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Carla Accardi | Palazzo delle Esposizioni – Roma

In occasione del centenario della nascita di Carla Accardi (Trapani, 1924 – Roma, 2014), il Palazzo delle Esposizioni di Roma celebra l’eredità della grande artista con una mostra retrospettiva – la più esaustiva sino ad ora dedicata ad Accardi –...

“Carla Accardi”, Palazzo Esposizioni Roma, 2024 – Foto © Azienda Speciale Palaexpo / Monkey VideoLab
Imbucare i misteri, 2014 vinilico su tela, cm 130 x 180 Collezione privata © Carla Accardi by SIAE 2024

In occasione del centenario della nascita di Carla Accardi (Trapani, 1924 – Roma, 2014), il Palazzo delle Esposizioni di Roma celebra l’eredità della grande artista con una mostra retrospettiva – la più esaustiva sino ad ora dedicata ad Accardi – curata da Daniela Lancioni e Paola Bonani, e realizzata con la collaborazione dell’Archivio Accardi Sanfilippo, insieme al sostegno della Fondazione Silvano Toti. 

Nel 1964, anno della partecipazione di Accardi alla XXXII Biennale Internazionale d’Arte di Venezia, così scriveva del suo lavoro l’amica e compagna Carla Lonzi: «[…] Alla “durata” istantanea e aggrovigliata di Pollock, la Accardi contrappone l’esperienza ordinatrice della successione temporale. I segni, a lungo sperimentati in una specie di monomania grafica (dove i maestri moderni da Arp a Miró a Matisse intervengono come sottofondo culturale insieme a ricordi di geroglifici moreschi, barocchi e liberty e disegni infantili), appaiono oggi semplificati e raggruppati secondo un inventario che corrisponde a una strutturazione statistica immediata dell’artista. La Accardi ha trovato un modo di visualizzare il caos degli stimoli psichici, di classificarli per affinità morfologica e intensità di suggestione, di controllarne l’indefinito fluire. In questa operazione il problema del tempo non è mai stato formulato poiché era sempre esattamente il problema in questione, e formularlo sarebbe stato come cercare nel cassetto gli occhiali che si hanno davanti al naso. Ed è proprio nel carattere implicito delle sue soluzioni che la Accardi rivela il fondamento originario di una condizione femminile. La quale, appunto, si è costituita nella disposizione ancestrale a percorrere avanti e indietro il mistero esistenziale di essere quell’“altro” a cui è impossibile riconoscersi nell’immagine che la società gli propone. Proprio su questo scarto dal pensiero egemonico e sistematico del mondo poggia la condizione liberatrice di chi, amalgamato al tempo, accorda le proprie concrete interrogazioni ai ritmi degli avvenimenti e delle cose». (Carla Lonzi, in catalogo della XXXII Esposizione Biennale Internazionale d’Arte Venezia, 1964). Visualizzare il caos degli stimoli psichici serve, dunque, ad Accardi per ordinare e inventariare indagando una nuova morfologia del segno. 

“Carla Accardi”, Palazzo Esposizioni Roma, 2024 – Foto © Azienda Speciale Palaexpo / Monkey VideoLab
Labirinto con settori, 1956 tempera alla caseina e smalto su tela, cm 133 x 204 Collezione privata © Carla Accardi by SIAE 2024

Nel 1976, a più di dieci anni di distanza dal testo di Lonzi – Rivolta femminile nasce nel 1970 dall’incontro tra Lonzi, Accardi e Banotti; Accardi e Lonzi si separeranno per l’irrompere di divergenze talmente sostanziali da rendere incompatibili le iniziali affinità – Carla Accardi inaugura alla Cooperativa di via Beato Angelico la mostra personale Origine. Con la Cooperativa del Beato Angelico, Accardi torna alla militanza femminista, informandola di una necessaria e vitale postura, che ha a che fare con “l’essere un’artista”, con l’esserlo qui e ora. Origine è il titolo di un lavoro fondamentale – fino al 2003 mai più esposto, e attualmente in mostra al Palazzo delle Esposizioni – in cui Accardi ricostruisce la propria genealogia inserendosi non soltanto, o non in maniera esclusiva, nel solco tracciato dalla Narrative art – che particolare fortuna ha avuto nell’ambito degli studi di genere – ma anche sintetizzando una personale archeologia, un tracciato intimo attraverso la creazione di un dispositivo che tiene conto del carattere di assoluta innovatività contenuto nella sua ricerca. Installata su due pareti affrontate, all’ingresso della sala, Origine mostra, su una parete, sei strisce verticali in sicofoil intervallate dalle foto della madre di Accardi, mentre sull’altra soltanto le strisce trasparenti di sicofoil; a parte, la foto di un’antenata dell’artista all’interno di una cornice d’epoca.
In questo torno di anni, la pratica infaticabile di Accardi si sostanzia attraverso una ricerca che non soltanto tiene conto della sperimentazione sui materiali, ma che parte dalla pittura per rivoluzionare integralmente il rapporto tra questo medium e il suo raggio d’azione: la superficie-quadro e lo spazio circostante. 

