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Premio In Sesto 12° edizione | Intervista a Michela Lupieri

Premio In Sesto è diventato un appuntamento fisso nell’agenda culturale del Triveneto. A San Vito al Tagliamento, le opere vincitrici delle passate edizioni si inseriscono permanentemente nello spazio urbano. Il rapporto con la comunità è fondamentale e sottende la logica del premio: i lavori vengono infatti votati dal pubblico e scelti per essere collocati nel […]

Andrea Marinelli, Marco Useli, exhibition view, Tempo al Tempo, Palinsesti 2020 © Palinsesti
Gianni Moretti, Capitoli Di Un Monumento (I-XIV), Tempo al Tempo, Palinsesti 2020 © Michele Tajariol

Premio In Sesto è diventato un appuntamento fisso nell’agenda culturale del Triveneto. A San Vito al Tagliamento, le opere vincitrici delle passate edizioni si inseriscono permanentemente nello spazio urbano. Il rapporto con la comunità è fondamentale e sottende la logica del premio: i lavori vengono infatti votati dal pubblico e scelti per essere collocati nel sito prescelto, in centro o in periferia, definendo una trasformazione, non soltanto del tessuto urbano, ma anche di quello sociale. Il Premio ha subito diverse modificazioni, rivolgendosi non soltanto alla comunità locale, sempre più attiva e partecipe nel corso degli anni, ma anche ad un pubblico internazionale: gli artisti selezionati quest’anno – Matteo Nasini, Maria Walcher e il duo tedesco composto da Sinta Werner e Markus Wüste – lo dimostrano. Artisti nazionali e internazionali dialogano tra di loro, sia nel Premio che nelle esposizioni e iniziative collaterali legate alla rassegna Palinsesti, di cui Premio In Sesto fa parte. Abbiamo rivolto alcune domande a Michela Lupieri, curatrice di questa dodicesima edizione del premio, per approfondire i lavori proposti quest’anno – che si possono scoprire e votare nel sito palinsesti.org – e gli obiettivi prefissati in un anno così particolare. 

Veronica Pillon: San Vito al Tagliamento diviene un punto di riferimento per l’arte contemporanea grazie al Premio In Sesto, giunto quest’anno alla sua dodicesima edizione: qual è la relazione tra il premio e il territorio e quali sono gli obiettivi che, grazie al premio, si vogliono raggiungere?

Michela Lupieri: Negli anni il Premio In Sesto si è evoluto, attraversando diverse fasi. Inizialmente era rivolto solo agli artisti della regione, poi è stato allargato ad artisti internazionali provenienti dall’Euroregione Alpe-Adria o dalle cittadine gemellate con San Vito al Tagliamento. In più, quest’anno, abbiamo deciso di considerare artisti provenienti da tutta Italia – in particolare dal Lazio e dal Trentino Alto Adige – e non solo dal Triveneto. Uno dei suoi obiettivi, infatti, è proprio quello di favorire il dialogo tra artisti nazionali e internazionali – quest’anno la coppia di artisti invitati proviene dalla Renania settentrionale-Vestfalia, area della Germania –. Nonostante le sue trasformazioni, l’obiettivo è sempre stato lo stesso: promuovere l’arte contemporanea in stretto dialogo con i luoghi della cittadina, al fine di valorizzarne gli edifici come gli spazi all’aperto. La mostra del Premio, infatti, è sempre stata allestita in un luogo storico: l’Antico Ospedale dei Battuti dal 2009 al 2012 e le Antiche Carceri dal 2013 ad oggi. Di conseguenza, trattandosi di un Premio per la realizzazione di interventi site-specific sul territorio, anche gli spazi all’aperto ne sono stati valorizzati. I siti toccati fino ad ora, per citarne alcuni, sono stati il Parco Rota, il fossato delle Antiche Mura e del Castello, l’area verde compresa tra via Fabrici e il parcheggio Sante Ciani. Ogni intervento, quindi, occupando un’area dislocata tra il centro storico – all’interno delle mura – o la vicina periferia, è diventato un punto di ancoraggio, un sito da cui partire o a cui arrivare per un’ esplorazione della cittadina stessa. Grazie al Premio l’arte contemporanea è inserita nel tessuto quotidiano in stretto dialogo con gli spazi della collettività e l’obiettivo è sempre stato quello di agire secondo una dinamica partecipativa e di coinvolgimento del pubblico. Con il Premio si è cercato, inoltre, di patrimonializzare l’effimero e storicizzare il contemporaneo. Come curatrice, durante le visite guidate o i momenti di confronto con il pubblico cerco sempre di trasmettere il messaggio che ogni arte è stata contemporanea di conseguenza, quella prodotta oggi, non è che lo specchio del presente e di quello che accade. Ogni intervento installato a San Vito è un dispositivo di lettura del territorio, della sua storia e della sua geografia. 

