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In-ruins| la residenza tra archeologia e arte contemporanea

In-ruins è un progetto di residenza artistica che lega il patrimonio archeologico all’arte contemporanea. Nato nel 2018, giunge quest’anno alla terza edizione, coinvolgendo cinque artisti e ben due siti archeologici in Calabria. Grazie alla collaborazione tra i Comuni e le...

Villa Romana Palazzi di Casignana – Photo courtesy Comune di Reggio Calabria
In-ruins residency 2022_Alice Pedroletti installing – Villa Romana Palazzi di Casignana – photo courtesy In-ruins

In-ruins è un progetto di residenza artistica che lega il patrimonio archeologico all’arte contemporanea. Nato nel 2018, giunge quest’anno alla terza edizione, coinvolgendo cinque artisti e ben due siti archeologici in Calabria. Grazie alla collaborazione tra i Comuni e le Soprintendenze locali, gli artisti selezionati – Alice Pedroletti, Gianmarco Porru, Armando Perna, SV Randall, The New Liquidity – hanno realizzato una serie di opere che esplorano contesti, storie e luoghi attraverso le suggestioni suscitate dalle rovine archeologiche. Fotografie, installazioni, performance e sculture dialogano con il complesso monumentale del Convento di San Domenico di Soriano Calabro prima e la Villa Romana a Palazzi di Casignana poi. Gli artisti, lavorando soli o in gruppo, realizzano delle opere non necessariamente collegate tra loro nel passaggio da un sito all’altro, ma che cercano di promuovere il dialogo, la condivisione e la riattivazione storiografica. Maria Luigia Gioffrè, direttrice del programma di residenza insieme a Nicola Guastamacchi, ci racconta le origini di In-ruins e le caratteristiche di questa terza edizione. 

Veronica Pillon: Come nasce il progetto In-ruins, giunto quest’anno alla sua terza edizione? Com’è strutturato?

Maria Luigia Gioffrè: In-ruins nasce nel 2018 dal desiderio di ridisegnare la mappa intima della propria terra natale con la propria professione. Dopo anni nel Regno Unito abbiamo desiderato sperimentare il tentativo di agire al limine di quei luoghi dove storie, magie e riti del Mediterraneo, di cui copiosamente se ne fruisce la rappresentazione nei centri d’arte contemporanea delle città, sono incarnati. Si può dire, in questo senso, che In-ruins nasce come vera e propria azione archeologica: andare alla fonte, spolverare le tracce, ritornare a casa, reinterrogare la casa, la propria storia, le proprie Storie. 

Da quattro anni, In-ruins ha svolto residenze in differenti siti archeologici della Calabria e in molteplici province del territorio: Parco Nazionale Archeologico di Scolacium (2018); Castello Normanno di Squillace (2021); Polo Museale di Soriano Calabro (2022); Villa Romana di Casignana (2022). La struttura del programma è nomade sia per scelta, in quanto in questo modo ci si concede di operare secondo uno schema fluido e di navigare nella cultura del bacino del Mediterraneo, sia per necessità, perché spesso le nostre residenze, operando all’interno di beni culturali, sono rese possibili da accordi con le Soprintendenze locali: tali spazi d’azione per noi si rinnovano e modificano in ogni edizione.

In-ruins residency 2022 – Gianmarco Porru installing- Villa Romana Palazzi di Casignana – photo courtesy In-ruins
In-ruins residency 2022, Gianmarco Porru – mostaccioli – Polo Museale di Soriano Calabro, Museo dei Marmi – photo courtesy Armando Perna
Alice Pedroletti – Kids (Reenacting the Archive) – foto Armando Perna , InRuins 2022

