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On the Contemporary – OtC, Catania | Intervista con Anna Guillot

L’artista Anna Guillot, legata alla ricerca verbo-visiva italiana, è  anche la fondatrice di On the Contemporary (OtC), il  project space situato nel cuore di Catania che ha l’ambizione di riattivare, in un dormiente e difficile contesto culturale, un’attenzione alle arti...

Alessandro Costanzo, Niagara,Video, 2021, On the Contemporary, Catania. Ph. Sudio Mōrf.

L’artista Anna Guillot, legata alla ricerca verbo-visiva italiana, è  anche la fondatrice di On the Contemporary (OtC), il  project space situato nel cuore di Catania che ha l’ambizione di riattivare, in un dormiente e difficile contesto culturale, un’attenzione alle arti visive e alle sperimentazioni  artistiche. Attualmente lo spazio ospita la mostra OSTENSIONI, che vede in dialogo le opere di Francesco Balsamo, Alessandro Costanzo, Pietro Fortuna, Anna Guillot, Yvonne Kohler, Zygmunt Piotrowski e Francesco Voltolina

Simona Squadrito: Cosa ti ha spinto a fondare On the Contemporary (OtC) in una città, Catania, che ad oggi non sembra molto recettiva e attenta all’arte contemporanea? Qual è il tuo atteggiamento nella gestione dello spazio? 

Anna Guillot: Nel rispondere preferisco anteporre la seconda domanda per una migliore logica e funzionalità dei contenuti. On the Contemporary, spazio indipendente da me fondato nel 2018 sito nello storico palazzo Manganelli, è concepito come laboratorio di pensiero allo scopo di condurre verifiche su particolari questioni del contemporaneo.
L’attività di ricerca, il collaudo di pratiche espositive generate anche sulla base di esperienze pregresse, oltre naturalmente alla proposizione di linguaggi e tematiche, nel tempo sono evoluti in ‘modello di comunità flessibile’. Tale espressione definisce con esattezza il modus operandi praticato con colleghi artisti, studiosi e teorici dei linguaggi, e finalizzato a captare problematiche intorno alle quali far convergere momenti di studio a cui dare risposte differenti, senza che tra i partecipanti vi sia gerarchia. 
I progetti realizzati‘per’ e ‘nello’ spazio OtC hanno sempre seguito un processo collettivo. Anche su altri fronti, il mio lavoro ideativo e progettuale implica partecipazione e condivisione. L’obiettivo è il voler generare e mantenere viva una costante condizione comunitaria di riflessione e azione intorno ad alcune tra le urgenze del contemporaneo. Gli artisti e gli intellettuali coinvolti, ed io stessa, in genere diamo risposte parecchio eterogenee. L’approccio propositivo che emerge da una simile condizione dialettica intende configurarsi attraverso l’ideazione e la realizzazione di progetti. Nel corso di un tempo relativamente breve, tale prassi ha generato pubblicazioni e dato vita a mostre e a iniziative che hanno visto agire piccoli gruppi o singoli artisti in sinergia con teorici dell’arte o figure diverse, sempre su un piano di interrelazione tra autori e studiosi, temi e luoghi. Parte integrante di tale operatività è anche il lavoro di ricerca condotto come KoobookArchive nel campo del libro.
Man mano si è venuta a creare un’interessante rete di rapporti estesa su scala nazionale e oltre, il che ovviamente stimola e gratifica; a Catania, in particolare, aprendo collaborazioni regolari e temporanee con istituzioni come l’Accademia, soprattutto, meno con l’Università, e operando in sintonia con alcuni artisti, qualche galleria e operatore del settore. 

S.S.:  La tua risposta elude la mia domanda sulla situazione culturale legata al contemporaneo della città di Catania. Qual è il tuo punto di vista? Potresti raccontarmi di più sulle collaborazioni che OtC ha intrattenuto con l’Accademia, l’Università e gallerie appena citate? 