Carlo Vidoni, exhibition view, Destiny – Destination, Palinsesti 2020 © Michele Tajariol
Elisa Caldana, exhibition view, Hometown : Casa città, Fondazione Ado Furlan 2020 © Palinsesti
Fumitaka Kudo, Nuotatore, Tempo al Tempo, Palinsesti 2020 © Palinsesti

VP: Gli artisti coinvolti quest’anno sono Matteo Nasini, Maria Walcher e il duo tedesco composto da Sinta Werner e Markus Wüste: che lavori hanno proposto per la città? Chi selezionerà l’opera vincitrice?

ML: Premetto che, ogni anno, l’amministrazione comunale insieme al team curatoriale seleziona il sito per cui gli artisti devono ideare l’intervento. Quest’anno si è deciso per un’area verde e alberata in pieno centro, separata dal Parco Rota da un fossato d’acqua. Gli artisti invitati hanno proposto tre progetti molto diversi, fedeli alle rispettive linee di ricerca ma allo stesso tempo in dialogo con il luogo. Matteo Nasini, la cui pratica si origina dal disegno o dal suono, ha proposto un progetto ispirato dall’acqua del vicino fossato e dal titolo Meriggio assorto. È la scultura di una sirena, in ceramica smaltata e a grandezza naturale che, estraniata dal suo contesto e privata della sua vocalità, è muta, adagiata sull’erba e immersa nella lettura di un libro. Diversamente la ricerca di Maria Walcher interroga temi storici, sociali, politici o ecologici. Con il progetto Tocca a te, l’artista indaga il rapporto dell’uomo con la natura e il processo d’industrializzazione a partire da due elementi del territorio sanvitese: i mattoni a vista e le striature bianche e rosse sulle pareti degli edifici. Ispirata dal gioco del Jenga, l’artista ha concepito un intervento ambientale che allude allo stato di incertezza attuale: una torre instabile di mattoni, sorretta da una base in cemento a forma di tronco d’albero. I protagonisti di questo gioco, però, non sono le persone ma gli alberi che, colorati a strisce con la calce, sono parte integrante dell’opera. Infine, Sinta Werner e Markus Wüste hanno presentato Noise Reduction, un progetto originato dall’unione delle rispettive pratiche. Si tratta di una scultura che tratta il tema della percezione dell’oggetto in relazione allo spazio. Da lontano il cane “pixellato” può sembrare reale, ma è solo nell’avvicinamento che si coglie una scultura fatta di strati di cubi sovrapposti, un’immagine bidimensionale che sembra non essere completamente “caricata” o che è stata intenzionalmente resa anonima. Il cane è trasportato dal mondo digitale alla realtà analogica. L’immagine virtuale e smaterializzata ha il suo diritto di esistere grazie alla presenza fisica data dalla gravità e dalle proprietà dei materiali. La scultura, da apparizione, si trasforma in immagine tridimensionale: un oggetto che, per essere percepito come reale, necessita dello spazio in cui si trova.  

