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Rä di Martino, KODROK | Galleria Valentina Bonomo, Roma

KODROK, titolo della mostra personale di Rä di Martino, nasce da un percorso di ricerca a Beirut e nei campi profughi palestinesi e siriani in Libano, dove l’artista ha documentato gaming rooms e spazi quotidiani

KODROK, titolo della mostra personale di Rä di Martino alla Galleria Valentina Bonomo, nasce da un percorso di ricerca a Beirut e nei campi profughi palestinesi e siriani in Libano, dove l’artista ha documentato gaming rooms e spazi quotidiani, divenuti luoghi di ritrovo e spazi sicuri per la maggior parte degli adolescenti costretti a vivere in una condizione di perenne conflitto sociale e politico.

In mostra, una selezione di nuovi lavori – principalmente fotografie ottenute partendo da una manipolazione dell’immagine per tramite di un software di animazione 3D – ribalta percettivamente la relazione di interscambio tra realtà e finzione. Nel fare questo – attraverso scomposizioni labirintiche, rasterizzazioni vorticose e interferenze visive come in un glitch – di Martino restituisce un contro-spazio, sospeso all’interno di una logica narrativa stravolta, ma concretamente radicale nel suo farsi testimonianza di ciò che accade davanti ai nostri occhi. È in qualche modo l’inverarsi di uno spazio altro, quello in cui centinaia di adolescenti, attraverso la realtà virtuale, scoprono la loro giovinezza in un momento di transizione privato di questa possibilità, costruiscono legami solidali e storie d’amore, intessono relazioni affettive. Le gaming room – spazi informali, spesso privi di luce, e organizzati alla bene e meglio – diventano dei luoghi simbolici, e di appartenenza, attraverso cui di Martino documenta un contesto molto più ampio – ibridando la fotografia di reportage con una ricerca visuale che si appropria dell’animazione 3D per generare una crasi tra realtà e finzione. In questa tensione metalinguistica ascritta all’immagine, emancipata dalla necessità del documentarismo, si risolve tutta la ricerca collegata a questa serie di lavori – punto di avvio di un progetto più ampio che l’artista sta sviluppando sotto forma di lungometraggio e che, in parte, è stato presentato nella grande mostra tenutasi presso l’IIC di Beirut, in collaborazione con il Beirut Art Center, e curata da Maria Rosa Sossai. 

Rä di Martino, Kodrok, 2025 – Galleria Valentina Bonomo – Photo credit Christian Rizzo
Rä di Martino, Kodrok, 2025 – Galleria Valentina Bonomo – Photo credit Christian Rizzo

In quella occasione, di Martino aveva presentato anche Electric Whispers, un’opera presente in mostra alla Galleria Valentina Bonomo e nata dall’elaborazione di una foto scattata in una sala video giochi a Tripoli. Nella sala deserta, la figura di un bambino seduto di spalle, è replicata e stretchata in modo tale da generare, nella ripetizione, un cuneo verso il basso che sembra risucchiare l’immagine stessa. In questi ribaltamenti prospettici, o meglio in queste prospettive slabbrate e surreali, si inserisce una temporalità di attese che racconta di immaginari sospesi e spazi resilienti.

Nel libro “Terror: When Images Become Weapons”, la storica dell’arte Charlotte Klonk analizza il funzionamento storico e contemporaneo delle immagini nella costruzione della violenza politica, sostenendo che nel terrorismo moderno «non è l’atto di violenza in sé che conta, ma le immagini che di esso vengono messe in circolazione», immagini che una volta diffuse diventano impossibili da eliminare e continuano a produrre effetti simbolici e politici nello spazio pubblico globale. Il volume, pubblicato nel 2021 da Manchester University Press, ricostruisce la “macchina visiva” del terrorismo dal XIX secolo al presente, mostrando come gruppi terroristici e Stati abbiano storicamente utilizzato le immagini per orientare la percezione pubblica, sollevando al contempo questioni etiche sulla produzione e sulla diffusione della violenza visuale nei media contemporanei.

Se, come sostiene Klonk, le immagini partecipano alla costruzione della realtà politica della violenza, allora pratiche artistiche basate su una ri-mediazione dell’immagine, come Rä di Martino dimostra, possono intervenire su questa ecologia visiva, producendo delle contro-immagini (e dei contro-immaginari) che non negano il conflitto ma riorientano l’attenzione verso forme di resilienza sociale e comunitaria.

Cover: Rä di Martino, Kodrok, 2025 – Galleria Valentina Bonomo – Photo credit Christian Rizzo

Rä di Martino, Kodrok, 2025 – Galleria Valentina Bonomo – Photo credit Christian Rizzo
Rä di Martino, Kodrok, 2025 – Galleria Valentina Bonomo – Photo credit Christian Rizzo