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Come apparire | L’AVVENTURA festivval da THEVIEW a Sant’Ilario, Genova

«Alla fine l’obiettivo di THEVIEW è sempre stato quello di dimostrare che si può portare il pubblico in cima a una collina anche per vedere una sola opera che tranquillamente si gode il panorama».
Matilde Cassani Studio, Sipario VV, 2026. Installation view L’AVVENTURA, THEVIEW, Sant’Ilario, 2026. Produced by THEVIEW, Sant’Ilario. Courtesy: the artist and THEVIEW, Sant’Ilario. Photo: Andrea Rossetti. © THEVIEW

In L’avventura (1960), Michelangelo Antonioni mette in scena una scomparsa che finisce per dissolvere il senso stesso della ricerca. Durante una gita alle Eolie, Anna (Lea Massari) si allontana su un isolotto e non fa più ritorno. Poco prima, quasi incidentalmente, ha ceduto la propria camicetta all’amica Claudia (Monica Vitti), perché le stava meglio. Un gesto minimo, quotidiano, che assume progressivamente il valore di un passaggio: un corpo lascia un abito, un’identità sembra scivolare verso un’altra. Da quel momento, il viaggio si trasforma in un’attesa, la ricerca in un movimento senza destinazione. Anna non verrà ritrovata e il mistero della sua scomparsa rimarrà senza risposta. Quello che resta è il paesaggio, attraversato da presenze che non riescono più a comunicare, da relazioni che si formano e si disfano, da immagini che sembrano sempre sul punto di rivelare qualcosa senza mai farlo del tutto. È il primo capitolo della cosiddetta trilogia dell’incomunicabilità, in cui Antonioni lascia che la storia si disperda nelle pieghe dell’esistenza. A Sant’Ilario, sulle alture di Genova, un padiglione di vetro affacciato sul mare diventa il luogo in cui presenze temporanee si offrono allo sguardo, per poi sottrarsi nuovamente, lasciando dietro di sé la traccia di un’esperienza

THEVIEW nasce nel 2010 a Sant’Ilario come studio di produzione e promozione dell’arte contemporanea, fondato da Vittorio Dapelo, con la curatela di Francesco Garutti dal 2015 al 2018. La sua sede è un piccolo padiglione di ferro e vetro degli anni ‘60, un tempo sede di un fiorista, dal quale si scorgono il mare e la Riviera fino al promontorio di Portofino. Concepito come un formato ibrido che unisce la curatela dei processi produttivi alle dinamiche di un programma di studio, si configura come uno spazio atipico in cui gli artisti sono invitati a mettere in discussione la propria pratica, considerando la produzione stessa come oggetto di indagine. La sperimentazione sui materiali, le procedure operative, i luoghi di lavoro del territorio e l’ambiente naturale e urbano diventano così strumenti fertili per la realizzazione di nuove opere e progetti. 

«Alla fine l’obiettivo di THEVIEW è sempre stato quello di dimostrare che si può portare il pubblico in cima a una collina anche per vedere una sola opera che tranquillamente si gode il panorama». La frase di Vittorio Dapelo restituisce con ironia una posizione curatoriale precisa: l’opera non deve necessariamente imporsi sul luogo, così come il luogo non è chiamato a giustificare la presenza dell’opera. Entrambi possono conservare la propria autonomia, instaurando una relazione che non deve necessariamente risolversi in una sintesi. Più che organizzare una successione di oggetti da osservare, THEVIEW sembra così interessato a costruire le condizioni perché un incontro possa verificarsi, lasciando che sia l’esperienza stessa a determinarne il significato.

È in questa prospettiva che si inserisce L’AVVENTURA festivval, ideato da Veronica Recchia e Vittorio Dapelo come una sequenza di accadimenti temporanei e non ripetibili. Il 26 settembre, dalle ore 17 al tramonto, il padiglione si è trasformato in un piccolo spazio teatrale. «Quello che ci serve è solo un sipario», si legge nel dialogo che accompagna il progetto. Il sipario ha un nome, Sipario VV, ed è il «vestito» che il luogo indossa, realizzato da Matilde Cassani Studio, realtà che lavora tra architettura, installazione ed event design, indagando il modo in cui riti e pratiche quotidiane trasformano lo spazio. Lo studio firma l’allestimento, il display e la disposizione del sipario, aprendo il programma alle 17 e intervenendo nuovamente nei momenti di pausa.

