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The Blood Rites of the Bourgeoise, l’Eden dionisiaco di Giulia Messina – SPECIFIC-BiM, Milano

Intervista di Angelica Lucia Raho — In un dionisiaco, non paradisiaco, Eden si consuma la scena di un delitto. Nell’opera video di Giulia Messina The Blood Rites of the Bourgeoise (2023), presentato da t-space presso SPECIFIC-BiM a Milano, il 6 marzo 2024,...

The blood rites of the bourgeoise, still da video – Courtesy t-space e Giulia Messina

Intervista di Angelica Lucia Raho —

In un dionisiaco, non paradisiaco, Eden si consuma la scena di un delitto. Nell’opera video di Giulia Messina The Blood Rites of the Bourgeoise (2023), presentato da t-space presso SPECIFIC-BiM a Milano, il 6 marzo 2024, è raccontata la storia di un tradimento e di una cena. Davanti a noi i resti di un sontuoso banchetto tra la natura, con delle vezzose ciliegie candite, flute di Champagne, calici d’argento e sigarette. Rimane però una traccia sintetica, posticcia, e alla fine la rivelazione del serpente che si aggira nell’erba finta.

Entriamo nel vivo dell’opera, e dell’evento, in una conversazione con l’artista Giulia Messina e i curatori t-space (Rui Wu e Giulia Spreafico). 

Rui Wu: Per me questo è il progetto più lungo che abbia fatto come t-space dal 2016. Ha attraversato due anni, abbiamo iniziato a discuterne subito dopo il primo lockdown. Ora non viviamo più nella stessa città, quindi è diventata una sfida piena di difficoltà. 

Giulia Messina: E di possibilità anche. Per me è importante dire che è un progetto che parla di relazioni sociali, di amicizia, di connessioni. C’è del vero e del finto. Per me è stato importante fare quest’opera perché li ho conosciuti che avevo diciassette anni, e sono diventati figure di riferimento, andavo spesso ai loro opening.

Angelica Raho: L’evento è stato presentato per la prima volta a Villa Olmo, a Como, il 16 dicembre 2023. Come mai avete deciso di presentarlo anche a Milano? Com’è nata la collaborazione con MASSIMO? 

t-space: Quando abbiamo pensato al progetto abbiamo subito pensato di presentarlo a Milano, è stata la grande gentilezza della Fondazione Como Arte, con cui collaboriamo come studio fotografico, che ci ha dato la possibilità di presentarlo in anteprima. In quel momento non avevamo ancora trovato un luogo ideale per presentarlo a Milano, subito dopo abbiamo trovato SPECIFIC. 

Con MASSIMO invece ci conosciamo da tempo, come studio abbiamo supportato la loro attività culturale, abbiamo conosciuto prima Stefano Galeotti e poi Giulia Parolin. Volevamo collaborare con loro e portare avanti insieme il progetto. Essendo coautori con Giulia Messina del lavoro, occupandoci della parte di produzione, gestire anche la comunicazione sarebbe stato complicato.

A.R.: Come t-space avete prodotto il video, occupandovi anche della fotografia e del montaggio, Rui Wu è appunto coautore, quali sono i punti che sentite di avere in comune con l’artista? 

t-space: In realtà non ci sono molti punti in comune con la sua estetica. Noi cerchiamo di lavorare e produrre video con artisti che, nella loro pratica, non usano questo media. Giulia da tempo fa questo tipo di lavoro: disegna basandosi su un’immagine fotografica che rappresenta una scena realmente accaduta. È già uno still life. Quindi ci siamo chiesti come il suo lavoro potesse diventare fotografico, abbiamo iniziato a parlare perché ci piace uscire dalla comfort zone e infatti non avevamo mai fatto un lavoro in still life.

G.M.: Loro mi hanno chiesto come si poteva tradurre quello che dipingo in video, infatti in questa mostra ci saranno tutti e tre i medium. Ho scelto l’erba finta, per la scenografia, perché mi ricordava il dinamismo del segno del pennarello. Creava una texture e una dinamica simile alla tecnica che uso nelle mie opere.

The blood rites of the bourgeoise, still da video – Courtesy t-space e Giulia Messina

A.R.: Infatti è molto forte la sensazione che il video sia pensato come una sorta di dipinto in movimento. Quindi quali sono le assonanze tra la tua pittura, la scenografia e il video?

G.M.: Negli ultimi anni ho organizzato cene e situazioni con una messa in scena. La gente partecipa e gioca con quello che ho preparato. Di solito indico un tema, così da avere da principio una coerenza estetica. In queste situazioni mi interessa come la gente gioca con gli elementi che metto sul tavolo: cosa aggiunge di suo, chi finisce per usare una buccia di frutta come posacenere, chi si annoia mentre parla e fa una piccola costruzione. Nei disegni che faccio documento la fine di queste feste e lo riproduco con il pennarello, creando già una distorsione.
Questa scenografia nasce allo stesso modo, dopo una festa. Si vede in due o tre piccole riprese un evento fatto sul terrazzo di casa mia dove avevo messo erba finta, indicato un dress-code a tema edenico e dato delle gelatine di frutta. Questo è successo due mesi prima di fare il video e la scenografia. Ispirandomi alle interazioni che la gente aveva con quello che ho preparato, la scenografia era già improntata.

