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Manifesta 16 Ruhr: tra confessione religiosa e coesione sociale

Che fare delle chiese dell’ex distretto minerario e siderurgico della Ruhr cadute in disuso?

Cabosanroque (Laia Torrents Carulla & Roger Aixut Sampietro) e Flexo arquitectura (Aixa del Rey & Tomeau Ramis) hanno trasformato la chiesa di St. Ludgerus a Bochum in un campo da gioco. Fail louder, 2025, sostituisce il rituale cultuale con le regole di un gioco in cui la palla che non va a canestro, quando batte sul tabellone che lo sostiene, attiva delle sonorità simili a quelle di un organo. La chiesa cessa così di essere un luogo di culto per diventare uno spazio attrezzato, tutto sommato utile alla comunità quanto lo potrebbe essere un qualsiasi altro spazio dedicato al gioco sportivo. La funzione di richiamo e aggregazione in «un nuovo spazio collettivo costruito attraverso l’errore e l’ascolto», a quanto ho costatato, si riduce al palleggiare di un gruppo di ragazzine e all’ostinato tentativo di far canestro di una coppia adulta.

Cabosanroque (Laia Torrents Carulla & Roger Aixut Sampietro) e Flexo arquitectura (Aixa del Rey & Tomeau Ramis), Fail louder, 2025. Manifesta 16 Ruhr
Lilli Lake, Rhythm looks for two, 2026. Manifesta 16 Ruhr

Di tutt’altro spessore è l’opera Rhythm looks for two, 2026, di Lilli Lake, realizzata per la Markuskirche a Essen. Il soffitto ligneo dell’edificio cigola con il variare della temperatura ambiente. L’artista ha fissato dei microfoni nei punti in cui i suoni prodotti dagli assestamenti del legno sono più forti. La loro amplificazione evoca il cigolio di una nave mentre solca il mare, metafora dello stato transizionale della chiesa, intesa sia come collettività, sia come corpo architettonico instabile, la cui futura destinazione è incerta. Associando il concetto di navata a quello di nave, dal quale il termine deriva, Lake dà forma a una riuscita crasi di immagini e significati che vanno decisamente a segno. 

Mehtap Baydu, Anali Kizli – With Mothers and Daughters, 2026 / Marina Naprushkina, Kein Geläut, 2026. Manifesta 16 Ruhr

L’incertezza della destinazione d’uso si riflette anche nell’installazione gonfiabile Kein Geläut, 2026, collocata nel giardino della Gethsemane-Kirche a Bochum. L’opera di Marina Naprushkina s’ispira a una campana storica della chiesa preesistente, trasformata in un gonfiabile su cui si può saltare. L’artista desidera sottolineare uno stato di sospensione e tensione. Sospensione per l’incerto destino della chiesa e tensione per le attuali politiche migratorie sostenute dalle destre.

All’interno della stessa chiesa sono esposti i grembiuli utilizzati nella performance Anali Kizli – With Mothers and Daughters, 2026, di Mehtap Baydu. Undici donne di Bochum hanno cucinato per un gruppo di persone indossando dei grembiuli sui quali sono stati stampati i nomi di alcuni piatti turchi: «zuppa della vedova», «labbra dell’amata», «con le madri e le figlie». Le donne danno il proprio nome non solo al cibo, ma anche a un momento di condivisione, solidarietà e critica.

Christ-König e St. Ludgerus a Bochum

Manifesta 16 Ruhr (fino al 4 ottobre 2026) affronta il problema posto dalle chiese dismesse, o parzialmente utilizzate nell’area della Ruhr. Ubicate in quattro città della regione: Duisburg, Essen, Gelsenkirchen e Bochum, dieci chiese moderniste, più una eclettica eretta alla fine dell‘800 ed un’altra ricostruita in stile neo-romanico nel 1955, sulle rovine della precedente, ospitano installazioni site-specific, mostre, eventi e workshop. Agli artisti è stato assegnato il compito di ripensare la funzione di questi luoghi, con il taglio sociologico che caratterizza la manifestazione.

