L’Antica Biblioteca della Trinità dei Monti riapre al pubblico dopo un lungo intervento di restauro, inaugurando una nuova stagione del Complesso con “Hypothèse de lecture”, mostra collettiva a cura di Gaia Bobò e Teresa Ranchino. Il progetto riunisce quasi quaranta artiste e artisti provenienti dal contesto italiano e francese, con una particolare attenzione rivolta alle scene di Roma e Parigi e alle ricerche delle generazioni più giovani. La mostra si inserisce nel programma delle celebrazioni per i 70 anni del gemellaggio tra Roma e Parigi, 70 ans d’amitié, assumendo questo anniversario non soltanto come una ricorrenza istituzionale, ma come un’occasione concreta di incontro e scambio per mettere in relazione le due città attraverso la lente della cultura contemporanea. In questo senso, “Hypothèse de lecture” traduce il rapporto tra Roma e Parigi in una pratica dello sguardo, e in una capacità di confronto tra artisti, curatrici e differenti modalità di intendere la ricerca contemporanea.
La selezione costruita da Gaia Bobò e Teresa Ranchino nasce da un lavoro condotto di concerto, senza stabilire alcuna gerarchia tra le due scene artistiche. Roma e Parigi costituiscono piuttosto i due poli di una circolarità di sguardi messi in relazione tra loro attraverso le traiettorie eterogenee degli artisti invitati. Questo articolato panorama garantisce alla ricerca alla base del progetto di costruire una rete di prossimità, affinità e differenze che si svolgono anche mediante il dispositivo architettonico concepito dall’architetto belga Olivier Goethals; l’architettura fantasma di Goethals nasce infatti dall’esigenza di introdurre nello spazio una biblioteca possibile attraverso una struttura che non pretende di ricostruire quella perduta, bensì di renderne percepibile il vuoto – risemantizzato proprio attraverso il dialogo con le opere e tra le opere, che diventano a loro volta frammenti di un sistema di lettura ancora da comporre.


L’Antica Biblioteca si trova al di sopra dell’altare della chiesa di Trinità dei Monti, nel Complesso conventuale dei Minimi, l’ordine fondato da Francesco di Paola. Per secoli questo spazio ha avuto una funzione legata alla conservazione e alla trasmissione del sapere: fino alla fine del Settecento esso custodiva circa novemila volumi, prima che la biblioteca venisse dispersa nel 1798, nel corso delle vicende rivoluzionarie e napoleoniche. A partire da questa assenza la mostra costruisce la propria proposta: ciò che viene meno, ciò che è stato disperso o sottratto, deve essere nuovamente immaginato.
La storia della biblioteca è chiamata ad entrare in rapporto con alcuni dei temi ricorrenti nella mostra: la perdita e la dispersione della memoria, la relazione tra parola e immagine, la scrittura come pratica e come forma di costruzione del pensiero, ma anche la distruzione e la frammentazione intese non soltanto come processi irreversibili, bensì come possibilità generative. In questo senso, il riferimento alla spolia assume una particolare risonanza nel contesto romano in cui la storia si manifesta attraverso stratificazioni, riusi e trasformazioni. L’eco della cultura barocca, la metamorfosi della materia e del corpo, la dimensione teatrale e la frammentazione diventano alcuni degli elementi attraverso cui le opere contemporanee entrano in risonanza con il luogo. Non si tratta, tuttavia, di stabilire corrispondenze didascaliche o illustrative. Al contrario, il progetto invita a considerare il luogo come un dispositivo aperto, capace di produrre nuove associazioni e nuove letture.
La mostra si inserisce nello scarto tra ciò che resta e ciò che è perduto collocando l’esperienza espositiva nel solco della semiotica dell’interpretazione e di quella postura critica che Umberto Eco teorizzava già in “Opera aperta”: l’opera d’arte non si dà come struttura conclusa e definitiva, ma come un campo di possibilità il cui senso si compie soltanto nell’incontro con il fruitore.


Di fronte alla perdita o all’assenza, il titolo agisce come una dichiarazione d’intenti e un invito metodologico; la mostra rinuncia alla pretesa di una narrazione univoca e chiede al visitatore di farsi co-autore, trasformando la visita in una serie di passeggiate inferenziali in cui ogni opera è una traccia e ogni sguardo un’ipotesi di riscrittura.
Da questa prospettiva, fondamentale nella costruzione del progetto risulta essere il public program, articolato intorno ad una serie di incontri e conferenze, e sviluppato in collaborazione con la Bibliotheca Hertziana – Istituto Max Planck per la Storia dell’Arte, l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici e La Società delle Api.
La scelta della direttrice Marie-Pierre Dabadie di affidare proprio all’arte contemporanea l’apertura di questa nuova fase di Trinità dei Monti assume, in questo senso, un significato preciso. La riattivazione dell’Antica Biblioteca non coincide soltanto con la restituzione di un bene storico e artistico alla fruizione pubblica, bensì chiede di interrogarsi su quale possa essere oggi la funzione di un luogo segnato dalla perdita, dalla stratificazione e dalla trasformazione. L’arte contemporanea diventa uno strumento per riaprire questa domanda, mettendo in relazione la memoria del complesso con le emergenze e le sensibilità del presente, assumendo l’assenza come punto di partenza per immaginare una nuova possibilità: una biblioteca che, al posto di conservare un patrimonio già costituito, produca nuove connessioni.
Opere di le opere di Alberte Agerskov, Edoardo Aruta, Charlie Aubry, Alix Boillot, Dario Carratta, Valeria Carrieri, Giulio Catelli, Henri Chetaille, Taisiia Cherkasova, Ginevra Collini, Max Coulon, Giulia Crivellaro, Anna de Castro Barbosa, Federica Di Pietrantonio, Marco Emmanuele, Marco Eusepi, Elisa Florimond, Clédia Fourniau, Pierre Gaignard, Luca Grechi, Carla Gueye, Ruoxi Jin, Charlie Jouan, Amalia Laurent, Giuseppe Lo Cascio, Guglielmo Maggini, Matisse Mesnil, Paul F. Millet, Diego Miguel Mirabella, Pietro Moretti, Alexandre Nitzsche Cysne, Lulù Nuti, Flavio Orlando, Francesca Pionati, Andrea Polichetti, Valentine Prissette, Alexander Raczka, Luca Resta, Théophile Stern, Vaste Programme.
La mostra, realizzata con il sostegno di CONTEMPORALIS Association Amis Art Contemporain France-Italie, in partenariato con Carré sur Seine e con il patrocinio del Comune di Roma.
Cover: Hypothèse de lecture, Installation views – Biblioteca Trinità dei Monti – Credits Daniele Molajoli