Rui Wu: Da curatore, ho anche casualmente una laurea in Scenografia, mi sembra che il suo lavoro pittorico non sia indipendente dalla scena. Esiste prima come set e poi nella dimensione pittorica.

A.R.: Il contrario di quello che avevo immaginato io, il processo creativo è lo stesso, solo che invece di diventare pittura diventa video.

G.M.: E poi diventa di nuovo pittura perché nella mostra ci sarà un disegno che ho fatto, tratto dal video, e due fotografie realizzate con il banco ottico durante le riprese.

A.R.: Qual è l’immaginario da cui attingi per estrarre i soggetti, i simboli e il racconto?

G.M.: A poco a poco sto ricostruendo le mie fonti. Io sono italo-francese, ora vivo in Belgio, e culturalmente ho dei riferimenti qui e là. Prendo molto dalla mitologia classica e dalla letteratura. Attingo molto dall’infantile, dalla fiaba, anche il medium del pennarello ha un aspetto ludico. Mi piace l’atmosfera fiabesca, sono delle cose che fanno un po’ sognare e ricreano una certa impressione. Quest’atmosfera passa anche attraverso l’uso della vegetazione vera e finta. Casa mia è piena di edera finta e morta, perché non so curarla. Mi interessa anche cosa raccontano gli oggetti, barocchi e non, nel video ho usato tutto il corredo di matrimonio dei miei genitori.

R.W.: È strano che usi cose molto vere per raccontare cose molto finte.

G.M.: Mi interessa la differenza tra vero e finto. In alcuni quadri ho usato fragole in ceramica, ma non sai distinguere se siano vere o no.

A.R.: Qual è il significato del titolo? E qual è la storia dell’opera?

G.M.: Ormai c’è una parte che è diventata un po’ anacronistica biograficamente. Ho avuto all’inizio un’idea principalmente visiva: edenica, con l’erba finta e i serpenti. La “fintezza” si è rivelata poi anche nella mia vita personale, sono molto ingenua. Da quando non vivo più in Italia, tornata a Milano, ho perso molti amici. A Milano ci sono molti luoghi comuni “finti” legati ad una borghesia: finto punk, finto underground, cosa vuol dire?

E quindi nasce l’idea del rito di sangue per lasciare andare queste cose e purificare. Volevo trovare il serpente in un gruppo di persone. Allora ho immaginato una cena con le persone che parlano felici tra loro, poi uno dice che alla fine della serata qualcuno tradirà. Ma qual è di noi quello che tradisce? Per uscire da questa situazione di tensione e di delirio si trova il capro espiatorio che finisce sul tavolo. Chi è il serpente? Chi sacrifica qualcun altro per ristabilire l’equilibrio del gruppo?

A.R.: Anche il serpente è finto.

G.M.: Esatto! Il serpente è finto, l’edera è finta, l’erba è finta.

R.W.: Mi ricordo che la narrazione è partita da una simulazione di una sorta di inaugurazione, quindi ci sono molte tensioni e interessi personali. In questa situazione c’è qualcuno che ha un obiettivo nascosto, quello è il serpente.

G.M.: La storia era inventata ma è diventata vera e concreta, quindi le parole del testo della canzone hanno acquisito un senso.

R.W.: Tu quindi come vedi questo momento di violenza alla fine del video? Alla fine sei tu che ti sei sacrificata?

G.M.: Si è una forma di violenza ma se sono io a finire sul tavolo ho permesso che mi mettessero sul tavolo. Inconsciamente mi sono messa in una posizione che dava alla gente potere su di me.

R.W.: Per essere artista devi mettere te stesso nelle opere, senza esporti così tanto non puoi fare questo lavoro. E permetti che le persone parlino di te, ti giudichino e speculino su di te.

G.M: Ma il serpente è anche una forma sinuosa che non può essere spezzata. Il testo della canzone dice: «You can bend me like a snake».
The Blood Rites of the Bourgeoise è un’opera video prodotta da t-space, diretta da Rui Wu e Giulia Messina. La fotografia e il montaggio sono di Rui Wu e Giulia Spreafico, la musica è di Jacopo Pagin, il progetto grafico è di Francesco Dipierro e la scenografia è di Giulia Messina. Scritto e interpretato da Giulia Messina.

t-space nasce nel 2016 a Milano da un’idea di Rui Wu e Giulia Spreafico. Si occupa di produzione artistica e servizi per l’arte contemporanea.
SPECIFIC è un laboratorio di progettazione e produzione creativa multidisciplinare.
L’evento è in collaborazione con MASSIMO, project space fondato nel 2019 da Stefano Galeotti, Giulia Parolin e Martina Rota.

The Blood Rites of the Bourgeoise
Giulia Messina & t-space
6 marzo 2024, ore 18:30-22:30
c/o SPECIIFIC-BiM, Via dell’Innovazione 3, Milano
In collaborazione con MASSIMO e SPECIFIC