Anna Guillot: Catania vive anni difficili, anni di pessima amministrazione della città che pesano anche sulla cultura; l’assestamento del disequilibrio generalizzato è di là da venire. Restano soltanto pochissime realtà private apprezzabili, come Collica & partners (Gianluca Collica e Maurizio D’Agata), la galleria Li Greggi, le fondazioni Brodbeck e Oelle, spazi no-profit come Bocs di Giuseppe Lana, ma sostanzialmente rispetto al contemporaneo e a un’idea di cultura ‘libera’, Catania non c’è.
Pochi i rapporti di intesa e collaborazione. Con l’Accademia, certo, la nuova direzione di Gianni Latino la rende veloce, la disincaglia di continuo dalle trappole della burocrazia, la tiene sensibile e viva sul piano culturale. In passato l’accademia ha promosso miei progetti su libri, multipli e prototipi, tra cui le edizioni del progetto “In Series” e ora una nuova edizione è al vaglio. La collaborazione con l’Istituzione è costante; a breve presenteremo ufficialmente il libro-catalogo dell’attuale mostra “Ostensioni”; la realizzazione editoriale e uno dei contribuiti critici si devono a rapporti consolidati con figure importanti dell’Istituzione. E ancora, intesa e sinergia con il Dipartimento Arti Visive, Nuovi Linguaggi della Pittura, con Marcella Barone e Gianluca Lombardo, artisti-docenti con i quali abbiamo realizzato “Self-Printed Self-Published” per l’archivio Koobook, l’ultimo progetto in ordine di tempo, e programmato prossimi interventi site-specific per OtC. Fuori dall’accademia, la collaborazione è pressoché fissa con Francesco Balsamo e Alessandro Costanzo (recenti le loro mostre personali presso OtC). Rispetto ad altre realtà catanesi, importante la relazione con la piattaforma Balloon project e in passato col magazine “Carte d’arte” – sono stata redattore e co-direttore della rivista –, la cui eredità ha consentito tra le tante cose alcuni contatti e scambi privilegiati, come quelli con Ettore Spalletti e Pier Paolo Calzolari (loro importanti opere figuravano in “Relics”, prima delle tre mostre sul ‘sacro contemporaneo’). Una buona intesa impostata sul rapporto di stima reciproca è quella con Gianluca Collica, gallerista di lungo corso, con il quale da qualche anno, con ruoli originati da intenzioni diverse, sviluppiamo attività che coinvolgono artisti comuni, al di là di competizioni o gelosie. Della sinergia con l’Università, al momento molto limitata, farò cenno più avanti.
Un rapporto particolare è quello con MusumeciContemporary, ovvero Rosa Anna Musumeci, gallerista e curatrice indipendente a Catania spostatasi nel 2010 a Bruxelles e oggi tornata a operare in Sicilia. Si tratta di un modo parallelo di vedere il contemporaneo e considerare la cultura. In comune con Rosa Anna abbiamo il rigore metodologico e l’intransigenza sulla qualità. Con lei, per la lunga attività che ci accomuna, c’è possibilità di dialogo, collaborazione e scambio di esperienze e di artisti.  

Christian Boltanski, particolare teca 1, Ostensioni, On the Contemporary, Catania, 2023 Ph. Sudio Mōrf
Anna Guillot dal ciclo Dislocamento, Ostensioni, On the Contemporary, Catania, 2023 Ph. Sudio Mōrf

S.S.: I propositi progettuali con cui hai inaugurato lo spazio nel 2018, vedevano nel futuro di On the Contemporary, un luogo atto non solo all’esposizione ma all’attivazione di attività diverse, con una visione estesa ad instaurare collegamenti e operatività oltre l’area locale. Cosa si è realizzato in tal senso? 

