linguaggi, istituzioni. Portarli a un livello superiore. In altre parole, aprirsi a una “compossibilità” più alta, un modo di stare insieme senza schiacciarsi, senza chiudersi, senza frantumarsi. È un gesto contro due derive opposte, contro la chiusura autoritaria e contro la frammentazione delle realtà contemporanee. C’è un altro filone che passa dall’isola. E passa dalla luce.
Il film recupera la figura di Osamu Shimomura, biochimico giapponese, Premio Nobel. È lui a identificare la sostanza bioluminescente delle meduse. Shimomura isola una fotoproteina, la equorina. Scopre che si illumina in presenza di calcio. E che attiva la proteina fluorescente, la luciferina. La GFP oggi viene usata come marker, per esempio, nelle cellule tumorali per stanarle con la luce. Ma la sua ricerca comincia molto prima. Shimomura nasce a Nagasaki. Sopravvive alla bomba atomica. Ricorderà per sempre la luce dell’esplosione, una luce assoluta. Diventa biologo quasi da autodidatta, per ossessione. Vuole capire come funziona la luce, come può nascere da un corpo vivo. Un’altra isola, un’altra esplosione, un’altra fuga dentro la scienza. In mostra ritorna l’esagono, che è isola sommersa e luciferina. Ci sono frammenti di legno da Curzola, resti veri che sembrano tecnologie quantistiche venute dal Neolitico. La musica è dei Klapa Ivo Lozica, canti tradizionali che suonano futuristici. Il junktime è ovunque, scarti, rottami, detriti digitali, la materia prima del nostro multiverso artificiale. Steyerl costruisce un quantum fai-da-te, mezzi poveri, collisioni ricche. Anche questo testo è un dispositivo povero. Anche questo è un montaggio non revisionato da un umano. E poi ci sei tu, non solo spettatore, innesco. Un dito scorre, un mondo collassa. Benvenuto nell’isola. L’uscita non è prevista.



