
L’Istituto Italiano di Cultura di Varsavia ospita Come vivono gli artisti?, mostra promossa dall’Istituto in collaborazione con Gruppo21 e curata da Santa Nastro e Alex Urso. Il progetto riunisce nove artisti italiani e polacchi, Maess Anand, Alicja Bielawska, Eva Frapiccini, Piotr Hanzelewicz, Igor Kubik, Luana Perilli, Alessandro Scarabello, Giuseppe Teofilo e Alex Urso, mettendo in dialogo esperienze e contesti differenti a partire da una condizione professionale condivisa.
La domanda del titolo apre una questione che riguarda il rapporto tra pratica artistica e lavoro: quanto è possibile vivere della propria ricerca e quante attività sono necessarie per sostenerla? L’immagine dell’artista interamente dedito al proprio studio lascia spesso fuori campo una realtà fatta di incarichi paralleli, dall’insegnamento alla curatela, dalla scrittura alla comunicazione, fino a professioni estranee al sistema dell’arte. Non sempre si tratta di una scelta: per molti, questa pluralità di impieghi è ciò che consente alla ricerca di proseguire.
Una ricerca di AWI-Art Workers Italia condotta su 440 artisti indica che l’80% degli intervistati svolge altri lavori oltre alla propria pratica. In Polonia, lo studio nazionalePoliczone i policzeni. Artystki i artyści w Polsce 2024 stima circa 62.000 persone professionalmente attive come artisti: il 90% presenta redditi irregolari, mentre soltanto l’11% dispone di un contratto stabile. Dati che restituiscono, pur nella specificità dei due contesti, una condizione di fragilità economica e di frammentazione del lavoro.



Il progetto espositivo nasce dall’incontro tra una riflessione teorica e una ricerca artistica. Nel 2022 Santa Nastro ha pubblicato per Castelvecchi Come vivono gli artisti? Vita, economia, rapporto con il settore e pratica, mentre Alex Urso ha sviluppato tra il 2021 e il 2022 Dipingere le nuvole, una serie di 365 fotografie, una per ogni giorno dell’anno, che lo ritraggono nell’atto di dipingere il cielo. Il lavoro rielabora poeticamente una precedente esperienza professionale dell’artista, portando in primo piano una dimensione spesso invisibile del lavoro creativo.
Più che proporre una risposta univoca, la mostra restituisce la complessità di una condizione che non è soltanto economica o sociale, ma anche psicologica, sentimentale ed esistenziale. Il sistema dell’arte tende a rendere visibili soprattutto i risultati, mostre, residenze, biennali, lasciando ai margini il tempo e le attività che li rendono possibili: la ricerca senza esito immediato, la gestione amministrativa, il lavoro di cura e le difficoltà quotidiane. Spostare lo sguardo dall’opera alle condizioni della sua produzione significa riconoscere che anche queste attività, spesso confinate nella sfera privata, sono parte integrante della pratica artistica.
La mostra è stata presentata in anteprima il 10 ottobre, in occasione della XXII Giornata del Contemporaneo, e resterà aperta fino all’11 dicembre, quando il finissage sarà accompagnato da un’azione della performer Veronica Vagnoni.
Cover: Alicja Bielawska, Between the Ray and the Shadow (screen), 2025. Photo Bartosz Górka