A.G.: Il lavoro è costantemente in itinere: la costruzione di collegamenti ad ampio raggio, come dicevo, collaborazioni e scambi anche sul piano internazionale, mostre e pubblicazioni. Rispetto a quanto programmato, i due anni di blocco hanno dirottato alcune delle intenzioni iniziali a cominciare dall’attuazione di workshop e residenze, ma rallentato solo in parte il resto dell’attività. Quelli che inizialmente sembravano i limiti posti dalla pandemia ora costituiscono le modalità di azione correnti; partiremo con le residenze, ma studio, confronto ed elaborazione di progetti, come è ovvio, erano e restano attuabili con incontri non soltanto dal vivo. 

S.S.: Potresti entrare più nello specifico, ad esempio, come saranno organizzate le residenze? 

A.G: Certo. Le residenze si riferiscono a On the Contemporary —in the Garden, altra sede di OtC, un appartamento di un palazzo storico di fine 800 con giardino semiabbandonato annesso – che è il focus delle attività – sito a Caltanissetta, nell’entroterra siciliano. Dalla consapevolezza che il giardino è sempre uno spazio progettato, ho avviato una programmazione intesa come indagine sulla relazione complessa tra natura e cultura, realtà vive in continua trasformazione. Per le residenze si tratterà di scelte molto selezionate, un invito massimo due l’anno. Scelte dovute esclusivamente a un principio di qualità, rispondenti a un percorso di crescita che riguarda la cultura, non mode né affari. Presenze importanti sono due collaboratori esperti in grado di dare supporto organizzativo agli artisti; difficilmente godremo di supporti generati da partnership efficaci.
Ho in mente alcuni artisti del gruppo toscano del progetto “Imboscata”, una è Caterina Sbrana. Comincerò in autunno proprio con lei per un primo intervento site-specific in giardino. Altra residenza pianificata per il prossimo anno è quella dell’artista belga Michel Couturier; quella di Couturier sarà una ricerca sulla cultura mineraria, tipica di Caltanissetta e del territorio del centro Sicilia; sempre finalizzata ad un progetto site-specific, l’operazione sarà supportata da Wallonie-Bruxelles International, l’organismo responsabile delle relazioni internazionali tra la Vallonia-Bruxelles e i paesi membri UE, che segue la mobilità degli artisti. 
Per il resto di quanto mi chiedi, posso solo fare un elenco di progetti collettivi e di mostre personali: “Ostensioni”, “Relics”, “Rĕlĭquĭæ”, “In Ambiente”, “In Dialogue”, “Systema Naturæ”, “Libri e No”, “The Life of an Artist’s Book”, “Self-Printed Self-Published”, etc., cui seguirebbe un elenco di teorici e di critici; ogni nome è un’intesa, una pianificazione, una possibilità di generare situazioni: Giovanni Anceschi, Paolo Emilio Antognoli, Antonio Curcetti, Marcello Faletra, Giovanni Fontana, Antonio Grulli, Lorenzo Madaro, Luciana Rogozinski, Vittorio Ugo Vicari, etc.; e di artisti: Francesco Balsamo, Zaelia Bishop, Luca Caccioni, Alessandro Costanzo, Anne Clémence de Grolée, Iginio De Luca, Flavio Favelli, Pietro Fortuna, Sebastiano Guerrera, Filippo La Vaccara, Francesco Lauretta, Loredana Longo, Domenico Mennillo, Diego Miguel Mirabella, Rachel Morellet, Zygmunt Piotrowski, Simoncini Tangi, Philippe Terrier-Hermann, Silvano Tessarollo, Luca Vitone, Francesco Voltolina, Ampelio Zappalorto, etc.
Non ci sono grandi strategie se non i princìpi della qualità e della ricerca. Al di là dell’elenco di mostre generate da momenti di studio con artisti, critici e figure trasversali – come ho già detto – la sostanza è il lavoro di cinque anni più 15, tra OtC e archivio Koobook, in parte svolto in sinergia con le realtà del territorio di cui ti ho detto, e, soprattutto, attraverso la costruzione di ponti.

S.S.: Oltre alla tua attività di curatrice di On the Contemporary, sei un’artista formatasi sotto l’influenza dell’esperienza verbo-visiva. Parlaci del tuo lavoro, di come si è evoluto ad oggi.

