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Bolzano Art Weeks: Regard(en)! Regreen! Regrow!

Il racconto dei primi giorni della rassegna dedicata all'arte contemporanea che punta a valorizzare e connettere la scena artistica dell'Alto Adige/Südtirol con contesti internazionali
Regard(en)! Regreen! Regrow! – day CLIMATE PROJECT Aufstand der Bäume – La Rivolta degli Alberi – Flash Mob © Fanni Fazekas

Questo autunno, a Bolzano, l’arte contemporanea arriva dopo un’estate già fitta di appuntamenti: la Biennale Gherdëina in Val Gardena, Transart in diverse località altoatesine e, da qualche giorno, le Bolzano Art Weeks, inaugurate il 25 settembre. La sesta edizione prosegue fino al 4 ottobre con oltre ottanta eventi in più di cinquanta location. È un programma che chiede di attraversare la città: si entra in una galleria, si passa per un giardino, ci si ferma davanti a una performance e poco dopo ci si ritrova in piazza.
Regard(en)! Regreen! Regrow! è un titolo che chiede di passare dallo sguardo all’azione. Nina Stricker, ideatrice e direttrice artistica della manifestazione, racconta che il terreno per questa edizione si preparava già dall’anno scorso. Quest’anno quel lavoro prende la forma di un invito a fare esperienza diretta della natura e a prendersi cura degli spazi comuni, insieme alle realtà culturali e ambientaliste del territorio. Nei primi giorni si percepisce il lavoro necessario a far incontrare proposte molto diverse: c’è cura nella scelta dei luoghi, nell’accompagnamento degli artisti e nella scansione degli appuntamenti.
Venerdì 25 settembre, tra le prime azioni in programma, Nadia Tamanini ha presentato Flora è contrariata nel giardino dello studio grafico di Claudia Polizzi. Avvolta in un tessuto di lino trapuntato e ricamato di parole, ha dato voce a una Flora offesa ma resistente, giocando con suoni, errori e riscritture.
Nel pomeriggio, davanti al Consiglio provinciale, il flash mob Aufstand der Wälder – La Rivolta delle Foreste, organizzato da Climate Action Southtyrol, ha portato la questione ecologica nello spazio pubblico. È stata una delle azioni più sentite dell’apertura: un intervento preparato con attenzione, che ha trasformato il tema del festival in un invito alla mobilitazione anche in vista dell’appuntamento ambientalista del 14 novembre. Più tardi, a Palais Campofranco, le voci degli uccelli hanno attraversato i megafoni di Chiacchierata Notturna di Ali Paloma. In contemporanea, al Parkhotel Mondschein, Francesco Feltri ha scelto un contatto ancora più diretto con la terra: per The Monument of Unmaking: a practice of relearning ha scavato per due ore a mani nude dentro undici tonnellate di terriccio compatto. Ai visitatori ha chiesto di ricordare il momento in cui hanno preso coscienza del proprio corpo. Vista da vicino, quell’azione rende concreta una parola ricorrente nel programma, “esperienza”: la terra oppone peso e resistenza, mentre il gesto di attraversarla riporta l’attenzione su ciò che il corpo sente.

Regard(en)! Regreen! Regrow!_day CLIMATE PROJECT Aufstand der Bäume – La Rivolta degli Alberi – Flash Mob © Fanni Fazekas
Regard(en)! Regreen! Regrow! BAW26 WINNER Chiacchierata Notturna – AliPaloma © Fanni Fazekas
Regard(en)! Regreen! Regrow! The Monument of Unmaking_a practice of relearning – Francesco Feltri, Performance © Fanni Fazekas

Il secondo giorno delle Bolzano Art Weeks, negli atelier del Südtiroler Künstlerbund, What Grows Between Us ha spostato l’attenzione sulle relazioni. Ali Paloma, Santija Bieza, Lara Catalani, Karolina Gacke, Eva Kaufmann, Katharina Theresa Mayr e Laura Pan hanno aperto i propri studi al pubblico facendo della talea un piccolo gesto di scambio: qualcosa che si stacca da una pianta e può continuare a crescere altrove. Nella stessa giornata, la città offriva altri modi di avvicinarsi al tema, dalla collettiva Theatrum Naturae della galleria Vijion, allestita tra le bancarelle di piazza Erbe, all’intervento di Karin Mittersteiner nella Chiesa dei Domenicani.

