Il curatore Adriano Pedrosa presenta: Stranieri Ovunque – Foreigners Everywhere

Le anticipazioni sulla Sessantesima Edizione della Biennale d’Arte di Venezia che aprirà al pubblico dal 20 aprile al 24 novembre 2024.
5 Febbraio 2024
Claire Fontaine (Founded in Paris, France, 2004 – Based in Palermo, Italy) Foreigners Everywhere – Spanish (2007) Suspended, wall or window mounted neon, framework, electronic transformer and cables – installation view 98 × 2.16 × 45 cm The Traveling Show, curated by Adriano Pedrosa, La Colección Jumex, Mexico / Photo by Studio Claire Fontaine / © Studio Claire Fontaine / Courtesy Claire Fontaine and Mennour, Paris

L’impegno che si è prefissato il curatore della 60ª Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, Adriano Pedrosa, rimanda in qualche modo agli intenti della sociologa e attivista Gloria Anzaldúa che scriveva per “le donne, gli omosessuali di tutte le razze, i neri, i perseguitati, gli emarginati, gli stranieri”, come riporta lei stessa nel suo saggio più noto, La Frontera: The New Mestiza.

Questa particolare edizione della Biennale, dal titolo Stranieri Ovunque – Foreigners Everywhere, è dedicata, o meglio dà voce, a tutti quegli artisti outsider che si ritrovano ai margini del mondo dell’arte. Un principio guida quello di Adriano Pedrosa che l’ha portato a privilegiare artisti che non avevano mai partecipato alla Manifestazione e confrontarsi con realtà e tradizioni culturali poco conosciute in Europa. “Il periodo di ricerca è stato un viaggio straordinario, un periodo intenso condiviso tramite conversazioni, con colleghi, galleristi e artisti provenienti da ogni parte del mondo”, sottolinea lo stesso Pedrosa. 

Una grande Mostra Internazionale, nella quale verranno affrontati questioni universali e trasversali, ma soprattutto attuali, come il tema della migrazione che oggi – ribadisce il curatore – assume un significato cruciale in Europa, nel Mediterraneo e nel mondo. D’altra parte, “la natura internazionale della Biennale ne fa un osservatorio privilegiato sullo stato del mondo attraverso la trasformazione e l’evoluzione delle arti”, ricorda Roberto Cicutto durante la conferenza stampa del 31 gennaio 2024; un momento che segna la fine del quadriennio della sua presidenza e il passaggio di consegne al prossimo direttore, Pierangelo Buttafuoco. 

La Mostra curata da Pedrosa si articolerà tra il Padiglione Centrale ai Giardini e l’Arsenale, ma particolare attenzione sarà riservata anche ai progetti all’aperto con i lavori di Anna Maria Maiolino, Beatriz Cortez, Claire Fontaine, Lauren Halsey, Leilah Babirye e Taylor Nkomo negli spazi esterni dell’Arsenale e le opere di Ivan Argote, Mariana Telleria, Rindon Johnson e Sol Calero ai Giardini. Mentre nei giorni di pre-apertura (17-18-19 aprile) e nell’ultimo fine settimana avrà luogo un articolato programma di performance. 

Dean Sameshima (Torrance, California, 1971 – Lives in Berlin) Anonymous Homosexual (2020) Acrylic on canvas 30 x 40 cm Courtesy of the Artist, Kristina Kite Gallery, Los Angeles and Soft Opening, London / © Dean Sameshima
Dana Awartani (Jeddah, Saudi Arabia, 1987 – Lives in Jeddah) Come, let me heal your wounds. Let me mend your broken bones, as we stand here mourning (2019) Darning on medicinally dyed silk 630 cm x 720 cm x 300 cm Image courtesy of the Artist and Athr Gallery / Photo by Anna Shtraus / © Dana Awartani

