IOCOSE. Loops & Vectors | FMAV – Palazzina dei Giardini, Modena

La circolarità del loop e la linearità del vettore sono modelli temporali contrapposti usati per descrivere il lavoro del collettivo IOCOSE, che getta uno sguardo disincantato e caustico sul capitalismo neoliberista, dalla corsa allo spazio promossa dalle aziende private alla continua corsa al consumo dei nuovi prodotti usciti sul mercato.
30 Dicembre 2022
IOCOSE, Free from History, 2021, Animazione video 3D, loop | Courtesy l’artista

Dopo secoli di narrazioni fondate sul concetto di progresso, secondo cui la storia dell’umanità era considerata un vettore saldamente orientato verso il meglio, oggi stanno prevalendo il disincanto e la consapevolezza della ciclicità delle crisi. Elabora questi temi la nuova mostra allestita da Fondazione Modena Arti Visive (FMAV) alla Palazzina dei Giardini, IOCOSE. Loops & Vectors (fino al 26 febbraio 2023), a cura di Francesca Lazzarini e Daniele De Luigi. La mostra è la prima personale in un’istituzione museale del collettivo IOCOSE, composto da Matteo Cremonesi, Filippo Cuttica, Davide Prati e Paolo Ruffino. La circolarità del loop e la linearità del vettore sono i modelli di temporalità adottati dai curatori come chiavi di lettura dei lavori del collettivo fondato nel 2006, di cui sono esposti lavori realizzati negli ultimi dieci anni. I quattro componenti del gruppo si riferiscono alla loro ricerca con il termine “post-failure”: uno sguardo disincantato e caustico sul capitalismo neoliberista, in riferimento alla sua propensione ad essere sospinto da visioni del futuro che puntualmente non si realizzano e anzi conducono a conseguenze impreviste e disastrose.

IOCOSE. Loops & Vectors, 2022, FMAV Palazzina dei Giardini | ph © Matteo Cattaruzzi

La rotonda centrale della Palazzina espone un’installazione multisensoriale, che mette in relazione due animazioni 3D sonorizzate con lo scheletro in legno laccato di una grande cupola geodetica di quasi quattro metri di diametro, dalla cui sommità pende un microfono. Il tema di fondo è il recente sviluppo del NewSpace, un settore commerciale privato vòlto alla colonizzazione spaziale, a cui stanno contribuendo in maniera determinante imprenditori multimiliardari come Jeff Bezos ed Elon Musk. Le due animazioni, trasmesse da schermi separati e sincronizzate in modo da alternarsi l’una all’altra, sono accompagnate da due canzoni il cui testo scorre in sovrimpressione come in un karaoke (la voce è di Albertine Sarges). In Pointing at a New Planet (2020) una navicella a forma di mano, con l’indice puntato in avanti, fluttua sul suolo marziano. Il testo è un collage di estratti dai discorsi con cui Elon Musk ha promosso la sua compagnia SpaceX, mentre la navicella-mano allude ai gesti teatrali con cui i personaggi come lui tentano di coinvolgere il loro pubblico, invitandolo ad immaginare pianeti invisibili. La canzone invita l’umanità a diventare una “civiltà multiplanetaria” oltre le soglie del Sistema Solare, perché “la science fiction talvolta diventa realtà”. In Free From History (2021) la mano adesso galoppa sul suolo marziano, poi si ferma e con il semplice movimento di un dito fa sorgere una cittadella composta da cupole geodetiche e montagne russe, a rappresentare un futuro spensierato sul pianeta rosso. In questo caso, i testi sono tratti dalle dichiarazioni delle società di investimento che sostengono l’espansione del mercato delle nuove tecnologie verso lo spazio. Si invita a investire “nella più grande opportunità della nostra galassia”, la “quarta rivoluzione industriale”, in nome del fatto che “lo spazio è libero dalla Storia”. La grande struttura al centro della rotonda, che prende il nome di The Hollow Circus (2021), allude proprio alle cupole che appaiono nei rendering 3D con cui le società NewSpace promuovono la corsa allo spazio. Il microfono da karaoke al centro della cupola geodetica parrebbe invitare il pubblico a cantare le canzoni, ma non può essere raggiunto, così come gli obiettivi declamati dagli slogan sono oltre ogni portata tecnologica. L’installazione segna anche la sconfitta ad opera del capitalismo dell’immaginario della controcultura degli anni Sessanta, che aveva fatto propri i progetti avveniristici delle cupole di Richard Buckminster Fuller, facendone un simbolo della democratizzazione dell’architettura, trattandosi di unità abitative poco costose e virtualmente espandibili all’infinito in una rete di nodi interconnessi e antigerarchici. Ormai quel sogno è stato privato di ogni carica rivoluzionaria.