A.G.: I miei primissimi studi venivano dall’astrattismo e dall’arte programmata, era più probabile dunque che la mia ricerca degli anni ’80 si configurasse come indagine verbo-visuale non verbo-visiva, non avendo a che fare con la poesia visiva, quella, per intenderci, di Eugenio Miccini e di Lamberto Pignotti. Si trattava di una pittura monotona interessata al rapporto testo-immagine (immagine del testo), costruita attraverso la reiterazione di cellule testuali minime non asemantiche. “Poesia mimetica”, “Scripta-Verba”, “Continuum-Contiguus”, “It Is”, questi i cicli delle opere di allora. Ormai da più di 20 anni tale ricerca si è orientata verso un uso della fotografia fatto di citazioni e rimandi al vissuto personale. La tematica successiva era incentrata sull’identità del singolo e quella dei luoghi, inizialmente indagate attraverso lo studio dei palindromi, l’entità specifica del nome “Anna” e il Selbst per aprirsi poi a connotazioni psichiche e prossemico-antropologiche. Dal 2021 ho spostato la riflessione verso una sorta di autobiografia impersonale con “Dislocamento”, un progetto incentrato sul rapporto tra individuo e luogo. 
Originati dal senso di straniamento per il transito e la permanenza nei luoghi privati del mio vissuto e in quelli immaginati, l’impersonalità narrativa del testo e quanto di personale-impersonale è traslato nelle immagini fotografiche restituiscono oggi, come in una sorta di mise en abyme, tutto ciò che li ha determinati. Foto d’archivio e documenti privati con l’aggiunta di rari ‘oggetti d’affezione’ realizzano l’espansione progressiva e integrata di quello che diviene l’allestimento fotografico-oggettuale della personale, reale e pretestuosa genealogia. Si tratta di una biografia intesa come metafora, storia di tanti, dislocamento e diaspora diretti a spostare il punto di vista dal singolo alla collettività, dal locale all’universale, per guadagnare l’apertura verso una rinnovata logica dello sguardo e del pensiero.

Ostensioni, installatio view, On the Contemporary, Catania, 2023 Ph. Sudio Mōrf
Pietro Fortuna, Studio visit, 2013, Editing Paolo Vanghetti Tailsfilm, On the Contemporary, Catania. Ph. Sudio Mōrf

S.S.: Evidentemente le tue radici come artista ti hanno consentito di dare un imprinting al tuo KoobookArchive, l’archivio da te fondato nel 2008 e la raccolta rivolta al libro e al multiplo d’artista, che vede opere di artisti internazionali come Baldessari, Rucha, Boltanski, Calle, Horn, Ono… Qual è il criterio di selezione degli artisti e delle opere che fanno parte di questo archivio? Esiste un fil rouge che le lega?