A partire dalla seconda metà del XIX secolo, nel distretto minerario e siderurgico della Ruhr affluirono lavoratori migranti provenienti dalla Polonia. Sulla base degli accordi bilaterali tra l’Italia fascista e la Germania nazista stipulati nel 1938, ai lavoratori polacchi si aggiunsero quelli italiani, che aumentarono di numero in seguito all’Anwerbeabkommen (accordo di reclutamento) firmato il 20 dicembre 1955 tra i governi di Roma e Bonn. Infine, con l’accordo del 1961 tra la Germania Ovest e la Turchia ebbe inizio la massiccia migrazione dei lavoratori turchi. Sull’integrazione e il dialogo tra culture diverse si concentra la maggior parte delle opere presentate a Manifesta 16 Ruhr.

Pinar Öğrenci, A Labor Dictionary (Arbeitsgedächtnis), 2026 / Glück auf in Deutschland (Good Luck in Germay), 2024. Manifesta 16 Ruhr

Nella chiesa St. Anna a Bochum Pinar Öğrenci mette in rapporto il film Glück auf in Deutschland (Good Luck in Germany), 2024, con il quale ricostruisce la memoria delle ondate migratorie, alla videoinstallazione A Labor Dictionary (Arbeitsgedächtnis), 2026, con la quale critica la persistenza del simbolismo cristiano, che ha dato forma alle comunità cattoliche e protestanti di minatori della Ruhr, marginalizzando i migranti di cultura islamica. 

Ayşe Erkmen, Confessional, 2026. Manifesta 16 Ruhr

La difficoltà di integrazione e comprensione tra culture diverse emerge anche in modo paradossale dall’opera di Ayşe Erkmen allestita al piano superiore della chiesa St. Gertrud ad Essen. Confessional, 2026, interpreta un elemento caratteristico della chiesa cattolica: il confessionale. La struttura contiene un’interfaccia digitale che interagisce con il visitatore al posto del sacerdote. All’artista turca, che attribuisce a questa azione liturgica la funzione di rispondere in privato a domande e preoccupazioni («a system  that can respond to question or concerns»), sfugge che il sacramento della Riconciliazione, o confessione, è specificatamente un atto di pentimento ed ammissione delle proprie colpe, seguito da un’espiazione. 

Mona Hatoum, Electrified (St. Gertrud), 2026. Manifesta 16 Ruhr

La corrente che fluttua nell’opera Electrified (St. Gertrud), 2026, di Mona Hatoum provoca lo sfarfallio e l’affievolirsi di una lampadina, come se questa fosse difettosa. Mettendo in discussione la sicurezza domestica, gli oggetti elettrificati di Hatoum portano l’attenzione sulle tensioni che attraversano le comunità multietniche e sulle incomprensioni che portano al fallimento di un’intesa. 

Ming Wong, Biji Diva (record cover), 2014. Manifesta 16 Ruhr
Vetrata della chiesa di St. Anna a Gelsenkirchen

Il rapporto tra confessioni religiose, etnie e culture diverse, che spesso non si comprendono tra loro, si allarga includendo questioni di genere. Bülent Ersoy è una cantante che inizia la sua carriera musicale e cinematografica negli anni Settanta. Nel 1981 si è sottoposta ad una riassegnazione di genere mantenendo il suo nome maschile. Le sue performance sono state bandite dal regime militare turco e, di conseguenza, nel 1988 ha dovuto recarsi in esilio in Germania. L’artista asiatico Ming Wong nel 2011 le ha dedicato un tributo al festival londinese InTRANSIT assumendo l’identità di Bülent Wongsoy. Nella chiesa di St. Anna a Gelsenkirchen, Ming Wong presenta Biji Diva (record cover), 2014, una raccolta di cover di dischi in vinile, Yüz Karasi, 2014, un’altra raccolta di cover di audiocassette e il video Singing soft g, 2014. Nell’opera di Wong l’identità di genere e anche quella anagrafica si compenetrano l’una nell’altra, come i generi musicali nell’installazione sonora Complete Cypher Vol. I, 2026, di Emre Abut, allestita nella stessa chiesa. Hip-hop, R&B e musica turca degli anni ’90 e dei primi 2000 si mescolano. È un sound che caratterizzava i club frequentati dai migranti turchi. Compensando il bisogno di appartenenza, l’installazione ripropone forme di ascolto che restituiscono ad una comunità di migranti coesione e conforto.

