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Biopolitiche della terra: Cao Fei alla Fondazione Prada

Fino al 28 settembre 2026 la Fondazione Prada presenta Dash, il nuovo progetto multimediale dell’artista di fama internazionale Cao Fei.
Immagini della mostra “Dash” di Cao Fei Foto: Marta Marinotti e Federico Floriani Courtesy Fondazione Prada

L’immagine apparentemente semplice e solenne di una tenda precariamente innalzata è forse il richiamo più archetipico legato tanto all’idea di abitare il tempo e un nido (di bachelardiana memoria), quanto a quella di impersonare, per piccoli tocchi di magia, gli anni dell’infanzia attraversati dal gioco di un essere libero e selvaggio, immerso nella prateria. Negli spazi estesi della Fondazione Prada di Milano l’artista Cao Fei (Canton, Cina, 1978) per mezzo di una tenda ha evocato il ricordo della terra e del raccolto nei campi aperti dell’Asia. Andando dall’influenza del riso, sino all’impiego nei campi e nel lavoro contadino delle nuove tecnologie, gli schermi impiantati al di sotto del tessuto tenda proiettano continuamente la restituzione documentaria e filmica legata all’indagine in loco condotta dall’artista. 

Se il titolo dell’esposizione, Dash appunto, offre un chiaro riferimento alla terminologia legata al movimento assai rapido dei droni largamente impiegati nella filiera agroalimentare, occorre poi focalizzare l’attenzione sul legame affettivo e potentemente umano che i lavoratori della terra hanno sentito pian piano di voler riconoscere a questi originali marchingegni che, in qualche modo, hanno sollevato le loro spalle dalla fatica più serrata del lavoro giornaliero nei campi. Il mito, di cui la Cina si presenta assai ricca, spopola così nell’urgenza di riconoscere alle nuove presenze tecnologizzate una sacralità, che rivive di mosse e rituali strettamente legati all’universo della manualità e delle radici più profonde. 

Alle porte di un tempo che, soprattutto per l’Occidente, si dimostra spaventato dalla pervasività delle nuove macchine guidate dall’AI, l’esperienza asiatica e cinese in rapporto all’evolversi della situazione interroga potentemente una sfera della riflessione che va ben oltre il solo contesto della fruizione estetica. Per la Fondazione Prada (contando anche di inserimenti installativi che permettono al buon visitatore di entrare in contatto con la realtà aumentata), l’esperimento d’arte di Cao Fei traghetta la possibilità di muovere verso un fine visita più ricco di interrogativi, che non pacificate certezze. 

“Dash” di Cao Fei Foto: Marta Marinotti e Federico Floriani Courtesy Fondazione Prada
“Dash” di Cao Fei Foto: Peng Jing Courtesy Fondazione Prada
Immagini della mostra “Dash” di Cao Fei Foto: Marta Marinotti e Federico Floriani Courtesy Fondazione Prada

Come ha scritto Serge Latouche nel piccolo pamphlet I nostri figli ci accuseranno? (2019): 

«Un’intera società, una nazione, e anche tutte le società di una stessa epoca prese complessivamente» aveva già scritto Karl Marx «non sono proprietarie della terra. Sono soltanto i suoi possessori, i suoi usufruttuari e hanno il dovere di tramandarla migliorata, come boni patres familias, alle generazioni successive». Sfortunatamente, i marxisti non hanno fatto loro questo messaggio più degli economisti ortodossi. L’economia si è sviluppata trascurando i limiti del pianeta e gli economisti hanno fondato la propria disciplina sulla negazione della natura. […] La società della crescita in cui viviamo si basa su una triplice assenza di limiti: nella produzione di beni (quindi nel prelievo di risorse rinnovabili e non rinnovabili), nella produzione di bisogni (e quindi di prodotti superflui) e nella produzione di rifiuti (e quindi nell’emissione di scorie e nell’inquinamento dell’aria, della terra e dell’acqua). Nell’antropocene, alla natura si richiede di diventare una macchina in grado di soddisfare e di assorbire gli eccessi umani, cosa che non può più fare. 

L’artista, che di certo non è nuova a una sperimentazione che abbraccia tematiche come il lavoro, i nuovi media e la consapevolezza della società sui suoi continui cambiamenti, per il progetto milanese esamina il rapporto assai complesso dell’entrata in osmosi con un futuro che intravede una convivenza serrata, da volersi naturale, della nuova tecnologia con buona parte dei mestieri e delle mansioni oggi ancora ad appannaggio umano. Un pronostico che, come già affermato, sollecita di un’accorta riflessione, assai utile anche per il contesto artistico e i suoi sviluppi futuri. 

Nel 2006, Cao Fei ha trascorso sei mesi in una fabbrica di lampadine gestita da un’azienda tedesca nella regione del Delta del Fiume delle Perle avendo l’intenzione di proseguire in una ricerca dalla portata sociologica, sfociata nel progetto multimediale Di chi è l’utopia? Intessendo rapporti di conoscenza e confidenza con le operaie e gli operai presenti in fabbrica l’artista ne ha restituito le ambizioni e i sogni, assai spesso riposti nel cassetto per far spazio alla necessità della sopravvivenza individuale e familiare. 