A.G.: La cosa parte da lontano. Circa 40 anni fa è stato determinante il rapporto diretto con fondatori e autori della poesia visuale e concreta, area che praticavo come artista, e della poesia visiva e sonora. I contatti frequenti con Firenze e Roma: Luciano Caruso, Mirella Bentivoglio, Carlo Belloli, Eugenio Miccini e Giovanni Fontana, tanto per fare qualche nome, mi hanno coinvolto nell’avventura del libro d’artista fino al punto di dare vita, anche all’interno dell’Accademia di Catania dove ho insegnato fino a qualche anno fa, all’attivazione di Progettazione del libro d’artista, una disciplina che mi è stata affidata unitamente a Installazioni multimediali. Sempre molti anni fa, a Milano, l’incontro con Bruno Munari al suo studio, con Carlo Belloli all’ISISUF e poi quello con Giovanni Anceschi, uno dei fondatori dello storico Gruppo T, l’avere avuto i multipli dello stesso Anceschi, di Boriani, Colombo, Devecchi e Varisco nella mostra “In Series #2”, seconda edizione dell’omonimo progetto di analisi sul tema della serialità anche attraverso convegni, insieme al lavoro di una mia tesista sul sempre attuale concetto di serializzazione, fino a “The Small Utopia: Ars multiplicata” di Celant, a Venezia, sono stati momenti di sensibilizzazione sull’argomento, al di là di quanto la ‘grafica d’arte’ avesse potuto dire. Si può dedurre che la raccolta di materiali per l’archivio Koobook è iniziata attraverso un primo nucleo di libri e oggetti di artisti italiani, attraverso contatti prevalentemente diretti e come momento di studio personale, per poi estendersi agli autori europei e americani. 
Fondato 15 anni fa, l’archivio, dunque, non è interessato ad un semplicistico ‘fare raccolta’ di materiali ma è impegnato nel perseguire la ricerca. 
In particolare, mi era venuto in mente che oggi il libro d’artista, oltre a una sua propria dimensione visuale, avrebbe potuto diffondere ulteriori e nuove proiezioni spazio-temporali portandosi su linee video-sonore e performative. Così ho invitato a collaborare esperti della parola visuale, performer della voce, video e sound artist, fotografi, grafici, editori e teorici dei linguaggi, ho aperto relazioni con altri centri di ricerca, archivi e istituzioni artistiche, e, anche come artista-docente, ho incrementato studi, approfondimenti e scambi di esperienze. Queste attività hanno inciso sul piano esperienziale e contribuito a rendere sempre più corposo il patrimonio di opere e documenti. 
Oggi il dinamismo dell’archivio è sostanziato esclusivamente da sperimentazione mediale e intermedialità digitale, sempre attraverso rapporti diretti e scambi.

S.S.: Quando è come è possibile visitare l’archivio? Quali sono i tuoi criteri di catalogazione e conservazione? Quanti volumi custodisce l’archivio?

