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Il programma di arti visive di Narni Città Teatro 2026

Valerio Berruti è protagonista della sezione arti visive del festival, con un'installazione inedita e un focus sulla sua produzione video.

Narni Città Teatro torna dall’11 al 13 settembre 2026 con la sua settima edizione, sotto la direzione artistica di Ilaria Ceci, Davide Sacco e Francesco Montanari. Il Volume VII della kermesse si sviluppa attorno al filo conduttore Stati di umanità, un tema che i direttori artistici descrivono come il desiderio di cogliere l’uomo nel suo farsi, tra slanci, contraddizioni e trasformazioni interiori: l’intento è costruire per tre giorni una sorta di città temporanea in cui teatro, circo contemporaneo, danza, musica, performance e narrazione si intrecciano nel tessuto urbano di Narni, tra piazze, chiostri e cortili trasformati in altrettante declinazioni dell’umano. Spazi come il Teatro Manini, Piazza dei Priori, il Chiostro di Sant’Agostino, l’Auditorium San Domenico, l’Atrio del Comune, il Mercato Coperto e l’Ala Diruta ospiteranno un cartellone che porta a Narni attori e compagnie italiani e internazionali: Pablo Trincia, Ambra Angiolini, Francesco Piccolo, Emanuele Aldrovandi, Leonardo Manzan, Giulia Mei, Edoardo Pesce e Giancarlo Porcacchia, Amedeo Carlo Capitanelli e Ketty Di Porto, Margherita Saltamacchia, Mauro Maurizio Palumbo ed Elisa Gabrielli, Teatro Necessario, Ignazio Bortot, Mamadou Diakité, Damien Droin/Compagnie Hors Surface, Raissa Avilés e Marzio Picchetti.

Ambra Angiolini, Pablo Trincia, la Banda dell’Esercito Italiano, Francesco Piccolo, Damien Droin e la Compagnie Hors Surface, Valerio Berruti, Edoardo Pesce e Giancarlo Porcacchia, Emanuele Aldrovandi, Giulia Mei, Leonardo Manzan, Raissa Avilés, Amedeo Carlo Capitanelli e Ketty Di Porto, Margherita Saltamacchia, Mamadou Diakité, Mauro Maurizio Palumbo ed Elisa Gabrielli, Teatro Necessario, Ignazio Bortot

Per il secondo anno consecutivo il festival propone anche un programma specificamente dedicato alle arti visive, a cura di Antonella Liuzzi. Protagonista è quest’anno Valerio Berruti, chiamato a misurarsi con i luoghi simbolici dello spazio pubblico narnese attraverso un nuovo, ampio progetto diffuso dal titolo Figli degli uomini. Il lavoro si compone di cinque sculture di figure infantili colte in un atteggiamento raccolto, quasi orante: pur nella comune sospensione contemplativa, ogni bambino dispone le mani in modo autonomo, quasi a suggerire un rapporto personale e differenziato con il sacro. Fuse in alluminio e portate a una scala monumentale, le sculture segnano un salto ulteriore nella ricerca che Berruti dedica da tempo all’infanzia come figura universale: l’aumento delle proporzioni rispetto ai lavori precedenti intensifica la presenza fisica dei soggetti, giocando sul contrasto tra l’intimità della preghiera e la scala pubblica. Le nuove opere si inseriscono in un percorso avviato nel 2011 con Nel suo nome, presentato al Museo della Città di Belgrado, e con Nel nome del padre, esposto in occasione della personale More than Kids alla Fondazione Ferrero di Alba e a Palazzo Reale di Milano.

Accanto all’installazione, il festival propone anche un ricco focus sulla produzione video dell’artista, ripercorrendo oltre due decenni di attività: si parte da Golgota (2005, con musiche di Luciano Disarò), si passa per Come il vento tra i salici (2016, musiche di Gianmaria Testa) e per The Singer (musiche firmate da Nina Berruti), fino ad arrivare al celebre La giostra di Nina (The Carousel) (2018, accompagnato dalle musiche di Ludovico Einaudi). Proprio quest’ultimo lavoro, già noto per la versione installativa presentata nel 2025 a Palazzo Reale, è approdato in una sua declinazione monumentale, con diciotto grandi uccelli in fibra di vetro, alla mostra DAYDREAM – Air Becomes Art, che inaugura a New York la prima sede permanente del Balloon Museum, accanto a nomi come Marina Abramović e Martin Creed.

Cover: Kizuna con la colonna sonora di Ryūichi Sakamoto (Pola Museum di Tokyo (2010)

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