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Sara Enrico, Skin Weavers | Arcolaio Art Prize

Arcolaio Art Prize, in collaborazione con la Fondazione Malvina Menegaz per le Arti e le Culture di Castelbasso ha presentato Skin Weavers, il progetto di Sara Enrico che restituisce al pubblico gli esiti del lavoro di ricerca e produzione sviluppato dall'artista in Abruzzo.

In una sua mostra del 2019 al Mart di Rovereto e alla Galleria Nazionale di Praga, Sara Enrico aveva declinato uno dei capi della modernità, la tuta, a partire da un principio costruttivo. The Jumpsuit Theme – questo era il titolo della sua doppia personale – raccoglieva le suggestioni e l’operatività che caratterizzano la pratica multidisciplinare dell’artista secondo delle linee di indirizzo ben precise. In quella occasione, la tuta-cassaforma – a partire dalla sartoria modernista di Ernesto Thayaht (1893- 1959) e della stilista francese Madeleine Vionnet (1876- 1975) – si prestava a una declinazione plastica di un indumento storicamente legato all’emancipazione femminile e, per trasposizione, alle lotte operaie, evidenziando le possibilità aptiche che il tessuto-materia possiede nella sua relazione costruttiva rispetto al corpo. Le pose rilassate delle sculture di The Jumpsuit Theme – riproposte nell’allestimento per il Padiglione Centrale della Biennale Arte 2022 – evocano una discrasia, quando non una dispercezione, rispetto ai binomi soffice/duro, pieno/vuoto. In questa relazione di interdipendenza tra scultura e sartoria, l’indumento appare come involucro – dall’etimologia latina indumentum – e pelle che avvolge. Questi aspetti ritornano potenziati nella serie di quattro sculture inedite che Sara Enrico ha prodotto nell’ambito della sua residenza in Abruzzo dove, invitata dalle curatrici Serena Schioppa e Giulia Floris, ha lavorato nell’azienda tessile Arcolaio sviluppando una riflessione a partire dalla macchina per tessitura Jacquard. 

Skin Weavers – titolo di questa terza edizione dell’Arcolaio Art Prize – non soltanto ribalta alcuni stilemi precostituiti legati alla scultura e, con essa, alla pittura – come, ad esempio, l’osservazione a tutto tondo del manufatto artistico o la completa adesione alla parete come campo spaziale – ma assume quale punto di partenza il macchinario, insieme alle sue intrinseche potenzialità produttive, come strumento capace di ripensare il rapporto tra superficie (il tessuto) e spazio (campo visivo, spazio espositivo). Come racconta Olga Perticara, CEO dell’azienda, “abbiamo messo a telaio una sequenza di migliaia di fili che fino ad ora non avevamo osato concepire, abbiamo immaginato soluzioni che ci hanno portato ad utilizzare il telaio come non sapevamo fare prima.

Arcolaio Art Prize, sopralluogo di ricerca. Campo Imperatore, Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, Abruzzo 2026. Foto Paolo Ceritano
Arcolaio Art Prize, sopralluogo di ricerca. Campo Imperatore, Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, Abruzzo 2026. Foto Paolo Ceritano

Ogni edizione è un momento di crescita per l’azienda, la scelta di Sara Enrico di indagare e concentrare la ricerca sul telaio come tecnologia al servizio di una visione creativa ha conciliato quell’eterno dualismo fra techne e poiesis (…)”.

Nella serie di lavori prodotti nell’ambito della residenza e con il supporto di uno staff tecnico capace di dimostrare l’expertise e il sapere artigiano che Arcolaio mette in campo sin dalla sua fondazione – nel 1953 – Sara Enrico ha spinto le proprietà espressive e tecniche del Jacquard immaginando quattro corpi in sospensione per mezzo di strutture in acciaio inox che ne rivelano l’interno e l’esterno, posti in rapporto non gerarchico tra loro. In questa continuità risiede la potenzialità di queste sculture, ossia nel rivelare come la superficie-pelle-tessitura sia inestricabilmente legata a quella speciale proprietà tattile che molti dei lavori dell’artista possiedono. 
A questo proposito, l’automazione e il calcolo – proprietà intrinseche alla macchina – mettono in campo la possibilità di risignificare il codice come segno. In mostra, all’interno degli spazi espositivi della Fondazione Malvina Menegaz, alcune opere su carta punteggiano le sale accompagnando la visione del progetto. Il codice diventa materia visibile sotto forma di bande cromatiche a significare una partitura. 
In una prospettiva teorica che unisce psicoanalisi e dimensione materiale, la riflessione sul tessuto come seconda pelle trova un riscontro nel pensiero di Didier Anzieu. Nel suo saggio “L’Io-pelle” (2017), lo psicoanalista francese mostra come la strutturazione dell’Io si modelli sulle funzioni dell’involucro cutaneo: contenere, delimitare, organizzare la relazione tra il Sé e l’esterno. Nella ricerca di Sara Enrico, la materia tessile plasmata dalla scultura non si limita a rivestire il corpo, ma agisce proprio come l’Io-pelle di Anzieu: un’interfaccia in cui il confine epidermico diventa metafora visiva della coesione interiore, della memoria sensoriale e della vulnerabilità del limite individuale.

Cover: Arcolaio Art Prize, sopralluogo di ricerca. Campo Imperatore, Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, Abruzzo 2026. Foto Paolo Ceritano

Sara Enrico – Foto di Alberto Nidola