A.G.: L’archivio è visitabile per appuntamento; come è comprensibile, la richiesta in genere arriva da parte di addetti ai lavori e da studenti tesisti. L’esigenza di tali visite è dovuta quasi sempre a studi e ricerche finalizzate a tesi di laurea e di dottorato, a pubblicazioni e ricognizioni da parte di riviste. Cristina Costanzo, critica d’arte e professore dell’Università di Palermo, avendo orientato studi e tesi di laurea sugli archivi di libri d’artista, ha indirizzato più volte i suoi studenti in tal senso; si rendeva ovviamente necessario attingere direttamente dai fondatori-conduttori di tali archivi. Ho in mente la tesi di Roberto D’Angelo, tesi di laurea magistrale in Storia, critica e conservazione dell’arte, anche perché è stata pubblicata (“Il libro d’artista in Sicilia”, ed. Ex Libris). Un lavoro analogo sul collezionismo in Sicilia, sollecitato da Eva Di Stefano della medesima Università, ha portato a vari lavori di dottorato, tra cui la tesi di Giulia Scalia. Con l’Accademia di Catania il lavoro è stato intenso, sarebbe lungo dire di workshop e scambi con accademie e Istituzioni straniere (Barcelona e Rouen, in particolare), contatti che hanno generato la presenza in mostre come la biennale “LiberoLibrodArtistaLibero”, edizioni #3, #4, #5, a cui era riservata la presenza di poche accademie italiane dove si conduceva un lavoro specifico sul libro. Quest’ultima collaborazione con il collezionista Primo De Donno e con Emanuele De Donno di Foligno, è ben documentata su cataloghi dal taglio scientifico editati da Viaindustriæ. Nelle tre biennali era presente un’intera sezione dell’archivio, quella relativa alle ricerche recenti di artisti che sperimentavano possibilità alternative del libro. La biennale #4 si svolgeva a Spoleto presso la Biblioteca comunale di Palazzo Mauri e parallelamente a Catania, in sinergia con la facoltà di Lettere e la Biblioteca civica e Ursino Recupero della stessa Università, promuovendo un momento di studi con Salvatore E. Failla, musicologo di chiara fama, e Maria Rosa De Luca, ambedue cattedratici di lungo corso interessati a scandagliare il rapporto tra metrica, sonoro e visivo nel libro d’artista.
L’archivio consta di un migliaio di libri di 400 artisti. La quantità prevalente è di natura cartacea, solo un 15% riguarda la produzione multi e intermediale, per la maggior parte ma non esclusivamente on demand. Non sempre questa tipologia esclude del tutto il cartaceo; questa quarantina di opere costituisce una sezione a sé.
La raccolta segue un criterio storiografico e un sottocriterio che riguarda movimenti e artisti. Il cartaceo segue linee generali relazionate alla cronologia e di conseguenza agli autori. È presente una piccola sezione di documenti e copie anastatiche di libri storici, in particolare sul Futurismo, primo tra tutti il “Depero Futurista” detto “Libro imbullonato” di Fortunato Depero, editato da Belforte una quarantina di anni fa. La sezione cartacea inizia dagli anni ‘60 e arriva ad oggi. Prevalgono gli autori italiani; nell’ambito del libro d’artista, di particolare interesse sono stati i movimenti focali dell’area verbo-visiva e della neo avanguardia, le già citate poesia visuale, poesia concreta, poesia visiva e poesia sonora, Gruppo 70 (1963-1968), etc. Gli esponenti di tali momenti dell’arte nazionale, Arrigo Lora-Totino, Carlo Belloli, Bruno Munari, Mirella Bentivoglio, Ugo Carrega, Luciano Caruso, Ketty La Rocca, Lamberto Pignotti, Lucia Marcucci, Eugenio Miccini, Giuseppe Chiari, Giovanni Fontana, etc., alcuni di formazione letteraria, alquanto prolifici, mi hanno consentito di documentare bene l’arco di tempo che va dai ‘60 ai ‘90. Al fianco degli italiani, coevi, i pionieri del libro, per fare due nomi, Ed Ruscha e John Baldessari. Con gli americani si apre una sezione che introduce un diverso e massivo uso della fotografia connesso alla grafica. Degli anni 80/90/00 sono in archivio gli europei, Ian Hamilton Finlay, Henri Chopin, Julian Blaine fino a Christian Boltanski e Sophie Calle, per fare qualche nome. Gli anni 2000 sono documentati attraverso alcuni dei grossi nomi internazionali: Matthew Barney, Damien Hirst, William Kentridge, Berlinde De Bruyckere, Thierry De Cordier, Julian Opie, Roni Horn, gli italiani Ettore Spalletti, Antonio Freiles, Domenico Mennillo, etc. In ciascuna area sono presenti anche libri di autori meno noti. Una sezione laterale, piccola ma molto vivace, è dedicata alle ricerche effettuate da miei ex studenti.
Circa la conservazione, premesso che da più di un anno l’archivio è stato spostato in una sede privata a Caltanissetta, il materiale è adeguatamente custodito e sorvegliato; è inclusa la manutenzione dei piccoli dispositivi tecnologici di cui sono dotati i lavori sperimentali.
Il patrimonio dell’archivio è oggetto di prestiti e scambi per mostre e periodicamente costituisce parte integrante dei progetti espositivi di On the Contemporary. 

Installatio view, Francesco Balsamo, Pensa il fianco, On the Contemporary, Catania, 2022, Ph. Sudio Mōrf
Ian Hamilton Finlay, Libro d’artista, courtesy KoobookArchive, Ph. Sudio Mōrf

S.S.: On the Contemporary e KoobookArchive condividono la stessa fondatrice e la stessa ubicazione, questi due progetti in che modo dialogano tra loro? 