Alle 17.20 Gina Fischli, artista svizzera con una formazione in scenografia, presenta Monumental Kiss (Fountain for Losers and Intellectuals) (2026), un grande bozzetto per una fontana concepita per Torino, in occasione delle celebrazioni della lotta antifascista e come riflessione sui valori associati alla figura tradizionale dell’eroe. L’opera ripensa il monumento non come una struttura imponente e celebrativa, ma come un luogo di incontro e socialità. Al centro della composizione, due cani si baciano, mentre l’acqua e gli sgabelli invitano a sedersi, immergere i piedi, conversare o semplicemente sostare. Il gesto dei due animali, ordinario e insieme simbolico, sostituisce così la retorica dell’eroismo con una forma di prossimità più vulnerabile e ironica. Anche un ratto, collocato in un angolo del padiglione, sembra partecipare alla scena, osservando con stupore. Il monumento non chiede più di essere ammirato dal basso, ma si offre come uno spazio da abitare e condividere, trasformando lo spettatore in partecipante.

Alle 18.00 è la volta di Annamaria Ajmone, danzatrice e coreografa invitata nel 2026 al Padiglione Italia della Biennale Arte di Venezia, con gli abiti scelti da Fabio Quaranta. Senza titolo, progetto avviato nel 2021, è una performance che cambia forma, durata e tono a seconda del luogo in cui viene presentata. Non esiste una coreografia prestabilita: sono gli angoli, le soglie, le superfici e i dislivelli del padiglione a suggerire traiettorie e movimenti, mentre il corpo risponde in tempo reale alla conformazione dello spazio, all’ambiente sonoro e alla posizione del pubblico. Anche gli abiti partecipano alla composizione, diventando un’estensione del corpo e uno strumento di relazione con l’ambiente. Gli spettatori, liberi di muoversi, attraversare lo spazio o distrarsi, non rimangono esterni all’azione, ma contribuiscono a modificarne continuamente la forma. La performance nasce così dallo scarto tra un’intenzione iniziale e la sua costante rinegoziazione con ciò che accade, lasciando che l’imprevisto intervenga nella costruzione stessa del movimento.

Dalle 18.40, nell’ora del tramonto, Stefania Carlotti, che vive e lavora tra Parigi e Modena, presenta una nuova serie di sculture in ceramica concepita appositamente per il festivval. Il sipario si apre su T-shirt, pantaloni e slip adagiati sul pavimento, come i resti di una performance i cui protagonisti sono ormai scomparsi, lasciando in scena soltanto i propri abiti. La narrazione si apre a diverse possibilità: potrebbero essere ingrandimenti di dettagli raccolti durante un’indagine, vestiti abbandonati a terra prima di andare a dormire oppure il risultato di un esercizio di stile, nato da una lunga indecisione davanti alla domanda su come vestirsi. Le sculture mantengono sospesa ogni interpretazione, trasformando oggetti familiari in indizi di una presenza assente. Una successione di immagini e ipotesi che converge in una formula tanto semplice quanto ambigua: Come apparire.

Alla fine di un pomeriggio che comincia con un sipario e si conclude con il tramonto, restano gli abiti: quelli del padiglione, quelli scelti per i corpi che ne attraversano lo spazio, quelli vuoti, in ceramica, lasciati a terra. È qui che il pensiero torna fino ad Antonioni e alla camicetta di Anna, un indumento che passa di mano quando chi lo indossava non c’è più. Non risolve il mistero della scomparsa, ma ne rende più complessa la dimensione identitaria, introducendo una domanda su ciò che rimane di qualcuno quando la sua presenza viene meno e su come lo sguardo degli altri contribuisca a definirci. Anche L’AVVENTURA festivval sembra sottrarsi a una conclusione univoca. I suoi interventi, concepiti per un tempo e un luogo specifici, non sono destinati a ripetersi nella stessa forma. L’avventura diventa così, insieme, l’esperienza irripetibile dell’incontro e la possibilità di predisporre uno spazio aperto a ciò che non può essere completamente controllato. Chi sale in cima alla collina trova un’opera alla volta e un panorama che si gode con calma. Forse è questa la lezione più discreta di THEVIEW: non occorre sempre sapere cosa si sta cercando, né stabilire in anticipo cosa si incontrerà. A volte bastano una buona intuizione, un luogo e il tempo necessario per lasciare che qualcosa appaia.

Cover: Matilde Cassani Studio, Sipario VV, 2026. Installation view L’AVVENTURA, THEVIEW, Sant’Ilario, 2026. Produced by THEVIEW, Sant’Ilario. Courtesy: the artist and THEVIEW, Sant’Ilario. Photo: Andrea Rossetti. © THEVIEW

Stefania Carlotti, installation view L’AVVENTURA, THEVIEW, Sant’Ilario, 2026. Produced by THEVIEW, Sant’Ilario. Courtesy: the artist and THEVIEW, Sant’Ilario. Photo: Andrea Rossetti. © THEVIEW.