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Luigi Ghirri e Gianni Celati: due sguardi sul paesaggio.

L’esposizione al Mambo documenta il sodalizio intellettuale e creativo nato dalla collaborazione tra Luigi Ghirri, fotografo tra i protagonisti della scena contemporanea internazionale, e Gianni Celati critico, traduttore, scrittore e cineasta.
Veduta di allestimento mostra Luigi Ghirri e Gianni Celati. Verso la Foce Courtesy MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna | Settore Musei Civici | Comune di Bologna Foto di Ornella De Carlo

“All’inizio del nostro percorso c’è una strada chiamata Strada provinciale delle Anime che tenevamo come punto di riferimento per l’esplorazione di queste campagne. Perché proprio quella? Forse soltanto per il suo nome o forse perché attualmente non porta da nessuna parte”.

 Gianni Celati, Strada provinciale delle anime, 1991, film documentario, colore, suono, 58 min 

Lungo questa strada, partendo da Ferrara ha inizio il viaggio che Gianni Celati intraprende con un gruppo di persone, su un pullman azzurro in direzione della foce del Po, per vedere il mare che qualcuno tra loro non ha mai visto. Un breve viaggio, di qualche giorno, durante il quale lo scrittore vuole raccogliere il materiale per un lungometraggio che sarà realizzato tra il 1989-1991 e con il quale intende raccontare queste pianure attraversate da acqua e desolazione, dove i paesi che si incontrano trasmettono solo senso di abbandono e solitudine.

In questi mesi estivi – visitabile fino ai primi giorni di ottobre – nella project room del Mambo di Bologna, c’è una piccola mostra che narra questo viaggio, dal titolo Luigi Ghirri e Gianni Celati. Verso la Foce, a cura di Lorenzo Balbi e Giulia Pezzoli e progetto vincitore del bando Strategia Fotografia 2025.  Se il titolo recupera un’opera diaristica di Celati del 1989, il progetto restituisce una ricerca molto più ampia che da un certo punto in poi della sua vita lo scrittore condividerà con l’amico fotografo Luigi Ghirri. Proprio il fotografo modenese, qualche anni prima, nel 1981, aveva chiamato Celati per condividere con lui delle riflessioni su queste pianure e territori, su un’idea di paesaggio che in quegli anni sentiva fosse più che mai necessario ripensare. 
La piccola esposizionesi può considerare come il racconto di un momento di questa ricerca, un viaggio che Celati condivise con parenti, amici e studenti, con due troupes cinematografiche, ma anche con l’amico fotografo che, con la sua macchina, seguì il pullman di viaggiatori in questa traversata itinerante nelle pianure emiliane, disegnate dai canali e da quelle stradine “scomparse dalle cartine geografiche”, puntellate da paesini dai nomi storici ma di cui si fa fatica a credere la reale esistenza.

“Tutti vogliono fare viaggi…per vedere cosa? Dico la verità, in questo viaggio che abbiamo fatto non ho visto nulla di speciale, però non mi è dispiaciuto. Abbiamo visto tanti posti, dappertutto ci sono molte case, con tanta gente come noi.”1 Non è un viaggio che si propone di stupire, meravigliare o travolgere di inaspettate scoperte chi lo ha intrapreso e le parole di uno dei compagni di viaggio di Celati ce lo dichiara sinceramente. 
“Non si ha l’idea di una povertà incombente, ma piuttosto di luoghi dove nessuno vuole abitare, perché non succede niente”.2