Quest’anno c’è stata una grande disponibilità da parte degli enti del territorio calabrese, dei Comuni e delle Soprintendenze, e abbiamo lavorato in ben due siti archeologici. La progettualità di una residenza artistica, laddove uno o più artisti trascorrono del tempo, parlano e agiscono con una data comunità, si costituisce come attivatore di relazioni, di scambi culturali, di immaginari: è un fare comunità. Speriamo che sempre più la politica ne comprenda l’importanza. 
Tentiamo e favoriamo un costante dialogo con enti territoriali pubblici e privati, istituzioni, lavoratori dell’arte nazionali e internazionali. In-ruins è associazione socia di STARE Associazione Residenze Artistiche Italiane, DOS Mares e da pochissimo anche in partnership con AHA Archaeology Heritage Art di UCL University College London. 
Durante il periodo pandemico, nell’incertezza che una residenza fosse ancora possibile,  abbiamo dato lancio a un programma di talks che, ospitando artisti, storici, ricercatori ed esperti, ha voluto ripercorrere ogni crepa di ciò che “archeologia” può essere in relazione a una pratica artistica multidisciplinare. Da questa riflessione più ampia nasce anche la nostra prima pubblicazione (in uscita nel prossimo inverno): un volume con contributi di antropologi, curatori, artisti, storici che nella loro pratica e ricerca hanno intersecato la questione archeologica.

VP: Come avete selezionato gli artisti partecipanti – Alice Pedroletti, Gianmarco Porru, Armando Perna, SV Randall, The New Liquidity –  tra le circa 180 domande ricevute? 

MLG: La giuria di quest’anno è stata affidata a quattro curatori esterni, da noi invitati, perché abbiamo sentito una prossimità tra le loro attività e il tema della nostra residenza, nonché le geografie: Mathilde Ayoub (curatrice e ricercatrice presso National Museum Damascus in Siria), Roberta Garieri (ricercatrice presso Biblioteca Herziana, Roma, e PhD Candidate University of Rennes 2), Aloisia Leopardi (direttrice delle residenze d’artista presso Castello San Basilio in Basilicata) e Vittorio Parisi (direttore del dipartimento studi e ricerca presso Villa Arson, Nizza). 

A partire da una shortlist di 20 candidati, abbiamo poi valutato le singole proposte come team, sempre di concerto con la giuria. Quest’anno la scelta è stata molto difficile perché il profilo e le proposte dei candidati sono stati quasi tutti estremamente validi, tuttavia, dati i limiti di produzione in loco per le opere e le risorse limitate che i piccoli paesi possono offrire, spesso uno dei criteri di scelta a discapito di altri è stato la fattibilità delle proposte, sebbene come In-ruins non chiediamo obbligatoriamente la finalizzazione di un’opera durante il processo di residenza. Spesso le residenze sono una tappa o seme di un processo di un’opera che può durare anni. Tuttavia, spesso, alcuni artisti riescono a dare forma durante la residenza del loro operato e questo è sempre generatore di meraviglia. 

VP: In-ruins si è svolto in due tappe, il Polo Museale di Soriano Calabro (VV) e Villa Romana Palazzi di Casignana (RC). Perché avete scelto proprio questi due siti archeologici? 

MLG: I due siti sono posti a ore di distanza tra loro e raccontano storie simili e al contempo differenti. L’uno fa memoria di un convento domenicano quasi completamente distrutto dopo un forte terremoto nel 1783, l’altro si fa traccia di una antica Villa di epoca romana. L’uno nel cuore di un centro abitato, l’altro attraversato (nel bel mezzo del sito stesso) dalla SS 106. L’uno adibito a luogo di ritrovo degli adolescenti del paese, l’altro visitato solo da turisti o studiosi. Due luoghi apparentemente contraddittori dunque ma che in questa contraddizione lanciano la sfida artistica di generare un paesaggio – penso alla definizione di paesaggio che Gilles Clement fa nel suo breve saggio “Giardini, paesaggio e genio naturale” – che li contenga entrambi. 

In-ruins residency 2022 – Armando Perna – Soriano Calabro – photo courtesy Armando Perna
In-ruins residency 2022 – Alice Pedroletti and SV Randall – Reenacting Architecture – Collaborative work – Performer Nicola Guastamacchia – Ph Gianmarco Porru
In-ruins 2022_The New Liquidity – Polo Museale di Soriano Calabro – photo Armando Perna
In-ruins residency 2022 – Alice Pedroletti and SV Randall – Reenacting Architecture – Collaborative work – Ph SV Randall