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Camera con vista. Arte italiana e internazionale nelle collezioni private salentine (1963-2015)

"Camera con vista" offre una prima e inedita panoramica sul collezionismo privato contemporaneo nel Salento. La mostra, ospitata alla Fondazione Biscozzi | Rimbaud di Lecce, raccoglie capolavori rimasti a lungo inediti allo sguardo del pubblico.
Mimmo Paladino Senza titolo, 1983 tecnica mista su carta, 56 × 77 cm Collezione privata Foto di Matteo Zarbo

Dopo una serie di mostre prettamente monografiche, la Fondazione Biscozzi | Rimbaud di Lecce ne ospita attualmente una molto particolare. Camera con vista. Arte italiana e internazionale nelle collezioni private salentine (1963-2015), a cura di Paolo Bolpagni e Lorenzo Madaro, è un’indagine su un fenomeno preciso e localizzato, ovvero il collezionismo d’arte contemporanea nel Salento. Il contesto all’interno del quale è inserita la mostra gioca un ruolo veramente importante. La Fondazione Biscozzi | Rimbaud è il luogo perfetto perché lì una collezione privata è già diventata patrimonio condiviso e accessibile a tutti, con lo scopo di trasmettere bellezza; il Salento è il posto che i collezionisti delle opere esposte hanno scelto di abitare, riconoscendo in questo territorio un grande valore culturale. Grazie alla concessione temporanea delle opere alla Fondazione, cosa non scontata considerando la difficoltà talvolta di distaccarsene, è possibile rileggere da una prospettiva più ampia alcuni filoni dell’arte contemporanea italiana e internazionale dagli anni Sessanta ad oggi. Gli artisti in mostra sono venti, tutti di rilievo: Carla Accardi, A-One (Anthony Clark), Stefano Arienti, Massimo Bartolini, Gabriele Basilico, Mirella Bentivoglio, Joseph Beuys, Luigi Ghirri, Peter Halley, Jannis Kounellis, Giuseppe Maraniello, Nunzio, Luigi Ontani, Mimmo Paladino, Pino Pinelli, Mimmo Rotella, Andrea Sala, Mario Schifano, Ettore Spalletti e Franco Vimercati. Ventisette le opere esposte, realizzate con i linguaggi e le tecniche più disparate poiché a una ramificazione delle esperienze artistiche corrisponde anche un’estrema varietà mediale. Spiega Paolo Bolpagni: “Sono due gli aspetti che considero veramente importanti in questa impresa espositiva e nel libro che l’accompagna. Da una parte lo studio di cosa è stato collezionare arte contemporanea in Salento già a partire dagli anni Ottanta e di che cosa continua a esserlo. Nel caso del Salento non c’è stato un tessuto così pronunciato di gallerie, quindi tante individualità che però in qualche modo possono essere parte di una storia. Dall’altro lato le opere, perché di fatto è emerso un panorama molto interessante; ne è nata, cercando le interconnessioni, una possibile storia dell’arte italiana e internazionale di questi decenni”.

Ettore Spalletti In attesa della primavera, 2007 impasto di colore su tavola, cornice rastremata su tre lati, foglia d’oro, 80 × 80 cm Collezione privata, Lecce Foto di Matteo Zarbo

