
Con XYZ, Pirelli HangarBicocca presenta dal 17 settembre 2026 al 17 gennaio 2027 la prima mostra personale di Aki Sasamoto in un’istituzione europea. Curata da Roberta Tenconi e Tatiana Palenzona, l’esposizione riunisce oltre vent’anni di ricerca dell’artista giapponese, mettendo in relazione performance, scultura, installazione e video all’interno dello Shed. Il risultato è un percorso in cui matematica, fisica, psicologia, osservazione del quotidiano e dimensione autobiografica non costituiscono ambiti distinti, ma sistemi che Sasamoto incorpora nella sua pratica, utilizza, sposta e ricombina per interrogare le relazioni umane, il corpo, la memoria e le forme attraverso cui interpretiamo ciò che ci circonda.
Entrando nello Shed, però, la prima impressione non è quella di trovarsi davanti a una ricostruzione lineare di una ricerca lunga più di vent’anni. Opere realizzate in momenti differenti sembrano piuttosto appartenere allo stesso presente, come se il tempo della loro produzione venisse sospeso per permettere a ciascun lavoro di continuare a modificare la percezione degli altri. Ambienti ricostruiti, dispositivi meccanici, immagini video, materiali instabili, gabbie semoventi, costruiscono un ambiente nel quale non è mai del tutto possibile stabilire che cosa sia fermo e che cosa sia in movimento.
È questa una delle condizioni fondamentali su cui si costruisce XYZ, e Roberta Tenconi la descrive insistendo proprio sulla natura processuale dell’esposizione:
«La mostra è in continuo mutamento e trasformazione. Se si osserva attentamente, nulla rimane davvero fisso: il ghiaccio si sta sciogliendo e ci sono molte opere che utilizzano sistemi di registrazione video che integrano, da diverse angolazioni, la presenza delle persone che si trovano intorno, così come il modo in cui gli oggetti e i materiali si muovono nell’aria. Questo era davvero importante, perché volevamo riflettere proprio su questa idea di movimento e trasformazione, su un mondo che non è fisso né stabile. Possiamo dire che si tratta di un sistema molto, molto aperto, e questo vale anche per alcune opere storiche presenti in mostra, come Past in a Future Tense (…)».
La definizione di «sistema molto aperto» permette di leggere la mostra al di là della semplice successione delle opere. In XYZ la trasformazione non è soltanto un tema rappresentato, ma una condizione materiale dell’esposizione. Il ghiaccio si scioglie realmente, i motori producono movimenti programmati, l’aria attiva alcuni elementi, le telecamere registrano ciò che accade intorno alle opere e la presenza del pubblico entra così, in modi diversi, nella loro configurazione. La mostra non presenta quindi un insieme di oggetti conclusi, ma dispositivi che continuano ad accadere.
È significativo che il percorso inizi con Sounding Lines (2024), un’installazione cinetica composta da molle sospese nello spazio ed esche da pesca fuori scala che inglobano utensili da cucina. Azionate da motori programmati, le molle oscillano evocando il movimento delle onde, mentre pesca, cucina e oggetti domestici vengono ricondotti a una dimensione ambigua, nella quale il familiare assume un comportamento inatteso. Poco oltre, catch or be caught (2025) introduce un’altra forma di movimento: due strutture metalliche si aprono e si chiudono secondo una sequenza alternata, oscillando tra l’immagine di una trappola per granchi e quella di un fiore stilizzato. In entrambi i casi, la meccanica non è soltanto un espediente formale, ma produce una situazione nella quale attrazione, vulnerabilità e controllo diventano difficili da separare.


Questa sovrapposizione tra sistemi differenti diventa ancora più evidente procedendo nello spazio. Delicate Cycle (2016) è sicuramente tra le opere più stratificate della mostra: realizzata originariamente per lo SculptureCenter di New York, riunisce un insieme di sculture evocando l’ambiente di una lavanderia automatica. Al centro del lavoro sta l’idea del ciclo come processo costante di sedimentazione e riattivazione della memoria, in cui azioni, gesti e materiali conservano tracce del passato pur cambiando nel tempo: Washer è una parete composta da lavatrici e asciugatrici industriali, mentre Hex-Washroom e D-Washroom sono due strutture basculanti in legno, sospese mediante un sistema di carrucole, che l’artista può inclinare e ruotare come un ascensore rudimentale. L’installazione comprende anche una grande palla composta da lenzuola aggrovigliate che viene spinta dall’artista, richiamando l’immagine dello scarabeo stercorario, insetto che raccoglie e compatta materia organica in sfere che fungono al contempo da nutrimento e nido. Il titolo dell’opera allude, quindi, sia al programma di lavaggio per capi delicati sia al moto paziente e ripetitivo dello scarabeo. Mimetizzati nella struttura del soffitto, due uccelli impagliati, Sparrow on Sprinkler Pipe 1 e 2, sono collegati a una videocamera a circuito chiuso che restituisce su due monitor il loro punto di vista decentrato sullo spazio, trasformandoli in presenze al tempo stesso osservanti e sorveglianti. Come gran parte della mostra, anche questa installazione resta in continua evoluzione: l’artista vi interviene nel tempo aggiungendo o modificando elementi, come i disegni eseguiti durante le performance sulle pareti di Hex-Washroom.