In mostra il percorso cronologico si dispiega attraverso circa cento opere, dal 1946 al 2014; in taluni casi, a partire dall’ausilio della documentazione fotografica, sono state possibili le ricostruzioni di talune soluzioni espositive adottate in passate nell’ambito di diverse mostre dell’artista – compresa la ricostruzione della sala personale alla Biennale di Venezia del 1988. Questa specifica scelta espositiva è in grado di significare in modo nuovo lo spazio ponendosi in ascolto della “scrittura espositiva dell’artista”. Come si legge nel testo di Daniela Lancioni «[…] La selezione delle opere è stata guidata da due intenti diversi, quello di mostrare le fasi germinali delle sue ricerche e quello di presentare i lavori nei quali si è espressa con maggiore radicalità, lasciando una traccia profonda e fertile di sviluppi nel contesto dell’arte nazionale e internazionale». 

“Carla Accardi”, Palazzo Esposizioni Roma, 2024 – Foto © Azienda Speciale Palaexpo / Monkey VideoLab
Grande capriccio viola, 1988 vinilico su tela grezza, dittico, cm 195 x 280 Collezione privata © Carla Accardi by SIAE 2024

La particolare sensibilità dimostrata da Accardi nella ri-significazione dello spazio espositivo risulta, perciò, in grado di fornire al visitatore delle chiavi di lettura molto chiare sulla capacità dell’artista di tracciare nuovi percorsi e nuove pratiche proprio a partire dalla concezione di un rapporto rivisitato tra spazio e opera. Dall’astrattismo dell’immediato dopoguerra all’informale, dalla pittura-ambiente sino agli sviluppi degli anni Ottanta, Novanta e Duemila, la mostra curata da Daniela Lancioni e Paola Bonani risulta pienamente riuscita nella ricostruzione storico-critica e nella selezione di opere che forniscono l’ampiezza di visione e la metodica implementazione della relazione tra segno-composizione-sfondo con cui Accardi ha rivoluzionato integralmente la concezione del quadro e, con essa, della pittura, per «disinnestare il quadro dalla sua autorità storico-formale» come scrisse Marisa Volpi.

In mostra, tra le altre opere, compaiono Assedio rosso (1956), Grande integrazione (1957), Violarossoazzurro (l’8 volante) (1964), Tenda (1965-1966), Rotoli (1966-1971), Triplice tenda (1969-1971) acquisita dal Centre Pompidou di Parigi nel 2005, Trasparente (1975), A Gent abbiamo aperto una finestra (1971-1986), ideata per Chambres d’Amis di Jan Hoet, i dittici su tela grezza degli anni Novanta Movenze notturne (1991) e Grande nerobianco (1991). Dalla pittura astratta, che vede Carla Accardi tra i fondatori del gruppo Forma, «formalisti e marxisti», passando per le sperimentazioni degli anni Sessanta e Settanta – il sicofoil, il supporto, ma anche l’utilizzo dei colori fluorescenti e di una nuova grammatica del segno che studia i rapporti cromatici e la sequenza di scrittura del segno-immagine nella relazione con il piano di fondo – e arrivando alla instancabile ricerca che ha caratterizzato la produzione degli anni Ottanta, Novanta e Duemila, la retrospettiva su Carla Accardi è in grado di fornire una panoramica attenta e puntuale sul lavoro di un’artista la cui attività è stata in diverse occasioni, e forse troppo a lungo, relegata e circoscritta a una pratica di stampo decorativo. 

Al progetto espositivo si affianca poi il volume edito da Quodlibet e curato da Daniela Lancioni e Paola Bonani, un progetto editoriale rigoroso che presenta un’ampia antologia della letteratura critica dedicata al lavoro dell’artista tra il 1950 e la sua scomparsa. 

“Carla Accardi”, Palazzo Esposizioni Roma, 2024 – Foto © Azienda Speciale Palaexpo / Monkey VideoLab
“Carla Accardi”, Palazzo Esposizioni Roma, 2024 – Foto © Azienda Speciale Palaexpo / Monkey VideoLab
“Carla Accardi”, Palazzo Esposizioni Roma, 2024 – Foto © Azienda Speciale Palaexpo / Monkey VideoLab
Assedio rosso n. 3, 1956 tempera alla caseina e smalto su tela, cm 97 x 162 Collezione privata, Firenze. Courtesy Tornabuoni Arte © Carla Accardi by SIAE 2024