IOCOSE. Loops & Vectors, 2022, FMAV Palazzina dei Giardini | ph © Matteo Cattaruzzi
IOCOSE, Drone Memorial, 2016, Plexiglas specchiato, incisione laser su plexiglass, alluminio, rame patinato, ricevitore GPS, 350 x 250 x 160 cm | Courtesy l’artista

Spostandosi nell’ala sinistra della Palazzina dei Giardini, lo spazio della prima sala è occupato da una serie di stampe digitali su tessuto, ripiegate circolarmente e appese dall’alto. Critters of the Space, Unite! (2022) immagina un pianeta extraterrestre terraformato in un gigantesco luna park, come già preventivato dal video Free From History, ma quelle strutture sono ormai abbandonate e l’umanità se ne è tornata a casa. Il pianeta adesso è stato colonizzato dagli animali lanciati nello spazio sin dai tempi della Guerra Fredda: la cagnolina Laika, passeggera dello Sputnik 2 nel 1957; le tartarughe della missione Zond 5 del 1968; la farfalla monarca della missione STS-129 della NASA del 2009. Liberi dalla presenza umana, gli animali sono liberi di prosperare in un Eden extraterrestre. Alle pareti, altre stampe digitali dal titolo The Fortune Teller (2020) si riferiscono nuovamente alla gestualità dei discorsi dei sostenitori di NewSpace e associano le loro narrazioni a quelle degli indovini che predicono il futuro leggendo il palmo della mano. Per questo delle mani nelle pose più diverse sono atterrate sul suolo marziano e sono pronte per la terraformazione; sulla loro pelle color turchese sono tatuati slogan NewSpace, accanto ai segni zodiacali. Sulla parete della sala seguente sfila Drone Selfies (2014), una serie di ideali autoscatti di droni allo specchio, in diversi scenari domestici. Il lavoro fa parte di In Times of Peace (2014-2016), un corpus di opere che racconta la seconda vita delle armi senza pilota in un ipotetico futuro pacifico in cui la guerra e la lotta al terrorismo sono cessate. Drone Selfies vuole anche riflettere sui legami tra l’industria militare e il mondo dell’intrattenimento, dato che versioni inoffensive dei droni sono vendute come giocattoli o come strumenti di ripresa per videomaker. Così come gli animali di Critters of the Space, Unite! si appropriano di Marte, i droni colonizzano la Terra in un futuro post-umano. In fondo alla sala si trova un’altra opera facente parte dello stesso ciclo dedicato ai droni: un monumento in plexiglass specchiante che ricorda tutti i droni abbattuti durante operazioni militari. Sul Drone Memorial (2016) sono riportati tutti i nomi dei “caduti”, in un arco di tempo che va dal 2007 al 2012, comprensivi dei rispettivi modelli, dell’indicazione su quale fosse la forza militare responsabile e dei luoghi di ritrovamento; informazioni, queste, che vengono inserite dagli attivisti di DroneWars.net nel Drone Crash Database. Il monumento è anche fornito di un GPS che riporta in tempo reale la sua posizione sul sito di IOCOSE, così che qualsiasi drone nel mondo possa potenzialmente puntare verso di esso.

IOCOSE, #restroom #droneselfie #intimesofpeace, 2014, Stampa digitale su carta metallica, dibond, 80 x 80 cm | Courtesy l’artista

Spostandosi nell’altra ala della Palazzina, si trovano tre opere video. In Spinning the Planet (2013) i quattro membri del collettivo predispongono altrettanti razzi e li ancorano ai rispettivi sostegni, così da non permettere loro di decollare; in questo modo, è come se i razzi trascinassero con sé la Terra, accelerandone in modo infinitesimale la sua velocità di rotazione. Così IOCOSE ha ironicamente “spinto in avanti” il pianeta. Lo stesso concetto è alla base di Moving Forward (2016), un montaggio di brevi video verticali realizzati per Instagram in cui degli oggetti sempre diversi vengono spinti in avanti; in questo caso, il mondo è fatto avanzare un oggetto alla volta. Anche l’ambientazione varia in ogni frammento, dall’interno di una casa, ad una spiaggia, al Guggenheim di New York. Davanti al video è installato un tapis roulant che si muove da solo a velocità ridotta, sul quale il visitatore è invitato a salire per prendere parte all’operazione di “spingere in avanti” il mondo. Ma l’operazione sembra fine a se stessa; ci si accorge di avere a che fare con un loop temporale, quello dei video destinati a ripetersi all’infinito, senza condurre a nulla. Infine, in Launching a New Product (2018) il riferimento è al marketing connesso al consumismo tecnologico, che ha sviluppato una narrazione basata sulla messa in commercio di oggetti sempre più avanzati e, per questo, invitanti. Nel video Cremonesi, Cuttica, Prati e Ruffino si riprendono mentre procedono al “lancio” (in senso letterale, perché effettuato tramite una fionda) di un nuovo prodotto contenuto in una scatola bianca. Compiuta la parabola del lancio, la scatola atterra su un tavolo inquadrato dall’alto. Due mani procedono ad un’operazione di “unboxing”, in riferimento ad una tendenza molto popolare su Internet di video in cui i nuovi prodotti appena messi sul mercato vengono scartati e mostrati in anteprima. In Launching a New Product, però, l’aspetto e la funzione dell’oggetto prelevato dalla scatola sono censurati. Una volta “osservata” la sagoma indefinita, la scatola viene richiusa e riconsegnata ai quattro responsabili del “lancio”. Il loop ricomincia, ma ogni volta la sagoma dell’oggetto è diversa, per quanto sempre oscurata. Il mondo si riempie di cose di cui non abbiamo realmente bisogno, mentre chi se lo può permettere si appresta ad abbandonarlo.

IOCOSE, Spinning The Planet, 2013, Video, 2’ 18’’ | Courtesy l’artista
IOCOSE, Launching a new Product, 2018, Video loop | Courtesy l’artista

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