È proprio nella relazione tra queste opere che emerge una caratteristica essenziale della pratica di Sasamoto: l’artista sembra continuamente avvicinarsi a un problema per poi cercare un altro linguaggio con cui osservarlo. La matematica può offrire una struttura, la fisica un modello, la psicologia un diverso punto di vista, nessuno di questi sistemi, però, sembra essere sufficiente da solo. È questo passaggio che Tatiana Palenzona mette a fuoco rivolgendosi direttamente all’artista: «Lei esplora una varietà di sistemi di pensiero, a volte la fisica, a volte la psicologia e molti altri. Come utilizzi sistemi di pensiero differenti per comprendere te stessa e gli altri?»
La risposta di Sasamoto chiarisce che il ricorso a sistemi diversi non nasce tanto dal desiderio di trovare una disciplina capace di spiegare definitivamente un’esperienza, quanto dalla necessità di creare una distanza da ciò che sta cercando di comprendere: «Utilizzo altri sistemi perché c’è una distanza davvero ridotta tra me, la mia attività, il mio soggetto e il mio psichiatra, che è un altro attore all’interno di questo sistema. Quindi, fondamentalmente, ogni volta che mi imbatto in qualcosa di problematico o che mi pone delle domande, comincio a parlarne con qualcun altro. È una relazione molto ravvicinata e ho bisogno di creare una distanza rispetto al soggetto, trovando un punto di accesso diverso, così da poter creare questa distanza e riuscire a guardare ciò su cui mi sto interrogando. Quindi, se il primo interlocutore non ha una risposta, l’altro cerca di trovarne una. Ho bisogno di passare a un altro sistema per ampliare questa distanza. Può essere davvero qualsiasi cosa. Se, per esempio, dovessi parlare con un ingegnere, potrei utilizzare i suoi riferimenti per ampliare la distanza tra il soggetto e me stessa.»



A questo punto la varietà dei riferimenti presenti in XYZ smette di apparire come una semplice accumulazione interdisciplinare. Il passaggio dalla matematica alla psicologia, dalla fisica alla meteorologia, dalla danza alla teoria dei sistemi diventa un’interessante strategia di osservazione. Sasamoto non applica necessariamente una teoria al mondo, cerca piuttosto un dispositivo che le permetta di guardarlo nuovamente, quando la vicinanza con il soggetto impedisce di riconoscerne i meccanismi. La distanza, allora, non coincide con un allontanamento emotivo, ma con la possibilità di cambiare prospettiva. La scheda della mostra descrive proprio questa pratica come una continua oscillazione tra logica e intuizione, rigore e assurdità, dimensione materiale ed esperienza emotiva.
Strange Attractors, performance concepita nel 2010 per la Whitney Biennial e ripresentata durante l’anteprima stampa del 15 settembre, rende questo procedimento particolarmente evidente. L’opera prende il nome dal concetto matematico e dalla teoria del caos dello “strange attractor”, una struttura dinamica nella quale molteplici elementi possono coesistere all’interno di un sistema apparentemente disordinato. Nell’allestimento dell’ambiente tavoli, bicchieri inseriti in retine per la frutta, telecamere a circuito chiuso e altri oggetti domestici alterati costruiscono una costellazione che Sasamoto attiva attraverso la propria presenza.
Ma il passaggio dalla teoria alla performance è proprio ciò che impedisce al riferimento matematico di rimanere illustrativo. L’idea di attrazione viene trasferita dal comportamento di un sistema dinamico a quello delle persone: il modo in cui ci avviciniamo, ci allontaniamo, dipendiamo gli uni dagli altri o costruiamo relazioni diventa una questione di forze, traiettorie e reciproche influenze. La matematica offre quindi una distanza da cui osservare qualcosa di estremamente umano. Ed è forse proprio qui che la risposta di Sasamoto alla domanda di Palenzona trova la sua verifica più concreta: un sistema esterno permette di guardare un’esperienza interna senza doverla affrontare direttamente.