Come l’artista ha confidato nel corso di un’intervista recente: 

All’inizio i dirigenti della fabbrica avevano incaricato qualcuno di seguirci per controllare le mie riprese. Ma dopo qualche settimana si sono resi conto che non stavo cercando di rubare segreti e hanno iniziato a dimenticarsi di me. Era una fabbrica locale e non mi hanno mai commentato il filmato né sollevato obiezioni al video finale. […] Era una fabbrica pulita. Gli stipendi erano buoni. Ho pensato: è normale, è così e basta. Sono cresciuta a Guangzhou, nel sud della Cina, che viene definita “la fabbrica del mondo”. L’ho vista cambiare completamente. Ma il cambiamento è così normale in Cina. Ci siamo abituati. Ci sono sempre cantieri e quindi c’è sempre rumore. Ecco perché molti dei miei film hanno colonne sonore così forti. È il rumore delle città che vengono costruite senza sosta. 

“Dash” di Cao Fei Foto: Peng Jing Courtesy Fondazione Prada
“Dash” di Cao Fei Photo: Marta Marinotti Courtesy Fondazione Prada
Cao Fei Dash-180c (screenshot), 2026 Videogioco di realtà virtuale Courtesy l’artista, Vitamin Creative Space, e Sprüth Magers Opera prodotta da Fondazione Prada in occasione della mostra “Dash”

Come «figlia di artisti, ma nipote di contadini» per il nuovo progetto presentato a Milano Fei si è trovata a riflettere in prima persona sulla portata della tecnologia in una realtà, quella dell’agroalimentare, già da tempo ambivalente e critica nello sfruttamento smisurato del suolo e delle risorse. 

Come osserva, a tal proposito, ancora Latouche: 

I pensatori della modernità avevano preparato il terreno all’attuale tendenza ponendo le basi per una separazione radicale tra gli uomini e il loro fondamento naturale e giustificando in questo modo la fede della tecnoscienza e del produttivismo nell’artificializzazione del mondo. […] Scrive Francis Bacon: «La natura è una prostituta; noi dobbiamo soggiogarla, penetrare i suoi segreti e incatenarla secondo i nostri desideri». […] La scienza economica si è gettata nella breccia così aperta, ignorando superbamente i limiti dell’ecosistema. […] L’agricoltura produttivista, sintesi emblematica della visione demiurgica della tecnoscienza e dell’avidità dell’agrobusiness, ne è un esempio eccellente con i suoi pesticidi, i concimi chimici, la monocultura, le manipolazioni genetiche e la brevettabilità degli esseri viventi.  

Se il futuro chiama ogni cittadino della Terra ad aver decisamente più cura dell’ambiente e dell’ecosistema (peraltro in un contesto mondo che negli ultimi anni è tornato diffusamente a uccidere e inquinare con le più terribili rimanenze chimiche proprie della guerra), la personale di Cao Fei merita di esser vissuta con la più arguta propensione a voler fare del campo artistico un terreno di incontro con le convinzioni e grandi certezze che, differentemente, richiedono della linfa vita e della bellezza del dubbio. Oltre l’involucro di un contenitore d’arte, i frammenti di mondo condotti da Fei attivano la possibilità di intessere una mappa dalle molteplici aspirazioni e differenti punti di vista in rapporto a una presenza (quella tecnologica) che con buona probabilità metterà alla prova l’umano ancora troppo a lungo. 

Come ha scritto Emanuele Coccia tra le pagine di un volume dalla portata corale e dal titolo evocativo Coltiviamo il nostro giardino (2019): 

Dovremmo prendere il bozzolo come paradigma non solo della tecnica, ma del semplice essere al mondo. Gli insetti – i padroni del bozzolo, i grandi demiurghi della trasformazione – ci hanno ingannato. Ci hanno fatto credere che il bozzolo è uno strumento specifico, parziale, effimero nella vita di alcuni individui. Al contrario, è la forma della relazione che tutto ciò che sta sulla Terra intrattiene col sé, con il resto dei viventi e con il pianeta. I bozzoli sono dappertutto. Ogni cellula vivente ne è uno. Ogni individuo ne è uno: ciascuno di noi è lo spazio nel quale il mondo cerca e trova un nuovo volto. […] L’atmosfera ne rappresenta il più grande su questo pianeta. E la Terra nella sua totalità non è che un immenso bozzolo a ogni che impedisce a ogni soggetto di compiacersi nella sua potenza. 

Cao Fei Dash-180c (screenshot), 2026 Videogioco di realtà virtuale Courtesy l’artista, Vitamin Creative Space, e Sprüth Magers Opera prodotta da Fondazione Prada in occasione della mostra “Dash”
Cao Fei Dash (still), 2026 Video a doppio canale, colori, suono, 47min. Courtesy l’artista, Vitamin Creative Space, e Sprüth Magers Opera prodotta da Fondazione Prada in occasione della mostra “Dash”
Cao Fei Southward Journey (still), 2026 Video monocanale, colori, suono, 30 min. Courtesy l’artista, Vitamin Creative Space, e Sprüth Magers Opera prodotta da Fondazione Prada in occasione della mostra “Dash”
Cao Fei Super Farms (still), 2026 Video monocanale, colori, suono, 47min. Courtesy l’artista, Vitamin Creative Space, e Sprüth Magers Opera prodotta da Fondazione Prada in occasione della mostra “Dash”
“Dash” di Cao Fei Foto: Marta Marinotti e Federico Floriani Courtesy Fondazione Prada
“Dash” di Cao Fei Foto: Marta Marinotti e Federico Floriani Courtesy Fondazione Prada
“Dash” di Cao Fei Foto: Marta Marinotti e Federico Floriani Courtesy Fondazione Prada