Nella sala del museo, su tre delle quattro pareti, lungo un’unica linea – come a recuperare il tragitto percorso dal pullman nel suo viaggio – troviamo le foto di Ghirri, qui allestite in semplici ed elementari cornici azzurre. Sono foto scattate alla comitiva, durante le attese lungo gli argini dei canali, nelle brevi soste fatte ai bar lungo la strada, seduti tra gli alberi delle rare radure vicino all’argine del Po. Luigi Ghirri non si è mai soffermato a lungo su volti o soggetti umani nei suoi scatti, ma piuttosto era attento all’ambiente che li raccontava, soprattutto gli ambienti più elementari, tra oggetti ed elementi di una quotidianità sconcertante. Anche in questi scatti i personaggi attraggono l’attenzione e si raccontano in virtù del luogo nel quale si trovano: gli elementi naturali, la luce dei vari momenti della giornata, riescono a restituire il ritmo del viaggio, un incedere automatico, quasi secondo un intento privo di troppe pretese, momenti sospesi che rivelano una volontà di narrazione che torna attenta ai particolari, i più insignificanti, ma affettivamente rilevanti. Celati riconosce una particolarità nelle scelte fotografiche dell’amico:

“Tutte le foto di Ghirri sono foto sulla forma delle cose, le cose come vogliono essere viste (…) fotografava cose che non interessavano, a cui non badiamo e spesso diceva “nella fotografia non c’è nulla di nuovo, una foto è solo un’immagine del mondo”.3

Luigi Ghirri, dalla serie Blu infinito, 1991 Stampa coeva Arrigo Ghi Collezioni private in deposito presso MARV | Museo d’Arte Rubini Vesin, Gradara / Rete Museale Marche Nord
Luigi Ghirri, dalla serie Blu infinito, 1991 Stampa coeva Arrigo Ghi Collezioni private in deposito presso MARV | Museo d’Arte Rubini Vesin, Gradara / Rete Museale Marche Nord
Veduta di allestimento mostra Luigi Ghirri e Gianni Celati. Verso la Foce Courtesy MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna | Settore Musei Civici | Comune di Bologna Foto di Ornella De Carlo

Sulla quarta parete tre schermi di diversa misura propongono tre progetti cinematografici di Gianni Celati (Strada provinciale delle anime, 1991; Il mondo di Luigi Ghirri, 1998; Case sparse. Visioni di case che crollano, 2003). Il primo è il risultato delle riprese fatte in quei giorni, nella “solitudine urbana” della valle padana. A testimoniare quella esperienza ci sono gli scatti di Ghirri e questo lungometraggio, due generi di restituzioni differenti, che si affidano a media diversi, ma in entrambi i lavori emerge la stessa sensibilità e sguardo ampio, quasi perso. L’obiettivo di Ghirri e la cinepresa di Celati si spingono oltre, fuori, attratti dall’orizzonte che non è elemento fisso, ma sempre in movimento. “Camminando la linea d’orizzonte ti dice sempre che tu sei disperso in un punto qualsiasi sulla linea della terra (…) Bisogna sempre riuscire a immaginare quello che c’è là fuori, altrimenti non si potrebbe fare un solo passo”4. Ma posando gli occhi su luoghi come questi, non è facile cogliere l’interesse o la bellezza, “la deperibilità svelta del così detto “mondo reale” non si distingue bene dal miraggio. Per forza l’intelligenza arriva sempre in ritardo: non lo capisce proprio tutto questo passare e perdersi nell’incerto, la dimenticanza che dovunque ci avvolge e ci porta”.5

Luigi Ghirri nel documentario di Celati appare di sfuggita, inaspettatamente nello spostamento di tutti da un luogo all’altro, ogni tanto si vede comparire con la sua macchina fotografica pronto a raccontare l’esplorazione di quello spazio e di quel tempo, “in fondo non c’è niente di speciale da vedere o registrare, c’è solo il tempo che passa. Lo spazio è una specie di grande galera dove si sta ad aspettare qualcosa”6. In effetti ci sono molte inquadrature – delle foto e della cinepresa – che colgono attese, pause di questo cammino e lì torna in primo piano l’ampio paesaggio.

