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Images Are Real – Jonas Mekas | Mattatoio, Roma

In occasione dei 100 anni dalla nascita di Jonas Mekas, il programma internazionale Jonas Mekas 100 approda in Italia con la mostra Images Are Real a cura di Francesco Urbano Ragazzi, duo che ha esposto l’artista in tutto il mondo. Inscenata al Mattatoio di Roma, è promossa da Roma Culture e dall’Azienda Speciale Palaexpo con […]

Images Are Real – Jonas Mekas | Mattatoio, Roma
Jonas Mekas, The Brig, still from film, 1964

In occasione dei 100 anni dalla nascita di Jonas Mekas, il programma internazionale Jonas Mekas 100 approda in Italia con la mostra Images Are Real a cura di Francesco Urbano Ragazzi, duo che ha esposto l’artista in tutto il mondo. Inscenata al Mattatoio di Roma, è promossa da Roma Culture e dall’Azienda Speciale Palaexpo con la partnership del Lithuanian Culture Institute e dell’Ambasciata della Repubblica di Lituania a Roma e rimarrà in esposizione fino al 26 febbraio 2023.
A partire da una citazione autografa dal film Out-takes From the Life of a Happy Man, la mostra intende esporre la sessantennale attività filmica di Mekas attraverso un’ampia selezione di opere dagli anni Sessanta fino alla fine degli anni Dieci di questo secolo.

Il percorso si apre con Ein Mädchen aus alten Zeiten, ovvero il video del crollo delle Torri gemelle che Mekas riprende dal tetto della sua abitazione, al seguito dei due attacchi terroristici dell’11 settembre 2001. Questa scelta espositiva inaugura fin dal principio una riflessione comune tanto alla poetica di Mekas, quanto più in generale alla teoria dei media, ovvero l’influsso che le nuove tecnologie visive esercitano sulla storia contemporanea. In altre parole, proprio i filmati determinano il modo in cui l’evento storico viene registrato e diffuso nell’immaginario collettivo. Gli eventi dell’11 settembre sono l’archetipo di questa teoria, proprio perché per la prima volta si manifestano come broadcasting in real time: Jürgen Habermas sottolineava quanto l’esperienza si fosse configurata come doppiamente unica, da un lato per i newyorchesi che hanno esperito la tragedia, e dall’altro per gli spettatori televisivi che l’hanno assistita da tutto il mondo. In questo senso, proprio l’enorme copertura mediatica rappresenta per Habermas il “primo evento storico mondiale” che rende il pubblico un “testimone oculare universale”. Aprire con questo documento equivale pertanto a ribadire questo intrascurabile statement teorico e storico, perfetto per restituire la temperatura emotiva propria dell’era dei media.

La genesi artistica di Jonas Mekas è tuttavia ben antecedente alla nascita del documentary turn, cioè della pratica del documentario contemporaneo, e affonda le radici nelle tristi vicende biografiche che, dal 1944, lo costringono a lasciare la Lituania per ragioni politiche. Assieme al fratello Adolfas tenta la fuga verso gli Stati Uniti disgraziatamente interrotta dall’esercito nazista. Sopravvissuti alla deportazione e al conflitto, vengono trasferiti nei campi profughi dell’Assia per evitare il rimpatrio nella Lituania stalinista – da qui l’accezione di displaced person -. 

Images Are Real – Jonas Mekas | Mattatoio, Roma

I due riusciranno ad emigrare oltreoceano alla fine del 1949, stabilendosi finalmente a New York, e dopo appena due settimane dal suo arrivo, Jonas Mekas comprò la sua prima macchina da presa Bolex 16 millimetri ed iniziò a filmare alcuni tempi della sua vita. Il motore di questa azione cinematografica era la nostalgia di un tempo perduto, come scrive Svetlana Boym ne The Future of Nostalgia. Per cicatrizzare il trauma del distacco e della prigionia, Mekas impiega la cinepresa come strumento di ossessiva registrazione del reale, come un quotidiano esercizio sedativo. “The camera was always runnning”, dichiarava egli stesso: un concetto di diary film che sarà portante per il cinema indipendente americano. In mostra è presente Walden, primo della serie che si presenta in una inedita installazione su due schermi.

Proprio con The Brig, versione filmica del 1964 di uno spettacolo teatrale di Kenneth Brown, Mekas indaga sulle esperienze di sottomissione e assoggettamento bellico e militare. Il film, che ha meritato il Leone d’oro al Festival del Cinema di Venezia dello stesso anno, è posto in modo inedito in relazione con Ein Mädchen aus alten Zeiten e alla serie fotografica Purgatorio, ovvero lo sviluppo di ottantanove fotogrammi che coincidono con l’inizio della nuova vita nel quartiere di Williamsburg.

La mostra prosegue in un caleidoscopio di installazioni audiovisive, citazioni letterarie e still-frame da video, continuamente dimostrando lo spessore dell’artista lituano. Non mancano infine riferimenti al Mekas regista e critico, con una felice restituzione di archivio di esemplari della rivista Film Culture da lui fondata nel gennaio del 1955. Con Film Culture e con Film Forum, società di proiezione di film d’avanguardia inaugurata con il fratello un anno prima, Mekas manifesta il problema della distribuzione alternativa ad Hollywood, tanto da fondare, nel 1960, il New American Cinema Group, con lo scopo di riunire registi indipendenti di cinema sperimentale. Il manifesto del NACG obbligava la produzione di film a basso budget: da un lato aumentava l’accessibilità della creazione filmica, dall’altro la garanzia di un potenziale di sperimentazione a basso rischio. Seguirà infine l’istituzione di archivi e cooperative come l’Anthology Film Archives, tuttora in esercizio.
Leggenda mondiale del cinema indipendente, attraverso la cinepresa Mekas ha saputo misurarsi con la sua stessa vita.

Jonas Mekas, In an Instant It All Came Back to Me, 32 stampe su vetro (dettaglio), 2015.
Images Are Real – Jonas Mekas | Mattatoio, Roma
Portrait of Jonas Mekas on the occasion of the opening of his exhibition “The Internet Saga”, Venice, 2015, ph. Giulio Favotto