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Secondo poetica | Gli Inediti di Mario Dondero al Forte di Bard 

A partire dal 24 luglio, sino al 18 ottobre 2026, il Forte di Bard ospita gli Inediti di Mario Dondero. L’ esposizione è curata da Claudio Composti.

Mario Dondero (Milano, 1928 – Fermo, 2015) fu partigiano. Un giovane combattente della Val d’Ossola motivato da quegli ideali e un’esigenza di vita che, lo storico Claudio Pavone in Una guerra civile (1991), andò ad inquadrare nell’ottica della «rivolta di una generazione contro il regime in cui era stata educata e contro la classe dirigente che l’aveva trascinata in guerra». Dall’esperienza vissuta e nella consapevolezza dell’aver lottato contro un’ingiustizia, contenuta tra le tante ingiustizie padroneggianti nel mondo, Dondero maturò una visione profondamente scrutante il sentire e il patire dei popoli. 

Come ha ricordato tra le pagine del libro-intervista, curato nel 2011 da Simona Guerra (edizioni Bruno Mondadori): 

Una cosa che ho molto fotografato fino a oggi sono state le guerre. Ne ho fotografate sei, in vita mia: dal 1963 il conflitto tra Algeria e Marocco nel deserto del Sahara […]; nel 1965 sono stato nei campi palestinesi in Libano durante i bombardamenti israeliani; poi ho assistito al conflitto greco-turco a Cipro; nel 1970 ero in Africa per la guerra in Guinea-Bissau e poi in Guinea Conakry al momento dell’attacco dei mercenari di Bob Denard, e poi nel 1980 al confine con la Cambogia. 

Nel rincorrersi di viaggi per il mondo e scatti che, nel bianco e nero fotografico, hanno immortalato la dedizione e la passione per l’umanità, Mario Dondero ha intessuto un universo della memoria fatto di volti, gesti ed espressività legate alle lotte e movenze sondanti «la semplice grandezza del quotidiano». Se oggi il suo archivio, curato dalla Fototeca provinciale di Fermo, conserva un patrimonio di centinaia di migliaia di diapositive (accompagnate da taccuini ricchi di evocazioni e appunti raccolti), occorre, ancora una volta, tornare alle parole del fotografo per comprendere la sua personale idea di raccolta e memorie tramandate.  
Sempre nel 2011 aveva confidato a tal riguardo: 

Lo ammetto, sono molto disordinato e sono sempre distratto dalle contingenze e dai bisogni immediati per riuscire a stare dietro all’archivio. Nonostante questo, non mi considero un fotografo mancato. Credo di avere altre frecce nel mio arco: passione, energia, tenacia, amore per la gente ed entusiasmo per la vita. Però sono anche negligente per le questioni pratiche, privo di senso della proprietà (la mia e anche quella degli altri), portato all’improvvisazione piuttosto che ai programmi. 

Secondo il progetto espositivo Mario Dondero. Inediti. L’archivio di un partigiano dell’umano, e la selezione curata da Claudio Composti, a partire dal 24 luglio sino al 18 ottobre 2026, le sale delle Cantine al Forte di Bard, in Valle d’Aosta, ospitano i preziosi inediti provenienti dall’Archivio Dondero di Fermo. Come ultima città ad aver abbracciato la vita e gli anni maturi di Dondero, Fermo sembra suggellare un rapporto con la storia mantenuto nella ricerca di una quiete dell’osservazione, pronta a farsi critica e carica del più profondo e necessario esercizio alla complessità. 

F.do Mario Dondero, Vintage, Manifestazione Sindaci Union de La Gauche, Parigi, 1976
F.do Mario Dondero, Vintage, Terremoto In Sicilia

Dai grandi ritratti dedicati agli intellettuali di una stagione memorabile come Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir (1963), l’indimenticato Pier Paolo Pasolini in compagnia dell’amata madre Susanna Colussi o, ancora, gli esponenti del Nouveau Roman stanziati dinanzi alla sede della Éditions de Minuit (1959), Mario Dondero ha decisamente tradotto i contorni di un frammento di tempo vivo e impaziente di fermare le lancette di un orologio della storia non all’altezza dei sogni e dei diritti ora immaginati. Nei suoi scatti ecco, allora, le manifestazioni parigine di un luminescente Sessantotto in riscossa e, così, i battiti dell’emozione e l’energia dei movimenti di liberazione afro. I progetti sulla Russia post-sovietica, la convivialità e le difficoltà del mondo contadino alla soglia di un’emigrazione dall’estetica della nota valigia di cartone e, poi ancora, la coercizione della Spagna franchista e la Grecia in preda alla presa di potere dei Colonnelli. 

Come ha sempre professato, dopo gli anni trascorsi in montagna nel credo di un sogno condiviso e partigiano, ogni scelta di vita e implicazione successiva ha fortemente risentito di una partecipazione politica che ha trovato nel giornalismo e, così, nella fotografia la sua strada maestra. L’universo della carta stampata, negli anni della giovane Repubblica, fu per Dondero lo spazio realizzato per esprimere un mondo colmo di storie e mondi da raccontare. L’essenza di un reportage abitato dal forte sentire sociale e politico dell’uomo dietro l’obiettivo ha abitato sogni, interrogativi e aspirazioni di colui che partiva nel desiderio di render grazia e conoscenza al territorio dell’altrove. «Per un fotografo di oggi», ha confidato a Guerra, «raccontare secondo una poetica, avere una coerenza nel discorso attraverso i giornali, è sempre più difficile», per poi aggiungere: 

La magnifica varietà dei tanti operatori dell’informazione esistenti al mondo sparisce davanti ai grandi trust, che forniscono notizie preconfezionate. Non più un immenso mosaico variegato, ma uno strumento di profitto e disinformazione. […] Oltre alla menzogna, c’è uno strumento per falsare l’informazione, che è l’omissione […] il giornalismo, quello vero, va continuato e difeso in quanto autentica informazione. I fotoreporter sono parte integrante del processo informativo e devono essere partecipi delle lotte comuni, soprattutto in una situazione di dominio autocratico dell’informazione. 

Aprendo un varco nella ricca, molteplice, variegata e sempre sentita raccolta di frammenti di un universo vissuto, al Forte di Bard rivive lo sguardo di un fotografo, che non ha preteso altro, se non di essere ricordato come un uomo appassionato di storie e semplici umanità. 

Cover: F.do Mario Dondero, Vintage, Trieste – Il Varo

F.do Mario Dondero, Vintage, Il sarto di Baghdad