
Al Teatro Kursaal Santalucia di Bari la mostra Pascali Memoria. Appunti per immagini si incentra su uno degli aspetti forse meno approfonditi del percorso artistico di Pino Pascali, ovvero la sua attività fotografica. Pascali Memoria. Appunti per immagini, curata dalla Fondazione Pino Pascali, si pone in continuità con la mostra in corso a Polignano prendendo in esame un ciclo di fotografie realizzate tra Napoli, Capri e Ischia nel 1965, insieme a documenti, appunti e lettere inedite. Nel 1965 Pascali collabora già da sette anni con il pubblicitario Sandro Lodolo, ideatore alla fine degli anni Cinquanta della Massimo Saraceni Cinematografica, poi diventata Lodolofilm.
Quest’ultima riceve nel 1965 una commissione da parte dell’azienda confetturiera Cirio: una serie di caroselli da mandare in onda durante il primo e il quarto trimestre del 1966. Solitamente Pascali disegna in studio questi spot, inventando personaggi originali e accattivanti come i Killers per gli spot Algida. Questa volta l’artista pugliese sceglie di rivoluzionare il proprio metodo: parte per Napoli con la sua macchina fotografica Linhof monorotaia al collo, con l’obiettivo di catturare la realtà che gli si presenta davanti, ma anche di indagarne le forme.
Al secondo piano del Kursaal Santalucia il percorso di Pascali Memoria. Appunti per immagini si apre con il video dello spot Cirio andato in onda nel 1966, per poi seguire nel dettaglio alcuni nuclei tematici di questo lavoro, ovvero gruppi di fotografie in bianco e nero intervallati da diversi documenti d’archivio riguardanti la vita e la carriera di Pino Pascali in quegli anni. Cose d’acqua e Il porto, le barche, il mare pongono al centro l’elemento dell’acqua, che rappresenta le origini di Pino Pascali e uno dei temi prediletti nella sua produzione scultorea (“L’acqua mi affascina molto, diventa come uno specchio, ha tante cose l’acqua…”).
Questi scatti ritraggono il mare in senso plastico, studiando i volumi e i riflessi; un’anticipazione delle due sculture modulari di Pascali concernenti l’acqua, 9 mq di pozzanghere e 32 mq di mare circa (entrambe datate 1967), in cui cerca di contenere entro una forma un elemento di per sé incontenibile utilizzando sia materiali artificiali che l’acqua stessa. L’area portuale di Napoli e Capri affascina Pascali che fotografa dettagli di navi, barche, pescatori con una precisione analitica per mostrare non solo l’aspetto estetico dell’immagine, ma anche il lavoro e i congegni strutturali che rappresentano i ricordi di infanzia dell’artista.



Nella fotografia Particolare di nave con l’ancora compare una bitta a forma di fungo, qualcosa di simile alla successiva scultura Contropelo (1968), realizzata in tessuto acrilico (finta pelliccia) su struttura rigida. La modularità e il rigore geometrico caratterizzano anche Geometrie e moduli, disegni e fotografie che ritraggono cataste di mattoni, cassette e architetture razionaliste; nella maggior parte dei casi si tratta di strutture e materiali poveri, come nei successivi 1 mc di terra o Balla di fieno (entrambi del 1967), una serialità meno astratta rispetto ai contemporanei minimalisti americani.
Le sezioni Finte sculture e Ritorno alla terra sottolineano l’attenzione rivolta alla forma degli animali, agli oggetti e alla natura in genere, materiale molto utile all’artista per la realizzazione delle finte sculture in tela. Tra i soggetti maggiormente fotografati troviamo un Cigno a Villa Borghese (Pascali visita anche Roma alla ricerca di scorci in grado di evocare atmosfere napoletane) e Quattro Leoni a Piazza dei Martiri a Napoli, ma anche una serie di Ombrelloni romani a Campo de’ Fiori studiati nei minimi dettagli.
Giochi d’infanzia è uno sguardo attento ai bambini e al gioco, componente fondamentale nella produzione e nell’ideologia di Pascali: “Anche i bambini giocano seriamente, è un sistema conoscitivo. I loro giochi sono fatti proprio per sperimentare le cose, per conoscerle e nello stesso tempo, per andare oltre”. Pascali fotografa i volti spensierati dei bambini che guardano l’obiettivo mentre giocano per strada o in riva al mare, un modo per riportare alla memoria anche i suoi giochi infantili; Bambino su modello di aeroplano appare in questo senso tra gli scatti più significativi, un’anticipazione del successivo ciclo delle Armi.
La passione di Pascali per il teatro, già evidente nell’opera scultorea Teatrino (1964), si manifesta ulteriormente nelle fotografie appartenenti alla sezione Il teatro e la maschera; un focus è dedicato alle maschere di Pulcinella e del Pazzariello, entrambe osservate da Pascali a Napoli e interpretate dallo stesso artista a Roma. Gli scatti dell’ultima sezione (Segni, lettere, numeri) mostrano in primo piano targhe, insegne commerciali, numeri civici ecc. che restituiscono una dimensione non ancora metropolitana della città partenopea, ma che in quegli anni subisce inevitabilmente il fascino americano.
Quella che doveva essere una semplice committenza pubblicitaria per Pascali nel 1965, si rivela una vera e propria indagine sul paesaggio e sulla cultura popolare napoletana; una serie di scatti come appunti visivi che evidenziano il notevole talento fotografico di Pascali, in grado di immortalare la realtà con grande carica emozionale e di anticipare un linguaggio artistico destinato a farsi strada.
Pascali Memoria. Appunti per immagini
A cura della Fondazione Pino Pascali
24 luglio – 25 ottobre 2026
Teatro Kursaal Santalucia, Bari
Cover: Pecore, 1965 Stampa fotografica ai sali d’argento su carta Collezione Fondazione Pino Pascali