Collegandomi alla risposta di prima e al fatto che il Premio opera secondo una dinamica partecipativa, continuo dicendo che collettiva e democratica è la scelta dell’opera da installare. È, infatti, il pubblico – i visitatori della mostra – ad essere chiamato a votare il progetto preferito, diventando così parte attiva del processo che rende il Premio l’espressione di una dinamica articolata in cui spettatore, curatore, commissione selezionatrice, amministrazione e artista collaborano per il raggiungimento di uno scopo comune. Nelle Antiche Carceri, una sala dello spazio è proprio dedicata alle votazioni, ed è qui che è collocata l’urna, le schede di voto e il registro in cui firmare. Quest’anno, però, poiché le mostre sono chiuse al pubblico, la votazione avviene online e chiunque, da qualsiasi parte del mondo, può esprimere la propria preferenza accedendo al sito web (www.palinsesti.org) di Palinsesti. Qui è possibile leggere le schede dei progetti e votare quello che si desidera vedere realizzato. 

Maria Walcher, Transhumanz 2018, Premio In Sesto 2020 © Palinsesti
Matteo Pizzolante, exhibition view, Tempo al Tempo, Palinsesti 2020 © Michele Tajariol

VP: Quest’ultimo anno è stato sicuramente un anno diverso dal solito. Com’è stato curare il premio in un contesto dominato dal distanziamento e dal digitale e quali sono le potenzialità che Premio In Sesto ha nel ritrovamento del senso di comunità e prossimità, essendo così legato e radicato nel territorio di San Vito al Tagliamento? 

ML: La progettazione delle mostre si è sviluppata tra l’estate e l’autunno e fino a pochi giorni prima dell’inaugurazione di novembre abbiamo lavorato in loco, insieme agli artisti e agli studenti dell’Università degli Studi di Udine – partner importante della rassegna –, nostri tirocinanti. Gli allestimenti ci hanno permesso di rendere le mostre pronte per essere viste, come di dedicarci alla formazione degli studenti usando questi momenti come pretesto per impartire piccole lezioni sulla pratica del fare mostre. Poi però in Friuli, come in altre regioni, sono scattate le restrizioni causa COVID e, se per la fase preparatoria siamo riusciti a lavorare a stretto contatto, l’inaugurazione è avvenuta online. Da momenti di estrema vicinanza, ammetto che è stato strano ritrovarsi a casa e soli ad inaugurare guardando lo schermo del computer. D’altro canto però, com’è successo per tante altre istituzioni, questa situazione ci ha spronato ad utilizzare le piattaforme digitali e pensare a delle strategie per diffondere i diversi contenuti. Nei mesi abbiamo realizzato tour virtuali, visite guidate da parte di curatori, assistenti e tirocinanti, video in cui la parola era lasciata agli artisti stessi. Mi occupo della curatela del Premio da tre anni e la comunità attende sempre con grande interesse il momento dell’inaugurazione perché è la giornata che dà ufficialmente inizio alla votazione e al loro coinvolgimento. Quest’anno mi è mancato vedere nei loro occhi la curiosità, come anche quel po’ di scetticismo che non manca mai davanti ai lavori esposti; come sentire, attraverso le loro domande, un vivo interesse nel cercare di capire l’arte di oggi. Grazie a Palinsesti, il contemporaneo è parte della cittadina tanto quanto lo sono i bellissimi affreschi di Pomponio Amalteo nella Chiesa dei Battuti. L’amministrazione comunale di San Vito è tra le poche, se non l’unica in regione, a sostenere e promuovere il contemporaneo grazie ad una programmazione continuativa e ad una nuova produzione annuale dedicata alla città e ai suoi abitanti. Questa per me è la sua più grande bellezza, nonché potenzialità. 

VP: Il Premio In Sesto non è un intervento isolato o fine a sé stesso: si inserisce, infatti, all’interno della rassegna Palinsesti. Che significato ha il termine “palinsesto” e come si relaziona al concept della rassegna? 

