and the ground begins to breathe | FuoriCampo, Siena

Le opere esposte interpretano il processo vegetale come metamorfosi lenta e attenta, articolandosi in due differenti sedi – Via dei Termini e Limonaia di Villa Griccioli – ma che seguono il dialogo tra arte, botanica e immaginazione.
Il chiaroscuro dell’essere bambini: Cometa di Michela Del Longo | La Siringe, Palermo

Il passaggio della Cometa di Michela Del Longo è un segno per tenerci saldi in una vita che dimentica che a volte di dolci, di consolazione, e di ricordare, non ne hanno bisogno solo i bambini, ma anche gli adulti.
“Non sono macchine perfette”: Rebecca Horn al Castello di Rivoli

Il Castello di Rivoli ospita fino al 21 settembre 2025 la mostra “Cutting Through the Past”: nella Mani Lunga sono allestite 35 opere prodotte dall’artista nell’arco di circa cinquant’anni di lavoro.
LIVE WORKS 2025 | Centrale Fies

I fellow della Free School of Performance parlano delle loro identità cangianti, raccontano storie di oppressione e di rinascita. La Centrale di Dro è un crocevia di culture, e quest’anno la lingua franca è la musica.
I Only Want You To Love Me | Lovett/Codagnone, PAC, Milano

Lovett/Codagnone ci mostrano che nessun corpo è mai davvero concluso, che ogni identità è un palinsesto riscrivibile e che, come ricordava Foucault, là dove il potere stringe più forte si aprono varchi di resistenza inattesa.
Jess T. Dugan | Look at me like you love me – Guardami come se mi amassi

Look at me like you love me è una sequenza di immagini che non alzano mai la voce. Ogni fotografia è come una canzone silenziosa: guardami come se mi amassi.
Luci e ombre: Davide Stucchi in mostra al Centro Pecci di Prato

Il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato accoglie fino al 2 novembre 2025 Light Lights, la prima personale di Davide Stucchi in un’istituzione Italiana.
In difesa dell’idea meno buona. William Kentridge a Spoleto

“If the good doctor can’t cure you, find the less good doctor”.
Mario Giacomelli tra parola e materia

La fotografia di Giacomelli nasce dal desiderio di “decostruire l’ideale comune di un reale statico” e di spingere il linguaggio visivo verso un territorio di risonanza soggettiva e universale al tempo stesso.
00970: immagini in movimento dalla soglia di una terra dislocata | Ordet, Milano

Le opere di 00970 non cercano di rappresentare una nazione, ma di rendere visibile una grammatica dell’esilio: una serie di gesti, voci, intonazioni che parlano da una soglia. Da un altrove. Non si tratta di affermare un’identità, ma di costruire uno spazio di ascolto.