Emre Abut, Complete Cypher Vol. I, 2026. Manifesta 16 Ruhr

Più raffinata, complessa e puntuale rispetto al tema di Manifesta 16 Ruhr è l’opera musicale Karaoke Falsetto, 2026, di Mira M. Yang. Alla chiesa St. Marien ad Essen la soprano So Sol-i e il controtenore Choi Seung traducono il canto dell’usignolo in voce umana, intrecciando pansori (un genere di narrazione musicale coreana), canto d’opera e interpretazione sperimentale. Il controtenore canta con un registro alto, storicamente associato all’elevazione spirituale e all’androginia. Un video registrato al club Freak-Show, un bar New wave, Grunge e Punk ad Essen, mostra i due cantanti in costume mentre eseguono la loro performance. Entrambi i cantanti coreani reinterpretano canzoni tedesche intrecciando tradizioni musicali, linguaggi e tecniche vocali. Nell’opera di Yang suoni umani e non umani, forme diverse di  espressione vocale si intrecciano moltiplicando i linguaggi. In una cappella della chiesa si può assistere alla proiezione della registrazione video e nel battistero si può ascoltare l’installazione sonora Darkling I listen, 2026. La colomba, rappresentata nella piccola vetrata che illumina il battistero, è il simbolo pentecostale del parlare in molte lingue. Yang collega così la sua opera al contesto cultuale, valorizzando lo spazio della chiesa.

St. Marien ad Essen / Mira M. Yang, Darkling I listen, 2026. Manifesta 16 Ruhr

Un lavoro interessante sul linguaggio è anche quello di Cana Bilir-Meier. Nel 1970 viene indetto un concorso in Germania Ovest per assegnare un nome agli immigrati turchi. Lo scopo è di sostituire Gastarbeiter (lavoratore ospite) con una espressione meno discriminatoria. Tra le 30.000 proposte pervenute molte erano xenofobe. L’artista ha chiesto ad alcune persone che hanno vissuto l’esperienza di lavoratori migranti di recitare i vocaboli con un ritmo cadenzato. Il film Ein neues Wort (A New Word), 2026, che documenta questo progetto invitando a riflettere sul linguaggio e la sua violenza, è visibile nella chiesa di St. Anna a Gelsenkirchen. Nel quartiere vivono in condizione di povertà dei Sinti. La maggior parte di queste chiese dismesse sono ubicate in quartieri popolari abitati da migranti turchi di religione musulmana. 

La chiesa di St. Bonifatius a Gelsenkirchen, che ospita gli interessanti lavori storici di Nil Yalter sul corpo femminile codificato nel linguaggio culinario ottomano come oggetto d’appetito: La sexisme dans la cuisine turque on la volupté culinarie d’un empire (Le Prȇtre S’est Évanoui) e (Les Cuisses de la Femelle), entrambi del 1978, è stata acquistata da un fornaio che la utilizzerà come deposito. 

Thomaskinche a Gelsenkirchen / Dennis Siering, Antifascist Bird Communication System VO2.1, 2026. Manifesta 16 Ruhr

La Thomaskirche, ubicata nella stessa città, è stata acquistata da un architetto per farne il suo studio. Notevole la decorazione del suo interno, che contrappunta la schiettezza geometrica dell’esterno. Nel giardino attiguo Dennis Siering presenta una delle opere più curiose. Antifascist Bird Communication System VO2.1, 2026, è una risposta critica al risorgere delle ideologie fasciste e nazionaliste inserendo nel paesaggio naturale i suoni della protesta. Con la collaborazione di ornitologi, sound designers e intelligenza artificiale l’artista ha realizzato un sistema, alimentato ad energia solare, che traduce le melodie delle canzoni di protesta antifasciste e i suoni delle manifestazioni sociali nel canto degli uccelli. Lo scopo è invitare i merli, ottimi imitatori di suoni ambientali che hanno nidificato nel giardino, ad intonare i canti. 