Da Ar/ge kunst, invece, Condition of Suspended Present di Nataliya Zuban, a cura di Zasha Colah, ha introdotto un tempo difficile da abitare. Nata a Opishnia, in Ucraina, terra legata alla lavorazione dell’argilla, Zuban ha costruito una foresta di fusi in ceramica concepita per autodistruggersi. Un filo li comprime lentamente: nell’arco di tre mesi si spezzeranno e precipiteranno al suolo. La mostra ha un aspetto chirurgico, quasi sterile: le sculture sembrano issate su tavoli anatomici per un’autopsia. Eppure, dietro questa austerità si avverte la forza dei significati che l’artista affida alle opere e la serietà con cui affronta il tema della guerra. A scandire i passi di chi entra è il ticchettio assordante di undici lancette dei secondi, che battono incessantemente su altrettanti oggetti di ceramica. Misurano un tempo sospeso, quello del conflitto in Ucraina e dell’attesa di una fine giusta. Come ricorda Colah, il titolo descrive anche l’attesa «di un trattato di pace, del ritorno a casa degli esiliati, del ritorno delle persone scomparse e di quelle tenute prigioniere».

La sera, nel giardino del Parkhotel Laurin, Giulia Terminio ha presentato where have you been? ME. Una torcia illumina il corpo per frammenti, mentre un televisore introduce un’altra presenza. La performance lavora sulla vulnerabilità negli ambienti digitali e sulla tensione fra il desiderio di mostrarsi e quello di sottrarsi.
Il fine settimana si è allargato oltre Bolzano con BAW On Tour, un percorso in Valle Isarco che ha compreso la FORT biennale_02 al Forte di Fortezza e gli spazi artistici di Bressanone.

Lunedì 28 settembre è entrato nel programma Diplorama! – Assume Nothing, mostra annuale dei progetti di diploma della Facoltà di Design e Arti della Libera Università di Bolzano. Coordinata da Giulia Cordin e grazie anche al suo impegno, l’esposizione partecipa quest’anno alle Art Weeks. Trentadue progetti, distribuiti fra l’università e la Galleria Civica di Bolzano, affrontano questioni come accessibilità, disabilità, sostenibilità, integrazione e maternità. Il titolo invita a non dare nulla per acquisito. Nei lavori di giovani artiste e designer, la conoscenza prende forma soprattutto attraverso la pratica, nel confronto diretto con immagini, persone, contesti e materiali. Ne emerge il ritratto di un’università vivace, che porta le proprie ricerche fuori dagli atelier e le mette in dialogo con la città.

Diplorama! Assume Nothing ©Barbara Janina Koniecka
Regard(en)! Regreen! Regrow! – Flora è contrariata, Nadia Tamanini, Performance – © Fanni Fazekas_

Questi primi giorni restituiscono una manifestazione solida, costruita con passione. L’arte diventa un mezzo per chiamare all’azione, coinvolgere i collettivi attivi sul territorio e cercare di incidere sulle scelte che riguardano la città. Il programma ha ancora molto da offrire. Ad esempio, giovedì 1 ottobre, al Museion, il libro d’artista di Linda Jasmin Mayer, sarà presentato attraverso una performance dedicata al respiro e alle connessioni fra corpi, specie e habitat; o ancora, sabato 3 ottobre, il collettivo WOOPS concluderà la residenza get wet!, promossa da Lungomare, con Sull’acqua!: una traversata urbana che approderà ai ponti del Museion, dove acqua, vapore e voci coinvolgeranno il pubblico in un’azione collettiva. Sono due appuntamenti da seguire per vedere come il festival continui a muoversi fra la dimensione intima del corpo e quella condivisa dello spazio urbano. 

La buona connessione fra le proposte e l’attenzione riservata agli artisti sono già evidenti. L’augurio è che, nelle prossime edizioni, le Bolzano Art Weeks trovino sempre maggiore risonanza anche presso un pubblico non specialistico.

Le mostre e le performance proseguono fino al finissage del 4 ottobre. Il programma completo è disponibile sul sito della manifestazione.

Cover: Arge / Kunst – Nataliya Zuban, Condition Of Suspended Present ©TiberioSorvillo

Diplorama! Assume Nothing ©Morin Pichler
Arge / Kunst – Nataliya Zuban, Condition Of Suspended Present ©TiberioSorvillo