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Helena Hladilová alla Pinacoteca G.A. LEVIS | Intervista con l’artista e i curatori

Intervista di Barbara Ruperti — Nel centro storico di Chiomonte, nel cuore della Val di Susa, è possibile visitare fino al 24 settembre la mostra personale dell’artista Helena Hladilová, La montagna che vide l’elefante a cura di ARTECO e Cripta747....

Helena Hladilova @ Pinacoteca G.A. Levis – installation view – Foto Gabriele Abbruzzese

Intervista di Barbara Ruperti

Nel centro storico di Chiomonte, nel cuore della Val di Susa, è possibile visitare fino al 24 settembre la mostra personale dell’artista Helena Hladilová, La montagna che vide l’elefante a cura di ARTECO e Cripta747. Il progetto è il risultato di  una research-based residency dedicata al contesto valsusino. Un percorso intenso ed esplorativo invita il visitatore a seguire le orme degli elefanti guidati dal generale cartaginese attraverso le Alpi. In occasione di questo importante appuntamento, abbiamo rivolto alcune domande all’artista e ai curatori.

BR: Quando nasce questo programma di residenze e con quale obiettivo?
ARTECO e Cripta747: Il programma di residenze prende avvio nel 2020 quando la curatela della Pinacoteca comunale G.A. Levis di Chiomonte viene affidata ad ARTECO. In un periodo di impossibilità momentanea di grandi spostamenti siamo stati invitati a riprendere contatto con i beni culturali che ci circondano, sviluppando una riflessione sui concetti di memoria e tradizione, senza tralasciare di porci domande sul ruolo centrale e inclusivo delle istituzioni culturali contemporanee. Ripartire dal prendersi cura di un piccolo museo comunale, che conserva, in un antico palazzo cinquecentesco, un prezioso nucleo di dipinti realizzati dal pittore paesaggista Levis dei primi del Novecento, è stato un naturale processo che ci ha portati al progetto di residenze. Ospitare artiste e artisti contemporanei, coinvolgendoli nella rilettura delle opere di Levis e in un confronto diretto con il territorio della Val di Susa: la sua natura, le sue tradizioni e le sue comunità, al fine di incrementare le collezioni civiche con un nucleo di opere d’arte contemporanea, rende il museo un agente attivo sul territorio.
Grazie al sostegno da parte della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura è stato possibile attivare le prime tre residenze. Tutte nate e curate in collaborazione con realtà indipendenti torinesi come Cripta 747, chiedendo loro di diventare parte attiva del progetto in qualità di comitato scientifico per la selezione di artiste e artisti da coinvolgere.

BR: Quale ruolo hanno assunto ARTECO e CRIPTA747 nel corso della residenza di Helena Hladilová e nella formulazione dell’ipotesi espositiva ospitata alla Pinacoteca G.A. Levis?

AeC: ARTECO e Cripta747 hanno collaborato all’ideazione del progetto di residenza in un dialogo aperto e costante sin dall’inizio. Entrambe le realtà hanno portato all’interno del progetto le proprie specificità e peculiarità in un confronto iniziato diversi mesi prima e che nello specifico ci ha portato a delineare un percorso dedicato all’approfondimento e allo studio del patrimonio storico artistico del territorio valsusino in stretto contatto con la comunità di riferimento e le sue tradizioni.
Conoscendo personalmente l’artista grazie a collaborazioni passate, abbiamo fin da subito immaginato il potenziale interesse che sarebbe scaturito dall’incontro tra la sua ricerca  — legata narrazioni orali e al mondo della manifattura dei materiali — e la tradizione artigiana del territorio, come esplicitato dall’artista stessa, principalmente interessata alle tecniche di tessitura e lavorazione della pietra, nonché agli usi e costumi propri del luogo che tramandano leggende e mitologie. Le montagne che circondano la Val di Susa, ricche di storia, in quanto significativo luogo di transito per popoli e merci, sono state il punto di partenza dal quale si è sviluppato il progetto, mentre le tracce della traversata delle alpi da parte di Annibale, il filo conduttore del processo di ricerca e della sua restituzione espositiva presso la Pinacoteca. Durante la prima fase della residenza Hladilová è stata accompagnata da ARTECO e Cripta747 in un percorso di formazione e ricerca sul campo che le ha permesso di conoscere in prima persona produttori e produzioni del territorio, racconti e saperi tecnico-artigianali a rischio di trasmissione. L’interesse dell’artista verso il mondo della manifattura dei tappeti e dei tessuti, ha guidato la visita verso quelli che sono i luoghi storici della lavorazione del tombolo, della canapa e della lana, passando per i musei etnografici del territorio, fino ai centri di lavorazione della pietra, molti dei quali sono tutt’ora attivi. L’incontro continuativo e diretto con maestri artigiani e specialisti, la documentazione e i materiali raccolti, sono stati la base per l’ipotesi di mostra presentata ad aprile presso Pinacoteca G.A. Levis.