ML: La storia di Palinsesti è più che decennale, ed è l’evoluzione del progetto “Hic et nunc” nato nel 1992. Per la scelta del nome, chi ha ideato la rassegna nel 2006, ha tratto ispirazione dall’oggetto “palinsesto”, il manoscritto in pergamena dove il vecchio testo veniva cancellato dal nuovo e quindi trasformato da un continuo processo di scrittura. Attraverso questa metafora, i curatori volevano veicolare l’idea dell’evoluzione della storia dell’arte, resa tangibile attraverso le mostre allestite ogni anno e parte di un processo infinito, inarrestabile e tutt’ora in corso. Alla base, c’era inoltre la necessità di veicolare l’idea dell’arte contemporanea che, nel suo farsi e tendersi verso il futuro, guarda e ha le sue radici nel passato. La storia, infatti, è una condizione necessaria per la sua evoluzione. Diversamente, il Premio In Sesto, sezione unica e originale di Palinsesti, nella sua definizione di luogo come arte ambisce a mettere un punto a questo continuo processo di invenzione, indirizzando l’attenzione verso un luogo specifico della cittadina e chiedendo agli artisti invitati di pensare per esso un progetto site-specific. Con il Premio, quindi, il processo si cristallizza in una forma artistica tangibile e permanente.

VP: Quali sono le mostre e le altre attività che compongono la rassegna di quest’anno? 

ML: Palinsesti è un festival di arte contemporanea articolato nella struttura, diversificato nei contenuti e diffuso sul territorio. Le mostre, infatti, sono allestite in vari spazi tra San Vito al Tagliamento e Pordenone: un pretesto, questo, per mettere in dialogo due luoghi di una stessa regione, ma anche connettere il passato con la contemporaneità. Il Premio In Sesto curato da me in collaborazione con Magalì Cappellaro, è ospitato nelle Antiche Carceri dove, benché la mostra sia focalizzata sui materiali progettuali – idee, schizzi, disegni e un modellino – vi sono esposti anche alcuni lavori rappresentativi della ricerca di ogni artista invitato. L’Antico Ospedale e Chiesa di Santa Maria dei Battuti ospita la mostra tematica principale, curata dal curatore generale della rassegna Luca Pietro Nicoletti, in collaborazione con Alice Debianchi. Tempo al Tempo. Percorsi di una generazione è una collettiva che unisce i lavori di undici artisti nati tra la fine degli anni Settanta e Ottanta, presentando un percorso espositivo articolato attorno ai temi del tempo e della materia. Come di consuetudine, l’Essiccatoio Bozzoli ospita una mostra personale, focalizzata ogni anno su uno degli artisti della collezione Punto Fermo – una collezione permanente dei più rappresentativi artisti contemporanei della regione, ospitata in questa stessa sede –. Curata da Antonio Garlatti, la mostra presenta Destiny_destination un’installazione di Carlo Vidoni. A Pordenone invece, negli spazi della Fondazione Ado Furlan – partner importante della rassegna – è ospitata la mostra personale di Elisa Caldana, artista vincitrice del Premio In Sesto 2019. Curata da Giada Centazzo, Hometown / Casa città presenta una serie di lavori attorno al tema dell’abitare e i progetti – modellino e disegni – di Monumento alle vie inesistenti con cui Elisa ha vinto il Premio lo scorso anno e che, non appena le condizioni lo permetteranno, verrà messo in posa a San Vito al Tagliamento. 

Alberto Gianfreda, exhibition view, Tempo al Tempo, Palinsesti 2020 © Michele Tajariol
Matteo Nasini, Neolithic Sunshine 2018, Premio In Sesto 2020 © Palinsesti
Michele Spanghero, Pebbles, dimensione ambientale, Premio In Sesto 2015 © Irene Fanizza
Nataša Sienčnik, How to draw a border in the sky, Premio In Sesto 2018 © Irene Fanizza
Valdi Spagnulo, Lembo di Cielo 2006, Tempo al Tempo, Palinsesti 2020 © Palinsesti