Lo stesso procedimento ritorna in Centrifugal March (2012), dove il ghiaccio introduce una materia destinata a modificarsi durante il tempo della mostra. Il suo scioglimento produce un suono sottile e amplificato, trasformando un processo normalmente quasi impercettibile in una misura del tempo. La memoria, la conservazione e la trasformazione del corpo entrano così in relazione con un fenomeno fisico elementare.
Anche Delicate Cycle sembra muoversi nella stessa direzione: il gesto quotidiano del lavare, ripetuto attraverso il dispositivo della lavatrice, diventa una figura del tentativo di eliminare una traccia, mentre il ciclo si rivela incapace di produrre una vera conclusione. La ripetizione non risolve il problema, lo riattiva. È una dinamica che appartiene anche a Secrets of My Mother’s Child (2009), dove mobili e oggetti della sfera domestica vengono utilizzati per affrontare il trauma intergenerazionale e la relazione con la madre. La forma matematica della funzione X × Y = 1, tradotta in una barra metallica sospesa, introduce qui un altro modello per parlare della distanza tra due elementi che possono avvicinarsi indefinitamente senza mai incontrarsi.



Un ruolo altrettanto importante assume Point Reflection, il video collocato all’interno del percorso. La sua presenza contribuisce a moltiplicare i punti di osservazione e a mantenere aperta la relazione tra ciò che accade nello spazio e ciò che viene restituito attraverso l’immagine. Non appare quindi come una parentesi rispetto alla dimensione scultorea della mostra, ma come un ulteriore dispositivo attraverso cui Sasamoto può mettere in discussione la posizione dello spettatore e il modo in cui guarda ciò che ha davanti.
La forza di XYZ sta anche nel non trasformare mai questa complessità in astrazione. Dietro diagrammi, grafici, motori, ghiaccio, camere a circuito chiuso e coordinate cartesiane rimangono sempre situazioni estremamente ordinarie: rapporti familiari, amicizie, incomprensioni, ansie legate all’ordine e al controllo, piccoli conflitti che sfiorano continuamente l’assurdo. L’umorismo di Sasamoto nasce proprio dalla sproporzione tra i modelli che utilizza e la fragilità delle esperienze che cerca di comprendere. La matematica, la fisica e gli altri sistemi di pensiero diventano strumenti per avvicinarsi a ciò che altrimenti sarebbe troppo prossimo, non per sottrarlo alla sua dimensione emotiva. I diagrammi, come spiega l’artista, sono infatti un modo per prendere sul serio l’emozione mantenendo al tempo stesso una distanza da essa.
Anche il titolo XYZ si muove nella stessa direzione. Le tre lettere sono contemporaneamente le ultime dell’alfabeto, le coordinate cartesiane dello spazio e variabili utilizzate in fisica quantistica, ma possiedono anche una valenza gergale: negli Stati Uniti, (e)Xamine Your Zipper, letteralmente «controlla la tua cerniera», è un’espressione utilizzata per segnalare con discrezione a qualcuno che ha la cerniera dei pantaloni aperta.
È un dettaglio apparentemente marginale, ma significativo per comprendere la logica della mostra. Da una parte, XYZ rimanda ai sistemi attraverso cui lo spazio e la materia possono essere misurati e descritti, dall’altra introduce un’espressione colloquiale, quasi comica, legata a una situazione quotidiana e imbarazzante. È lo stesso movimento che attraversa la pratica di Sasamoto: passare da un modello matematico a un’esperienza emotiva, dalla fisica a una relazione personale, da una struttura teorica a un gesto ordinario, senza stabilire una gerarchia tra questi diversi livelli. Anche il titolo, dunque, tiene insieme rigore e assurdità, linguaggio scientifico e linguaggio quotidiano, restando aperto a significati che non si escludono ma continuano a modificarsi reciprocamente.
È forse questa apertura a rendere la mostra coerente con la pratica di Sasamoto. XYZ non cerca di ricomporre le contraddizioni della sua ricerca in una teoria unica, le mantiene attive. Le opere continuano a muoversi, il ghiaccio continua a sciogliersi, l’aria continua a modificare gli oggetti, i video incorporano presenze esterne e le performance riattivano lavori concepiti anni prima. Il passato non viene semplicemente ripresentato, ma rimesso in circolazione. In questo senso, più che raccontare vent’anni di pratica, XYZ costruisce uno spazio nel quale quei vent’anni possono ancora accadere.
Cover: Aki Sasamoto, “XYZ” – Exhibition view, Pirelli HangarBicocca, Milan, 2026 Courtesy the artist and Pirelli HangarBicocca, Milan Photo Agostino Osio



