Leonardo Petrucci. Una questione di spazio | Palazzo Mosca – Musei Civici di Pesaro

Il connubio tra arte, natura e tecnologia ricade all’interno di una pratica, quella di Petrucci, in cui non è difficile riscontrare una specifica sensibilità verso contenuti capaci di invertire i piani della storia, consacrando un aspetto più propriamente “razionale”, legato alla techne, ed uno, se vogliamo, intenzionalmente interiorizzato in cui alchimia, geometria sacra, cabala e astrologia pervadono la ricerca dell’artista di un glow postromantico tutto personale.
19 Gennaio 2024
Leonardo Petrucci. Una questione di spazio | Installation view – Palazzo Mosca – Musei Civici di Pesaro

Una questione di spazio è il titolo della personale di Leonardo Petrucci curata da Marcello Smarrelli a Palazzo Mosca, attuale sede dei Musei Civici di Pesaro. La mostra, che riassume attraverso un corpus di circa trenta lavori, un decennio di produzione dell’artista, è promossa dal Comune di Pesaro e dalla Fondazione Pescheria – Centro Arti Visive, e realizzata con il supporto della Galleria Gilda Lavia. 

Il connubio tra arte, natura e tecnologia – per altro, perfettamente in linea con il programma di Pesaro Capitale Italiana della Cultura 2024 incentrato sul tema dell’interazione tra arte, natura e tecnologia, con un piano che prevede la realizzazione di circa 45 progetti – ricade all’interno di una pratica, quella di Petrucci, in cui non è difficile riscontrare una specifica sensibilità verso contenuti capaci di invertire i piani della storia, consacrando un aspetto più propriamente “razionale”, legato alla techne, ed uno, se vogliamo, intenzionalmente interiorizzato in cui alchimia, geometria sacra, cabala e astrologia pervadono la ricerca dell’artista di un glow postromantico tutto personale. Il saper fare, appunto, convoglia un contenuto magico, coinvolgendo livelli di senso che realizzano la perfetta sintesi tra analogico e digitale. Nella fusione tra pittura tradizionale e digitale, Petrucci dà vita a installazioni multimediali in cui materiali come la carta, il legno, la lana e il cemento – materiali d’elezione, spesso impiegati nelle sue opere – si sposano con fotografia e video in un processo sperimentale che tende a stabilire una linea derivativa tra antichi saperi e moderne tecnologie. 

Leonardo Petrucci. Una questione di spazio | Installation view – Palazzo Mosca – Musei Civici di Pesaro

«Ciò che per secoli abbiamo chiamato “universo”, con riferimento al carattere di unità del suo orientamento, è messo in discussione, da oltre un cinquantennio, dalla scienza contemporanea che nelle proprie scoperte e teorie è venuta a trovarsi sempre più prossima alle idee di Giordano Bruno, gli “infiniti mondi possibili”, oggi interpretati dalle concezioni del “multiverso”, dalla “teoria delle bolle” o delle “stringhe” destinate ad affermare, egualmente, la mancanza di un centro nel grande mondo infinito e a rappresentare la nostra stessa storia come una delle tante storie possibili che la complessità della fisica e dei sistemi simbolici vengono a raccontarci, mettendoci nella condizione di “testimoni coinvolti”. Nulla è immutabile, tutto si trasforma, a partire dall’universo in espansione che è il nostro. L’opera degli artisti non può fare eccezione, attraverso di essi si compie, in larga parte, l’evoluzione dello spirito umano. Anche l’opera di Vettor Pisani, sin dagli esordi, è in continua trasformazione. Gioca su uno scacchiere fisso, su uno spartito situato tra le polarità di terra e cielo e mette in scena un cosmo capace di riverberarsi per sottili riflessi e rimandi, come per forti umori-odori, a significare la storia dell’uomo in senso anche antropologico, ma attraverso la storia dell’arte e i suoi indelebili simboli». Con queste parole Giovanna dalla Chiesa, in In principio era il doppio, racconta Vettor Pisani: nulla è immutabile, tutto si trasforma, a partire dall’universo in espansione che è il nostro. L’opera degli artisti non può fare eccezione, attraverso di essi si compie, in larga parte, l’evoluzione dello spirito umano; in questa trasformazione inevitabile risiede la potenzialità del lavoro di Petrucci. 

La mostra si svolge attorno a tre nuclei di opere; Red Hope è una serie di tappeti in lana, cuciti a mano dalla maestranze tessili dei villaggi intorno a Varanasi, che riproducono le fotografie scattate dal rover Curiosity lanciato nel 2011 dalla NASA in una missione esplorativa del pianeta Marte.  La durata della missione, prevista in almeno un anno marziano (circa 2 anni terrestri), è tuttora in corso (4068 sol, 11 anni terrestri) con lo scopo di investigare sulla capacità di Marte di sostenere la vita. L’inversione dei tempi e degli spazi è ciò che maggiormente introduce una sottotraccia trasformativa, e partecipata, nel rapporto con questi tappeti calpestabili. 

Leonardo Petrucci. Una questione di spazio | Installation view – Palazzo Mosca – Musei Civici di Pesaro

Ecco la speranza comparire, nell’ipotesi di un approdo felice su Marte preconizzato dal passaggio più o meno casuale dello spettatore. Il secondo nucleo di lavori è rappresentato da Tessitura Cosmica, una serie di arazzi tessuti con Telai Jacquard che riproducono fedelmente le texture extraterrestri presenti nelle meteoriti ferrose – il cui metallo, detto ferro meteoritico, è stato la prima fonte di ferro utilizzabile per l’uomo. Di nuovo una suggestione data dalla potenzialità di incontro tra un universo lontano, e semisconosciuto, e il nostro presente. Una ideale mappatura archeologica del passaggio dell’universo nel mondo. Infine, il terzo corpus di opere, del tutto inedito, propone pitture ad olio che raffigurano visioni di cadute di meteore sul pianeta terra. Come scrive Saverio Verini nel suo testo sulla mostra «[…] circa venti tele di diversi formati sono allestite sulla parete dell’ultima stanza da attraversare: intitolata ancora Panspermia, la serie di opere attendeva da un po’ di tempo di vedere la luce (ma anche di portarla, quella stessa luce). La pioggia di meteore è sul punto di abbattersi al suolo, ma è difficile attribuire a quelle immagini un impatto violento e un relativo frastuono. Al contrario, la caduta sembra ovattata, come se Petrucci avesse abbassato il volume, spingendoci verso il territorio della malinconia, più che della devastazione. L’osservatore non è colto dal panico, ma è invitato a una contemplazione à la Dürer […]». 

È nello scarto tra spazio e tempo che risiede la desiderabilità di questi infiniti mondi possibili dei quali ci parla Petrucci. Da un lato, l’opus alchemico, dall’altro l’instancabile ricerca dell’artista di una visione laterale che possa compiersi nel rapporto con un altrove che connetta cielo e terra, universale e particolare: una questione di spazio dunque.  

Leonardo Petrucci. Una questione di spazio | Installation view – Palazzo Mosca – Musei Civici di Pesaro
Leonardo Petrucci. Una questione di spazio | Installation view – Palazzo Mosca – Musei Civici di Pesaro
Leonardo Petrucci. Una questione di spazio | Installation view – Palazzo Mosca – Musei Civici di Pesaro
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