Helena Hladilova @ Pinacoteca G.A. Levis – installation view – Foto Gabriele Abbruzzese

BR: Helena, partiamo dall’inizio del tuo lavoro research-based. Come ti sei rapportata con la storia e le tradizioni del territorio della Val di Susa?

Helena: Ovunque io mi trovi, le tradizioni locali mi affascinano. Dove e quando posso cerco di includerle nella mia ricerca, cercando di entrare in contatto con le persone, soprattutto con gli anziani che spesso rappresentano l’unico modo per avvicinarsi ad antichi saperi, trasmessi di generazione in generazione. Collaborare con questi artigiani è davvero commovente.  La trasformazione del loro lavoro quotidiano in un’opera d’arte contemporanea diventa per me e spesso anche per loro una vera esperienza. Queste  tecniche antiche si trasformano in uno strumento per l’arte contemporanea e veicolo della trasmissione del sapere. La Val di Susa ha un passato ricco di storia, in quanto da sempre significativo luogo di transito per popoli e merci. Durante la residenza ho indagato gli antichi mestieri visitando i musei di etnografia di Bardonecchia e Salbertrand, ma anche lasciandomi ispirare dai laboratori degli artigiani sul territorio: dal maestro Tessa di Coazze, sino a Versino Pietre di Villar Focchiardo.

BR: Quando è iniziata la tua residenza a Pinacoteca G.A. Levis e in che fase della tua ricerca sul territorio sono emerse le riflessioni che ti hanno portato a seguire le orme degli elefanti di Annibale?

H: Da sempre sono affascinata dalle leggende e dalle storie locali e quella di Annibale e gli elefanti è forse tra le più note in Val Susa. Quando sono stata coinvolta dalla Pinacoteca Levis per partecipare al PAC nel 2021 – Piano per l’Arte Contemporanea – è stato naturale pensare a come fare una mostra sugli elefanti e sulle loro orme. L’idea di questa ripetizione imperfetta su tessuto e a su pietra – due tra i materiali indispensabili per la tradizione locale – è venuta visitando gli artigiani e le loro attività ancora in funzione. Prendendo ispirazione dalle loro tecniche di lavorazione, si è andata a creare una continuità tra quella che è la tradizione manifatturiera del luogo (a noi inizialmente sconosciuta) e le nuove produzioni.

BR: Quale materiale hai raccolto durante la tua residenza e come hai deciso di ri-arrangiarlo?

H: Oltre al tessuto in canapa e cotone prodotto in collaborazione con il maestro Tessa, le opere in mostra sono realizzate utilizzando otto tipologie diverse di pietre:  Marmo Thala Beige proveniente dalla Tunisia, Marmo Rojo Coralito da Murcia in Spagna, Gris de Savoie Dark dalla Francia, Marmo Verde Alpi dalla Valle d’Aosta e Piemonte, Pietra di Luserna dal Piemonte, Pietra Serena dalla Toscana, Granito silano dalla Sila (Calabria), Pietra di Apricena dalla Puglia. Una volta terminata la produzione e con le opere a disposizione nella sala della Pinacoteca Levis, abbiamo ragionato sull’allestimento insieme al team di Arteco e Cripta747. Come spesso accade, è lo spazio – con la sua architettura, le sue specifiche ed i suoi limiti – a suggerire alcune soluzioni, aprendo talora a nuove visioni. Ad esempio inizialmente le vasche erano pensate come plinti per le sculture più piccole ma, durante l’allestimento, hanno assunto una funzione più autonoma.

BR: Nelle tue sculture hai messo in relazione specificità geografiche diverse, di cui ti sei servita per portare alla luce le tracce tangibili di un lungo viaggio che dall’Africa porta all’Italia. Ce lo potresti descrivere?

Gli elefanti assieme all’esercito di Annibale partirono dalla Tunisia, salendo la costa est della Spagna per attraversare il sud della Francia, sconfinando in Italia da uno dei passi alpini piemontesi. Proseguirono per l’intera penisola italiana, passando dalla Toscana e raggiungendo il Sud Italia per poi rientrare via mare in Tunisia. Le pietre che ho utilizzato sono state importate dalle cave più vicine ai luoghi che probabilmente videro il passaggio di Annibale e gli elefanti, questo le rende partecipi del lungo viaggio.

BR: Le tue opere uniscono la ricerca sul materiale reale e antropologico con il mondo fantastico, quello delle leggende e delle fiabe che si raccontano ai bambini. Che ruolo ha il racconto nel tuo lavoro?

H: Il racconto nelle mie opere è molto importante. Sono le opere che parlano, cominciano raccontando una storia, e dovrebbe essere lo spettatore a terminarla mettendo in gioco la propria fantasia. Senza un pubblico l’opera non è conclusa.

BR: In che modo il mondo dell’infanzia e della fantasia entrano a far parte delle tue opere?

H: Uso materiali duraturi, legati a un’idea di monumentalità del passato, ma i miei soggetti provengono da narrazioni di fantasia, storie intime e infantili nate dal modo in cui vivo il presente, con cui costruisco il futuro.

Helena Hladilova @ Pinacoteca G.A. Levis – installation view – Foto Gabriele Abbruzzese