La manifestazione è molto ricca di proposte, ma a chi si rivolge? La volontaria che mi accoglie alla chiesa St. Bonifatius a Gelsenkirchen mi racconta che solo persone con un buon livello culturale si avvicinano e chiedono delucidazioni. Oggi Gelsenkirchen è una città impoverita con un elevato tasso di disoccupazione. È stata una delle città più ricche della Germania e la sua ricchezza avrebbe potuto traghettare l’economia del territorio dal settore industriale al terziario quando negli anni ’80 chiusero le attività di estrazione mineraria, ma le risorse furono assorbite dalla riunificazione delle due Germanie. 

Alla Thomaskirche un volontario che ha studiato architettura a Venezia e poi filosofia in Germania mi ha espresso la sua preoccupazione per il degrado e le difficoltà d’integrazione, soprattutto dei Sinti che hanno occupato l’isolato limitrofo e che non sono certo interessati alle sconcertanti – per loro – opere esposte in Thomaskirche. 

Elizabeth Price: HERE WE ARE, 2025. Manifesta 16 Ruhr

Di tutt’altro genere è il contesto urbano e sociale della Kulturkirche Liebfrauen a Duisburg, convertita nel 2011 in un centro artistico che fa da polo culturale cittadino. L’edificio modernista eretto dopo il 1950, sulle rovine di uno precedente distrutto dai bombardamenti, ospita numerose opere tra le quali i due video di Elizabeth Price: HERE WE ARE, 2025, dedicato alle chiese britanniche costruite nel XX secolo per i lavoratori migranti, e WHERE ARE YOU WHERE ARE YOU, 2026, dedicato ai traumi bellici che in Germania hanno lasciato il loro segno nella letteratura. La doppia videoinstallazione s’inserisce (coerentemente rispetto al tema) in un edificio diventato funzionale al nuovo culto neoliberista dell’arte, che ha una radice romantica. Per Wilhelm Heinrich Wackenroder, uno degli iniziatori del romanticismo tedesco, il sublime dell’arte è l’approdo della religione. L’arte diventa cioè una nuova religione. Nel corso del Quattrocento l’immagine sacra viene estetizzata in rapporto alla nozione di personalità (che prepara quella di proprietà) artistica ed intellettuale, nel contesto di una capitalizzazione dei «prodotti dello spirito». Il fatto che Wackenroder prenda ad esempio Raffaello come artista ispirato da ciò che lo trascende tradisce la sottile connessione tra la capitalizzazione dei «prodotti dello spirito» e il sentimento neo-romantico dell’irrazionale, che troverà nell’estetizzazione del mondo neoliberista la sua forma compiuta. Nel centro urbano di Duisburg, la Kulturkirche Liebfrauen si presenta infatti come un tempio dell’arte, funzionale a un consumo culturale della classe borghese.

Manifesta16 solleva il problema del rapporto tra confessione religiosa e coesione sociale in una chiave sociologica che potrebbe richiamare gli studi del sociologo Émile Durkheim sull’antropologia del sacro. Sorprende che Durkheim non venga citato dalla curatrice Hedwig Fijen. 

Curiosa la video-installazione Looking for Jesus: Excerpts from the Archive (2012-2022/2026), allestita nel loggiato della chiesa Christ-König a Bochum, con la quale Katarzyna Kozyra racconta la Sindrome di Gerusalemme, un fenomeno psicologico e messianico per cui, al ritorno da un viaggio a Gerusalemme, alcuni visitatori assumono il ruolo di figure bibliche, spinti dal bisogno di costruire una comunità.

All’ingresso della chiesa di St. Josef a Gelsenkirchen, quartiere generale di Manifesta 16 Ruhr, sulla parete di destra, c’è una nicchia vuota senza immagini, che le volontarie hanno deciso di illuminare, perché – mi dicono – «stava bene». A Falero, ingresso portuale alla città di Atene, gli ateniesi eressero un altare agli Dei Ignoti, per tutti coloro che sarebbero approdati. La nicchia vuota illuminata è un’opera (involontaria) che invita a riflettere sul rapporto tra il sacro (inteso in senso antropologico) e l’accoglienza dovuta all’ospite straniero.

Cover: Pew Tower, 2026 © Augustas Serapinas. Photo © Manifesta 16 Ruhr / Rainer Schlautmann