A.G.: Stabilito che il presupposto è fare ricerca, premetto di considerare la ‘forma libro’ alla stregua né più né meno di una qualsiasi opera. Da diversi anni oriento il lavoro sul libro verso una direzione inedita e sperimentale che include l’uso di mezzi tecnologici, senza pregiudizi, come accade per altri tipi di operazione artistica. Il libro può essere considerato come una microarchitettura, una installazione più o meno dimensionata dove le coordinate spazio e tempo (spazio = pagina, tempo = sequenza) sono punti focali. Il mio invito a collaborare e produrre si rivolge agli artisti che sintetizzano simili punti di vista sull’argomento e che li condividono nei fatti. Libri multi e intermediali on demand sono stati realizzati, per fare qualche nome, da Maria Arena, Annakarin Quinto, Marcella Barone, Mario Consiglio, Alessandro Costanzo, Gianluca Lombardo, Nélida Mendoza, etc.; altri sono in archivio grazie a un continuo indagare (Armin Linke, Thomas Demand, Olafur Eliasson, Gary Hill e ancora…). Ne consegue che la visione che mi porta a coinvolgere un artista o un teorico è univoca e coerente e che le attività di On the Contemporary e quella di KoobookArchive si compenetrano.

S.S.: On the Contemporary ha inaugurato la stagione espositiva 2023 con la mostra, tuttora in corso, “Ostensioni”. A partecipare, oltre a te come artista ideatrice del progetto, troviamo: Francesco Balsamo, Alessandro Costanzo, Pietro Fortuna, Yvonne Kohler, Zygmunt Piotrowski e Francesco Voltolina. Inoltre è anche esposta una sintetica ma preziosa selezione di libri d’artista di Christian Boltanski. Vuoi raccontarmi qualcosa su questo progetto espositivo? 

A.G.: “Ostensioni” fa seguito al progetto “Rĕlĭquĭæ” realizzato nel 2020. La mostra, aperta il 27 gennaio in concomitanza con la Giornata di commemorazione delle vittime della Shoah, chiuderà entro i primi di maggio con la presentazione del catalogo. Tre anni fa “Caedis Reliquiae” (i sopravvissuti al massacro in “Ab Urbe Condita” di Tito Livio) era la sezione video costituita dal documento “Birkenau Nachtkampf” di Zygmunt Piotrowski-Noah Warsaw. Nella mostra attuale la sezione dedicata alla memoria, con un prestito dalla storica installazione di Christian Boltanski, prende il nome di “Animitas” (piccole anime) ed è costituita da un corpus significativo di libri d’artista dello stesso autore ebreo-ucraino-corso.
La mostra è concepita come un percorso che va dallo spazio, situato nel cortile del Palazzo, per poi svilupparsi in altri due ambienti adiacenti.
Incentrato in senso lato sul Sacro, e precisamente su una sua particolare accezione contemporanea laica, il progetto “Ostensioni”, che considera l’azione stessa del mostrare come fatto etico, si configura per Francesco Balsamo, Alessandro Costanzo, Pietro Fortuna, Anna Guillot, Yvonne Kohler, Zygmunt Piotrowski-Noah Warsaw e Francesco Voltolina come il segmento della personale ricerca filosofico-esistenziale ed estetica maggiormente caratterizzato da un’istanza etico. Come di consueto si tratta di artisti relativamente eterogenei dal punto di vista di linguaggi e dei contenuti, assolutamente lontani sotto il profilo generazionale e della provenienza geografica.
Nella realizzazione del progetto, come sempre, la pubblicazione, ovvero il risultato di un momento collettivo di studio e convergenze, ha un ruolo importante. Il libro apre con un contributo testuale di Marcello Faletra sulla questione di memoria, ebraismo, e sulla figura di Christian Boltanski. Faletra è studioso di estetica, di teoria critica dell’immagine ed esperto di ebraismo; da parte di Luciana Rogozinski, teorica dell’arte, critica e saggista per la produzione letteraria e visiva, un saggio incentrato sull’argomento generale costituisce lo scandaglio destinato a orientare la comprensione di un tema tanto attuale quale è il ‘sacro contemporaneo’, anche attraverso l’analisi degli interventi degli artisti. Un approfondimento monografico circa la figura e l’opera di Yvonne Kohler – inconsueta figura di mistica e artista misconosciuta – è curato dallo storico dell’arte Vittorio Ugo Vicari. 