L’Esposizione ospiterà una vasta selezione di artisti, si parla di oltre 330 nomi, e sarà suddivisa in due macro-sezioni, il Nucleo Contemporaneo e il Nucleo Storico. 
Come già anticipato la Mostra si svilupperà e concentrerà sulla produzione artistica di personalità provenienti da ogni parte del mondo, che condividono la condizione di “straniero” in quanto immigrati, emigrati, espatriati, indigeni, esiliati o rifugiati. Il concetto di straniero sarà declinato in senso più ampio, includendo anche altre individualità spesso discriminate, come “l’artista queer, che si muove all’interno di diverse sessualità e generi ed è spesso perseguitato o messo al bando, o l’artista indigeno spesso trattato come uno estraneo nella propria terra”. 
Il Nucleo Contemporaneo verrà presentato nelle Corderie, dove ad accogliere i visitatori nella prima sala ci sarà una grande installazione del collettivo Maataho di Aotearoa/Nuova Zelanda. 
Sempre negli spazi dell’Arsenale una sezione speciale sarà dedicata a Disobedience Archive, un progetto che Marco Scotini sviluppa a partire dal 2005. Nato come un’esposizione itinerante l’Archivio della Disobbedienza si incentra sulle relazioni tra pratiche artistiche e attivismo, raccogliendo opere realizzate tra il 1975 e il 2023 da 39 artisti e collettivi.  
Il Padiglione Centrale ospiterà invece il Nucleo Storico. In questa sezione Pedrosa propone una rilettura del Modernismo attraverso le opere di artisti provenienti dall’America Latina, dall’Africa, dall’Asia e dal mondo arabo. Si tratta “un ipotetico esperimento curatoriale volto a mettere in discussione i confini e le definizioni del Modernismo” – ribadisce il curatore – perché per troppo tempo i modernismi del Sud Globale sono stati oscurati da quello di area euroamericana. 

Karimah Ashadu (London, United Kingdom, 1985 – Lives in Hamburg) Machine Boys (2024) Video still Courtesy the Artist and Fondazione in Between Art Film / Production: Between Art Film, MOIN Filmförderung Hamburg Schleswig-Holstein and Golddust by Ashadu

La prima sala intitolata Ritratti riunirà dipinti e disegni, in cui “il tema relativo alla figura umana sarà esplorato in innumerevoli modi diversi”.  Seguiranno le Astrazioni, mentre l’ultimo ambiente sarà rivolto alla diaspora artistica italiana del XX secolo. I lavori saranno esposti con un display specifico, ovvero il reenactment dell’allestimento progettato da Lina Bo Bardi nel 1968 per il Museu de Arte de São Paulo. 

Nel corso della sua ricerca il curatore ha evidenziato due filoni diversi ma correlati tra loro che si sono sviluppati fino a imporsi come leitmotiv di tutta la Mostra: “il primo è il tessile, esplorato da molti artisti coinvolti, a partire da figure chiave nel Nucleo Storico, fino a molti autori presenti nel Nucleo Contemporaneo. Tali opere rivelano un interesse per l’artigianato, la tradizione e il fatto a mano, così come per le tecniche che, nel più ampio campo delle belle arti, sono state a volte considerate altre o straniere, estranee o strane. Un secondo elemento è rappresentato dagli artisti – molti dei quali indigeni – legati da vincoli di sangue. Anche in questo caso la tradizione gioca un ruolo importante: la trasmissione di conoscenze e pratiche da padre o madre a figlio o figlia oppure tra fratelli e parenti”. 

La Mostra sarà affiancata da 90 Partecipazioni Nazionali negli storici Padiglioni ai Giardini, all’Arsenale e nel centro storico di Venezia; e prevede 30 Eventi Collaterali dislocati in laguna. “La stessa Biennale Arte – sottolinea il curatore – in quanto manifestazione internazionale con numerose partecipazioni nazionali, ha sempre rappresentato una piattaforma per mettere in mostra opere di stranieri provenienti da tutto il mondo”. Nel solco di questa lunga tradizione, Stranieri Ovunque – Foreigners Everywhere di Adriano Pedrosa ci regala un punto di vista e una prospettiva nuova sull’arte. 

Installation view: Cité internationale des arts Paris, Monmartre, Paris, 2004 Claire Fontaine Foreigners Everywhere (Italian), 2004 Suspended, wall or window mounted neon, framework, electronic transformer and cables. Courtesy of the artist. Photo by Studio Claire Fontaine Copyright Studio Claire Fontaine Courtesy of Claire Fontaine and Galleria T293, Rome
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