


Giunto alla sua VI edizione, il Premio Osvaldo Licini by Fainplast torna a proporsi come un’importante occasione di promozione e sostegno della scena pittorica italiana. Dalla sua istituzione nel 2021 il premio ha mantenuto il suo legame con l’artista piceno Osvaldo Licini, con la cui eredità gli artisti vincitori del premio – quelli delle passate edizioni sono stati Marco Neri, Riccardo Baruzzi, Valerio Nicolai, Luca Bertolo e Paola Angelini – sono chiamati a confrontarsi in una mostra personale con catalogo da svolgersi alla Galleria d’Arte Contemporanea Osvaldo Licini di Ascoli Piceno. Il premio ad oggi rimane fedele anche al modello per cui a scegliere gli artisti è una rete di esperti da tutta l’Italia composta da curatori, critici, direttori di museo, collezionisti e artisti, ciascuno dei quali esprime due segnalazioni in forma riservata e anonima; ma con questa edizione il Premio rilancia, e i selezionati salgono a sei, uno in più rispetto ai cinque delle edizioni più recenti. I nomi della rosa 2026 sono Thomas Braida, Cecilia De Nisco, Pesce Khete, Alessandro Roma, Caterina Silva e Michele Tocca; il vincitore sarà annunciato prossimamente.
Andrea Valentini, presidente dell’Associazione Arte Contemporanea Picena, e Alessandro Zechini, curatore del Premio, hanno condiviso con noi un pensiero che evidenzia il ruolo ormai consolidato dell’iniziativa nello scenario italiano:
«A distanza di anni, il Premio Osvaldo Licini continua a essere animato dalla stessa passione e dallo stesso entusiasmo che ne hanno accompagnato la nascita. Un percorso che ha richiesto impegno e determinazione, ma che l’Associazione Arte Contemporanea Picena ha potuto portare avanti grazie alla collaborazione con partner che ne condividono profondamente gli obiettivi e i valori. Il Comune di Ascoli Piceno e Fainplast, sponsor unico dell’iniziativa, sono al nostro fianco in un progetto comune volto a valorizzare e mantenere viva l’eredità artistica di Osvaldo Licini, tra i maggiori protagonisti dell’arte italiana del Novecento.
Nel corso degli anni, il Premio Osvaldo Licini by Fainplast ha consolidato la propria identità e il proprio ruolo nel panorama artistico nazionale, distinguendosi per una precisa vocazione alla pittura italiana e per un modello di selezione originale, che non prevede una giuria tradizionale ma coinvolge direttamente un’ampia comunità di professionisti del settore. Ogni anno, tra quaranta e cinquanta autorevoli figure del mondo dell’arte – curatori, collezionisti, giornalisti, direttori di musei e fiere, artisti e rappresentanti delle accademie – sono chiamate a segnalare due artisti che si siano distinti per la qualità della loro ricerca e per il percorso espositivo e istituzionale.
Questo approccio, fondato sul confronto e sulla pluralità degli sguardi, rappresenta uno degli elementi distintivi del Premio e contribuisce a renderlo un osservatorio privilegiato sulla pittura italiana contemporanea. La crescente attenzione con cui, ogni anno, vengono accolti l’annuncio degli artisti selezionati e la proclamazione del vincitore testimonia il riconoscimento e la credibilità che il Premio ha saputo conquistare nel tempo».



Di seguito qualche coordinata per inquadrare gli artisti selezionati.
Thomas Braida (Gorizia, 1982; vive a Venezia) mette in scena una pittura sontuosa, che si esprime sulla tela ma anche su altri supporti eterogenei, come pagine di riviste e vecchi oggetti; l’artista vi illustra scenari surreali e immaginifici attingendo alla mitologia come alla cultura popolare, all’estetica trash come alla letteratura, attraverso un realismo straniante e magico che si tinge talvolta di ironia grottesca. Le immagini nascono dall’osservazione del quotidiano, ma virano verso memento mori contemporanei o scene enigmatiche ambientate in contesti esotici e “altri”, in un tempo indefinito.
Cecilia De Nisco (Parma, 1997; vive a Vienna) ritrae da vicino – spesso i soggetti sono catturati in un primissimo piano – situazioni intime e laterali, dominate da un senso di mistero e di desiderio latente, in atmosfere notturne irrorate da luci crepitanti. Il ricorso a sfocature, grana e pixelazione contribuisce a delineare un tono fiabesco che fa da sfondo ad una ricerca sulla sessualità e sulle relazioni di potere insite nelle dinamiche interpersonali, espresse da incontri amorosi e danze estatiche nella notte.
Gestuale e tendente all’astrazione è invece la pittura di Pesce Khete (Roma, 1980), che appare regolata da un set di regole autoimposte dall’artista dal punto di vista del tempo di realizzazione e delle porzioni di spazio pittorico elette ad accogliere le pennellate; questo perché il lavoro procede per tappe successive escludendo in partenza una prospettiva d’insieme. Dal magma dell’inconscio pittorico si materializzano frammenti figurativi più o meno definiti – volti, corpi, oggetti, animali – radicati nella memoria personale dell’artista, che restano volutamente isolati e bastevoli a se stessi, per evitare di suggerire un qualsivoglia spunto narrativo. I formati sono variabili e spesso anomali, e la pittura lascia a risparmio aree estese del supporto.

Nel linguaggio espressivo di Alessandro Roma (Milano, 1977) il tema plurisecolare del paesaggio trova una declinazione sintetica dominata da ritmi e geometrie sinuose, che scaturiscono dalla rilettura in chiave decorativa e vitalistica del lessico vegetale. Oltre che sulla tela, Roma sperimenta con le tecniche più varie, dal collage alla fusione, dalla stampa su tessuto alla ceramica, imbastendo tripudi di colori e di ritmi bidimensionali mai statici, in costante ridefinizione, che si intridono di esperienze, memorie e riferimenti letterari, in quelli che appaiono come dei paesaggi interiori.
Anche l’alfabeto pittorico di Caterina Silva (Roma, 1983) è fluido e in costante evoluzione, e si avvale di un approccio performativo che tratta la tela come uno spazio da risolvere sul piano cromatico e compositivo, e da cui far scaturire efflorescenze di colore, ma senza per questo voler mettere a fuoco significati univoci. Il processo è intuitivo e nasce nel corpo a corpo con la tela, in una danza vicina alla trance, fatta di gesti più o meno controllati, marcature materiche e irriverenti segni a spray. Con il tempo Silva ha sviluppato azioni alternative o complementari all’uso tradizionale del pennello, come il frottage.
Michele Tocca (Subiaco, 1983), infine, porta avanti una pratica defilata ma risoluta di pittura dal vero, quasi sempre fuori dallo studio, rapportandosi con le condizioni mutevoli della luce e dei fenomeni atmosferici per ritrarre nel piccolo e nel medio formato minuterie, oggetti comuni e scampoli di realtà, coniugando uno sguardo franco e una composta eleganza senza tempo. Nei suoi paesaggi si rinnova il retroterra tradizionale del vedutismo e della pittura di viaggio e per alcune serie torna a lavorare nei luoghi dipinti dagli artisti del passato.
Cover: Tomas Braida, “Don’t Mess with Cats”, 2025, olio su tela, 300 x 400 cm. ph. Irene Fanizza