S.S.: Puoi anticipare qualcosa rispetto alla programmazione della tua attività e di quella dello spazio? 

A.G.: Per quanto riguarda me, è prevista l’uscita di una pubblicazione che copre il lavoro degli ultimi 30 anni. Saggi di Emilio Isgrò, Eugenio Miccini, Luciana Rogozinski, Mirella Bentivoglio, Carlo Belloli, Lamberto Pignotti e altri teorici-artisti introdotti da Lorenzo Madaro; si tratta di testi di analisi critica incentrati su alcuni cicli, tra cui “It Is”, riconosciuto come mio momento cardine, e l’attuale “Dislocamento”. Un secondo grosso impegno riguarda proprio il progetto “Dislocamento” avviato nel 2021, che vedrà la messa a fuoco complessiva attraverso una mostra personale di cui, per ora, mi astengo dal dire. Nel corso dell’anno, inoltre, varie partecipazioni tra cui la seconda edizione della rassegna internazionale “Experimentum crucis”, a Noto, condotta da Rosa Anna Musumeci ed Emmanuel Lambion.
Per On the Contemporary, si tratterà di più momenti: nell’immediato la presentazione del volume “Ostensioni”; seguirà Michel Couturier con la mostra “Rome, il video girato a Roma nel 2022 nel corso della sua indagine sul nostro paese, video di cui sarà esposto anche il backstage.Da settembre lavoreremo sulla fase conclusiva di “Systema Naturæ”, un mio progetto articolato e tuttora in itinere di cui sono stati realizzati tre steep negli spazi di OtC —in the Garden. A Catania si tratterà di una rassegna conclusiva che sintetizza con opere di sei degli autori già presenti in “Systema Naturæ” – tra cui Iginio De Luca, Sebastiano Guerrera e Francesco Voltolina – e del libro che raccoglierà scritti la cui elaborazione è iniziata nel corso degli steep espositivi. Una sezione speciale riguarderà l’opera di Ian Hamilton Finlay, artista scozzese – l’‘artista giardiniere’ di “Little Sparta” – del quale l’archivio possiede un cospicuo numero di libri d’artista e documenti. L’analisi su Finlay è condotta da Paolo Emilio Antognoli, studioso ricorrente in varie collaborazioni.
La pianificazione delle attività del prossimo anno, da condurre sempre come momenti d’indagine collettiva sulle urgenze del contemporaneo, vede al centro la questione etica come perno, come nucleo in cui germina la possibile visione su molte questioni, tra cui ecologia e ambiente di cui ci occupiamo già, o la condizione della psiche anche in relazione alle esperienze della malattia e della guerra. Tale riflessione si svolgerà come interscambio tra filosofi, psicologi, teorici dell’arte e artisti.
Come Koobook, in occasione dei 15 anni dell’archivio faremo il punto sugli aspetti trasversali e sperimentali del ‘fare libro’ con una mostra-convegno e l’uscita degli atti in una seconda pubblicazione antologica – la prima aveva documentato i 10 anni di attività – coinvolgendo altri esperti del settore, alcune figure traversali di artisti-editori, mostrando anche per la prima volta tutti insieme i 20 numeri di “Folio#”, la pubblicazione aperiodica che ha accompagnato le mostre di libri e multipli di Koobook; “Folio#” è generato grazie a una collaborazione duratura con Gianni Latino: vedute comuni e operatività che si si sono tradotte nella creazione della linea editoriale e della grafica coordinata sin dalla realizzazione dei nostri due logotipi. 
Il rapporto tra KoobookArchive, On the Contemporary e la grafica, dunque con Latino, è ampiamente documentato nella recente pubblicazione monografica presentata da Andrea Rauch. “*giannilatino” (ed. LetteraVentidue).