L’allestimento nelle sale del piano terra rivela accostamenti interessanti tra le diverse opere, per analogia o per contrasto. Esposti nella stessa sala, i dipinti Senza titolo (1963) di Jannis Kounellis e Hidden (2015) di Peter Halley aprono e chiudono il cerchio cronologico della mostra, abbracciando un arco temporale ampio. Senza titolo affronta il tema del linguaggio senza aprire a possibili significati e interpretazioni, solo riducendolo a puri simboli neri su fondo bianco che diventano corpo e materia, una chiara anticipazione della successiva Arte Povera; Hidden, acrilico e Roll-A-Tex su tela, si muove nel solco dell’astrazione geometrica del Novecento (Malevič, Mondrian, Stella), con i colori saturi e brillanti di queste celle che rimandano all’estrema razionalità tecnologica e alla monotonia della vita moderna. In attesa della primavera (2007) di Ettore Spalletti traduce nella sua essenzialità il momento poetico di attesa di una stagione, una fase di sospensione temporale; il monocromo azzurro della tavola è ottenuto attraverso impasti di colore stesi a strati e abrasati per ottenere una superficie luminosa, mentre la foglia d’oro emerge lungo i bordi annullando i confini del dipinto e lasciandolo percepire come un corpo fluttuante nel vuoto. Molte opere esposte sono state realizzate negli anni Ottanta, decennio caratterizzato da una pluralità di esperienze artistiche e di linguaggi espressivi. Settori rossonero (1989) di Carla Accardi, un movimento vorticoso ma geometricamente controllato di segni astratti neri al centro e rossi ai lati su uno sfondo visibile, è affiancato da Senza titolo (1984) del graffitista A-One (Anthony Clark), un tripudio di volti, scritte, segni e campiture a spray. Senza titolo (1983) di Mimmo Paladino, fiancheggiato dall’enorme décollage John Wayne è Chisum (1994) di Mimmo Rotella, pone in evidenza su fondo verde alcune figure inquietanti (maschere, presenze vegetali e animali) appartenenti a epoche differenti, secondo il linguaggio postmodernista della Transavanguardia. La mostra dà spazio anche alla scultura in legno combusto di Nunzio (Deneb del 1998) e in bronzo di Giuseppe Maraniello (Rebis del 2002), ma anche all’installazione Senza titolo (1989) di Stefano Arienti, che piega le pagine di un libro stampato per non renderle leggibili riducendo l’oggetto a una scultura fragile, o ancora alle fotografie Brescello (1989) e Beirut (1991) rispettivamente dei maestri Luigi Ghirri e Gabriele Basilico.

Carla Accardi Settori rossonero, 1989 vinilico su tela, 80 × 105 cm Collezione privata, Lecce Foto di Matteo Zarbo

Camera con vista. Arte italiana e internazionale nelle collezioni private salentine (1963-2015), citando nel titolo il romanzo di Edward Morgan Forster e l’omonimo film diretto da James Ivory, sottolinea l’importanza del passaggio di una collezione dalla dimora privata alla fondazione pubblica. Dunque una finestra necessaria, un’apertura verso l’esterno per permettere di rileggere in chiave contestuale queste opere, con l’intento di scoprire nuove relazioni inesplorate. Collezionisti come il bergamasco Luca Bombassei, proprietario dell’opera in mostra Senza titolo (1976-1978) di Mario Schifano appartenente al ciclo dei Paesaggi TV, riprendono una tradizione nata negli anni Settanta nel territorio salentino. Spiega Lorenzo Madaro: “Quando abbiamo immaginato questa mostra sulle collezioni private, ho un po’ attinto a dei miei vecchi appunti e giri che avevo fatto nelle collezioni salentine, che negli anni Settanta e Ottanta avevano costruito uno spazio di resistenza rispetto al contesto. Sono emerse una serie di opere e anche di relazioni che abbiamo cercato di ricostruire su questa pubblicazione uscita per l’occasione per l’editore Dario Cimorelli; un libro parallelo alla mostra, non solo un catalogo ma anche un po’ il desiderio di investigare alcune questioni sia sul collezionismo come pratica che sul Salento come luogo di eccezioni, utopie, fallimenti e prospettive. Questioni legate anche a delle persone che qui hanno lavorato in certi anni, penso a Corrado Lorenzo che è stato fondamentale perché ha tracciato delle strade in un contesto senza un sistema dell’arte, senza gallerie e istituzioni pubbliche in grado anche solo di immaginare una prospettiva di programmazione. Tra l’altro alcune opere in mostra provengono da questa storia, in particolar modo i lavori di Beuys che sono stati prodotti appositamente da questa persona negli anni Ottanta”.

Cover: Joseph Beuys Senza titolo, 1982 incisione, 50 × 35 cm Collezione privata Foto di Matteo Zarbo

Gabriele Basilico Beirut, 1991 stampa alla gelatina ai sali d’argento, 26 × 33,5 cm Collezione privata Foto di Matteo Zarbo