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Attraverso la luce. Liliana Moro alla galleria Raffaella Cortese 

Il titolo della mostra di Liliana Moro, Metamorfosi, nasce da una riflessione sul cambiamento come condizione del presente: un processo che attraversa il modo di stare nel mondo, il rapporto con il lavoro, con gli altri, con la natura e con noi stessi.
Installation view, Liliana Moro, Metamorfosi, Raffaella Cortese, Via Stradella 7-1-4, Milan. Ph. Andrea Rossetto / Héctor Chico

La prima personale di Liliana Moro (Milano, 1961) negli spazi della Galleria Raffaella Cortese di Milano sembra muovere e far suo quel costante, e in fondo naturale, anelito alla trasformazione che, in una forma quantomai celere e spiccata (dettata per lo più dalla preponderanza ed evoluzione del mezzo tecnologico e digitale), sembra attanagliare e preoccupare ardentemente l’attuale e misterico stato del presente. Metamorfosi (24 settembre – 23 dicembre 2026), prima di ogni altra possibile e interpretabile rappresentazione, è una chiamata tenace, testarda, dolcemente ribelle, a posizionarsi contro un’imposizione del tempo cadenzato entro le logiche opportunistiche di un approccio frenetico e quantomai generalizzato. Lontano dal rumore di fondo di giornate sature e rigorosamente scandite, il suo perimetro d’azione muove luminosamente nell’esplicazione soave di un’entrata in contatto con gli spazi e la possibilità della visione, che abbraccia i sensi e una riflessione lasciata libera di scorrere e ritrovarsi. Mentre il quotidiano più indispensabile e saturo resta fuori, le tre stanze della galleria giocano a nascondino con i capricci e i piccoli sprazzi di luce, filtrati lungo e oltre il perimetro esterno. Led e luci dello spazio espositivo fanno a gara con la presenza, a tratti solo evocata, di quanto all’esterno il sole illumina e riscalda. Ombre pensate e ombre ritrovate accompagnano i passi dell’oggetto lungo un’esposizione abbracciata dalla presenza di fastosi ingredienti minimali. 

Trombe e diffusori acustici, frammenti di ceramiche, nonché assemblage di cric e manubri, ancorati come per una ventosa al battito del sottosuolo, traghettano un viaggio della percezione, attivato su quel “fuori asse” assai caro al più che trentennale percorso in arte di Liliana Moro. 

I suoi passi nella progettazione resa nota si affermano, infatti, a gran voce in quegli anni Novanta, che Nicolas Bourriaud ha reso celebri con la più personale decodifica dell’estetica relazionale. Seguendo il Glossario dell’omonimo saggio derivato, si rintraccia: 

Estetica […] nozione che distingue l’umanità dalle altre specie animali. In fin dei conti, seppellire i morti, ridere e suicidarsi non sono che i corollari di un’intuizione fondamentale, quella della vita come forma estetica, ritualizzata, messa in forma (Bourriaud, 1998) 

Installation view, Liliana Moro, Metamorfosi, Raffaella Cortese, Via Stradella 7-1-4, Milan. Ph. Andrea Rossetto / Héctor Chico

Percorrendo un orizzonte della creazione abitato dalla possibilità di rendere grazia e significanza alla materia del quotidiano più prossimo (generalmente inascoltato), Moro sembra intingere l’estetica dei suoi ricchi universi in un gioco di sguardi e tentativi, intrisi di evocazioni e ingegnosi riferimenti.

Come l’artista ha confidato nell’intervista rilasciata a Giorgia Calò in un ormai lontano 2006: 

Ho sempre pensato ai miei lavori come a delle possibilità di riflessione, di momenti, di pause, che possono aprire a delle emozioni e […] considerazioni; però non penso che siano mai stati portatori di messaggi.  

Per l’evento milanese assi in scala sottili come stuzzicadenti, estromessi o gettati fuori quasi per sbaglio dal loro contenitore trasparente e cilindrico, misurano lo spazio sino ad avventurarsi in una restituzione planimetrica, in odore della più mirabile e viva dottrina della Gestalt. Un rettangolo rosso, nel movimento ondoso e impercettibilmente riflesso evoca un dinamismo, che è nella natura del fuoco primordiale. Dall’ordine millimetro della misurazione, il corpo astante viaggia poi sino all’alba del giorno dopo, che con buona probabilità ogni mente aggancia al caos di frammenti e oggetti rotti, sparsi al suolo. In una nuova stanza cinque totem dall’enfasi modernistica, con all’apice significative teste animali, intonano la sospensione di uno spazio agli esordi percorso dal suono e della violenza di una rottura. Testoline di cane e una miriade di schegge e frammenti rotti celebrano il canto millenario di ceramiche frantumate, scomparse e riapparse lungo la ricca storia delle genti e delle civiltà, appartenute a questo e chissà quanti altri mondi possibili.  

Uno spazio come soglia e una contrattazione con la luce, nobile e ricca come la possibilità della riflessione, tessono ragnatele dei sensi che, ricusando surplus, chiacchiere ed accessori virtuosismi, hanno mirato ai passi di una sospensione, sin dagli esordi mirabilmente anelata e perfettamente riuscita.

Installation view, Liliana Moro, Metamorfosi, Raffaella Cortese, Via Stradella 7-1-4, Milan. Ph. Andrea Rossetto / Héctor Chico