Ricordando il pensiero di Anselm Adams, un grande fotografo americano, Ghirri parla del paesaggio come limite di esistenza della natura, quindi s’intende qualcosa da disprezzare. Ma il paesaggio – aggiunge -si può intendere luogo di incrocio tra natura e cultura, assomiglia più ad un attimo nel quale coesistono diversi generi di percezione sensoriali, gli odori, il vento, la luce, le parole che ascolti, i suoni che non ci sono, “all’interno di ogni rappresentazione c’è sempre una forma di riduzione della complessità del sentire (…) non è delimitabile un punto definitivo, c’è una circolarità della visione che non finisce mai”7. In questa percezione parziale, Celati riscontra una inevitabile partecipazione individuale e personale nell’attraversamento di un paesaggio: “Anche l’intimità che portiamo con noi fa parte del paesaggio, il suo tono è dato dallo spazio che si apre là fuori, ad ogni occhiata; ed anche i pensieri  sono fenomeni esterni in cui ci si imbatte, come un taglio di luce su un muro o l’ombra delle nuvole ”.8

Esplorando il materiale in mostra è necessario ritrovare un tempo di visione e di ascolto lento, fondamentale per cogliere le forme, le luci, le sensazioni che la macchina di Luigi Ghirri ci riporta e anche per godere del ritmo, delle voci, dei suoni che la narrazione dei lungometraggi di Gianni Celati riescono a cogliere e a trasmetterci. “Ascoltare una voce che racconta fa bene, ti toglie dall’astrattezza di quando stai in casa credendo di aver capito qualcosa “in generale”. Si segue una voce ed è come seguire gli argini di un fiume dove scorre qualcosa che non può essere capito astrattamente”.

Al centro procede costante e affiora silenziosamente la sintonia di questi due personaggi, amici di lungo percorso, collaboratori e compagni di lunghe camminate.

  1. Gianni Celati, Strada provinciale delle anime, 1991, film documentario, colore, suono, 58 min ↩︎
  2. Gianni Celati, Verso la foce, ed Feltrinelli ed. 2002 ↩︎
  3. Gianni Celati, Il mondo di Luigi Ghirri, 1998, film documentario, colore, suono, 52 min. ↩︎
  4. Gianni Celati, Verso la foce, ed Feltrinelli ed. 2002 ↩︎
  5. Idem ↩︎
  6. Idem ↩︎
  7. Luigi Ghirri in Strada provinciale delle anime, di Gianni Celati, 1991, film documentario, colore, suono, 58 min ↩︎
  8. Gianni Celati, Strada provinciale delle anime, 1991, film documentario, colore, suono, 58 min ↩︎
Veduta di allestimento mostra Luigi Ghirri e Gianni Celati. Verso la Foce Courtesy MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna | Settore Musei Civici | Comune di Bologna Foto di Ornella De Carlo
Luigi Ghirri, dalla serie Blu infinito, 1991 Stampa coeva Arrigo Ghi Collezioni private in deposito presso MARV | Museo d’Arte Rubini Vesin, Gradara / Rete Museale Marche Nord
Luigi Ghirri, dalla serie Blu infinito, 1991 Stampa coeva Arrigo Ghi Collezioni private in deposito presso MARV | Museo d’Arte Rubini Vesin, Gradara / Rete Museale Marche Nord
Veduta di allestimento mostra Luigi Ghirri e Gianni Celati. Verso la Foce Courtesy MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna | Settore Musei Civici | Comune di Bologna Foto di Ornella De Carlo
Veduta di allestimento mostra Luigi Ghirri e Gianni Celati. Verso la Foce Courtesy MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna | Settore Musei Civici | Comune di Bologna Foto di Ornella De Carlo
Gianni Celati Strada provinciale delle anime, 1991 Film still Courtesy Archivio Pierrot e la rosa
Gianni Celati Strada provinciale delle anime, 1991 Film still Courtesy Archivio Pierrot e la rosa
Gianni Celati Strada provinciale delle anime, 1991 Film still Courtesy Archivio Pierrot e la rosa
Gianni Celati Case sparse. Visioni di case che crollano, 2003 Film still Courtesy Archivio Pierrot e la rosa