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Op. Cit. | A plus A Gallery

La mostra Op.Cit. nasce dal confronto tra l’artista Paola Angelini e la curatrice della galleria A plus A, Aurora Fonda: come la citazione, utilizzata nei testi per confrontare e avvalorare tesi e ipotesi, la mostra nasce da uno scambio. Paola Angelini si serve frequentemente della citazione nella sua pratica pittorica per esplorare delle connessioni e […]

Luca de Angelis, Untitled, 2020, oil on linen, 170 x 130
Op. Cit Installation view A plus A , Venezia

La mostra Op.Cit. nasce dal confronto tra l’artista Paola Angelini e la curatrice della galleria A plus A, Aurora Fonda: come la citazione, utilizzata nei testi per confrontare e avvalorare tesi e ipotesi, la mostra nasce da uno scambio. Paola Angelini si serve frequentemente della citazione nella sua pratica pittorica per esplorare delle connessioni e dei legami, tra contesti, momenti e individui, mai pensati. Per questa ragione, anche la mostra traduce questa pratica “virtuosa” cercando, in un momento contraddistinto dal distanziamento, di coinvolgere gli artisti – insieme a Paola Angelini, Luca De Angelis, Agnese Guido e Ella Walker – tutti accomunati dall’uso del medium pittorico come racconto. La pittura diviene il mezzo attraverso il quale costruire una narrazione, ricostruendo e ricomponendo il riferimento originario della citazione in una forma inedita. Il punto di partenza è dunque la storia dell’arte e la sua attualizzazione nel contesto presente. 

La danza macabra a testa in giù di Paola Angelini recupera il tema iconografico, tipicamente tardo medievale, della danza dell’uomo con lo scheletro. Il soggetto, a funzione di memento mori, si sviluppa nella tela di Angelini: la paura insita nel tema, una paura che è al contempo espressione dell’unica cosa certa – la perdita e la morte – si esprime nelle figure scultoree, raffigurate in primo piano e composte nella loro posa. Nello sfondo invece si sviluppa un vero e proprio intreccio di corpi sottosopra, accennati e resi manifesti attraverso la luce naturale proveniente dalla vetrina della galleria. Il supporto viene aggredito e celato dai numerosi strati pittorici che l’attraversano, delineando quasi l’intreccio di un tessuto. La danza si sviluppa in una tela rettangolare di grande formato in un’esplosione di colori dai toni fluorescenti e freddi. 

Ella Walker, He seems made of stone, 2020 acrylic on canvas, 100 x 210 cm
Op. Cit Installation view A plus A, Venezia

Il recupero del Medioevo e del primo rinascimento italiano è ciò che approfondisce Ella Walker. Servendosi di tele di un formato rettangolare, allungato e stretto, richiama alla mente gli stendardi e le bandiere dei palazzi reali. All’interno figure che sembrano provenire dagli affreschi di Giotto, Giusto de Menabuoi o di Giovanni da Modena, creano dei caratteri assai singolari e carnevaleschi. La figura dell’arlecchino è recuperata anche da Luca De Angelis che, attraverso un salto temporale di centinaia di anni, guarda a Picasso. Posti nella stessa sala, Walker e De Angelis creano un dialogo singolare, basato sul recupero della maschera e della figura. La pittura di De Angelis si contraddistingue per una gamma cromatica variegata, dai toni freddi, che improvvisamente prende vita attraverso la luce artificiale. Visti da lontano, i suoi lavori sembrano tessuti: il richiamo allo stendardo della Walker e alla stratigrafia della pittura di Angelini è continuo, in un dinamico gioco di rimandi e citazioni. Nei suoi soggetti è pero presente un’ambientazione paesaggistica, in cui la figura si immerge nella vegetazione e sembra quasi svilupparsi dal prato e dai fiori. 

Questa notazione dello sfondo si pone in relazione con i quadri di piccolo formato di Agnese Guido. In una commistione tra realismo e fumetto, i suoi lavori riflettono su temi della contemporaneità, come l’ecologia, la produzione industriale e lo stile di vita occidentale, con ironia e sarcasmo nell’unione degli opposti. Nei paradossi e nelle contraddizioni, i dipinti si contraddistinguono per l’immediatezza e la chiara leggibilità, dei soggetti e dei significati. Questo è il carattere che definisce le immagini di oggi, diffuse soprattutto attraverso i social network. Nel testo Sulla pittura contemporanea di Edoardo Monti, scritto appositamente per la mostra Op. Cit., si evidenziano queste riflessioni. “Ora non solo si realizzano opere per pavimenti o muri, ma anche per lo schermo che fissiamo tutti i giorni. […] La sua presenza social, il forte carattere, la schiera di amici interessanti, come potrebbe essere condensata se non tramite la figurazione? Questo vortice risucchia e desidera immagini e nel turbine le ripropone”. 

Op. Cit. 
A cura di Aurora Fonda 
Galleria A plus A 
San Marco 3073, Venezia 30124
Fino al 31 gennaio 2021

Op. Cit. Installation View A plus A, Venezia
Op. Cit Installation view A plus , Venezia
Op. Cit. Installation view, A plus A, 2020, Venezia