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Mariuccia Secol: Appare la luce, appare un’immagine – Muzeum Susch

A partire dal 12 giugno, sino al 1 novembre 2026, il Muzeum Susch ospita la grande personale dedicata all’artista Mariuccia Secol.
Mariuccia Secol Unraveling, Installation view, Muzeum Such, 2026. Crediti Muzeum Susch, Art Stations Foundation; ph.Federico Sette

Una grande esposizione, curata da Monika Branicka ed Eva Brioschi per il Muzeum Susch in Svizzera, giunge a suggellare il profondo e luminoso percorso artistico di Mariuccia Secol (Castellanza, 1929). Nel segno di un’arte femminista, pregnante e radicale, l’esistenza di Secol è segnata sin dalla giovinezza dalle terribili memorie della guerra: tanto le Città bruciate quanto opere della portata di Olocausto si fanno testimoni di un passaggio che, per gli anni Cinquanta e Sessanta, fortemente ancora annovera la distruzione e la violenza perpetrate. 

La sua prima forma d’espressione sarà la pittura, il medium che per il lungo Sessantotto italiano l’avvicinerà alla grande rivoluzione attuata da Franco Basaglia in rapporto alla privazione e coercizione caratteristiche dei centri di contenzione psichiatrici. Mariuccia ne conoscerà la realtà prestando la sua collaborazione presso l’atelier di pittura venutosi a creare tra le mura dell’ospedale psichiatrico Bizzozzero di Varese per un periodo complessivo che va dal 1965 al 1988. Come ha ricordato John Foot nella prefazione al pregevole volume Carla Cerati: la classe è morta (2023):

Le immagini e i loro protagonisti uscivano urlando dalle pagine.

L’universo di Mariuccia Secol andrà così trovando una forma e il gran sentire nelle ribellioni, nei sentimenti e in nuove forme di riflessione scardinanti l’antico e decisamente vetusto assetto societario di stampo patriarcale. Il grande amore di Secol ebbe modo di fiorire negli anni in cui il suo futuro marito Angelo Tognola, medico e partigiano, si vide costretto a continue fughe e a un grande ingegno per non cadere vittima delle truppe nazifasciste. La loro dimora, tempo più tardi, diverrà un importante centro di ritrovo per artisti e letterati del calibro di Enrico Baj, Bruno Munari e Leonardo Sciascia. 

Tra le stagioni più importanti, che Mariuccia stringerà sempre al cuore nel ricordo di «una bella giornata di sole», figura poi la nascita del collettivo femminista Gruppo Immagine Varese. Milli Gandini (Varese, 1941-2017), Mariuccia Secol e Mariella Tognola (Varese, 1951), figlia della seconda, danno di fatto vita a un gruppo di sperimentazione e libertà sentita, avendo già profondamente sperimentato, nel più sommario quotidiano, le difficoltà di un’esistenza non certo a misura di donna.

Milli Gandini, Mom Has Gone Out: A Salary for Housework (La mamma è uscita. Salario al lavoro domestico) 1975, vintage photography, pictured is Mirella Tognola, (c) and courtesy of Manuela Gandini
Mariuccia Secol Unraveling, Installation view, Muzeum Such, 2026. Crediti Muzeum Susch, Art Stations Foundation; ph.Federico Sette

Come hanno personalmente ricordato nel saggio autobiografico La mamma è uscita. Una storia di arte e femminismo (2021): 

 […] volendo diventare ed essere artiste, non intendiamo ricoprire il ruolo tradizionale di colui che traduce per gli altri la realtà in un linguaggio più o meno poetico, più o meno universale, e neppure il ruolo più nuovo di stimolatore e animatore per una demagogica “partecipazione sociale” che denunciamo come ennesimo imbroglio. Vogliamo essere individui che riescano a esprimersi intellettualmente e sensualmente per il piacere di farlo, per ricercare e sperimentare secondo le nostre necessità, per comunicare le nostre esistenze e chissà cos’altro ancora. 

L’archivio ribelle di Mariuccia Secol va formandosi di pari passo a una consapevolezza nuova, mossa dall’agire e nel prendere parte a una scrittura collettiva del tempo fulgidamente differente. 

È sicuramente una ribellione a un sistema che, impadronendosi della nostra creatività, l’ha resa consenziente e complice della nostra stessa oppressione. Creatività di consenso (se così si può chiamare) nella produzione e riproduzione della forza lavoro, nell’arredo della casa, nell’abbellimento del nostro aspetto esteriore, nel nostro vestiario, creatività nel far bastare il salario del marito, nel consolare, nell’amare e anche nel tradire il maschio, nella cura dei figli, improvvisandoci medico e psicologo, creatività persino nel furto ai grandi magazzini per oggetti destinati a riconfermarci nel ruolo. Insomma, una creatività coatta per svolgere il lavoro domestico che è la nostra principale occupazione/disoccupazione. […] L’abbiamo chiamata “Creatività del rifiuto”, rifiuto da una parte del ruolo di madre e moglie e dall’altra di ogni discorso di corrente artistica, delle gallerie, del mercato privato, di ogni opera che non fosse contenutistica della lotta. 

Il femminismo radicale, la critica sociale e la riscoperta storica traghettano l’estetica e la potenza dei progetti e delle opere d’arte condotte in mostra: dall’evocazione di quella che fu la fondamentale partecipazione delle artiste del Gruppo Immagine alla Biennale di Venezia del 1978, sino alla nota serie La casa delle bambole, ricreata distruggendo e ricomponendo gli abiti di una vita ammaestrata (come, fra tutti, l’abito da sposa), l’operatività i Secol traccia le coordinate di un viaggio di sola andata e nessun ritorno. 

Mariuccia Secol Unraveling, Installation view, Muzeum Such, 2026. Crediti Muzeum Susch, Art Stations Foundation; ph.Federico Sette

Come ha scritto Mario Tognola nella presentazione su Mariuccia Secol per l’esposizione di Praga del 1979: 

Smagliare è, nel suo etimo, toglier le maglie di una tela, ma anche risplendere: di questa opposizione vivono le donne di Mariuccia Secol, di questo rovescio di tessuto che fa dell’ombra luce.

La trama disfatta di Mariuccia e la fiducia nel filo tracciano le coordinate di un sentire intriso della più potente linfa vitale. Progetti come Animus-anima (1982) motiveranno Enrico Baj nell’affermare: 

Togli un filo, poi un altro e ne fai affiorare le ragioni del profondo. I percorsi dei fili sono quelli dell’anima: la quale è tessuto e lanugine, è pizzo traforato, è forma mutevole che sospinta dalle passioni, a loro volta collegate con la libido che è pulsione idraulica, sa filare le trame della fantasia, di questo tessere detessendo Mariuccia Secol è maestra. 

Come recita il titolo donato all’odierna esposizione – Mariuccia Secol: Unraveling, appunto -, l’universo d’artista si è per tempo affidato alla possibilità del fare e del disfare, come per una differente Penelope, che pazienza e pacificato desiderio di sottomissione non ha. Come per la riccia e folta chioma affidata alla libertà di un tempo nuovo, femminista e studentesco, il tempo di Mariuccia e delle sue più care amiche-sorelle fu quello attivato sulla finestra di un orizzonte tutto da assaporare e scoprire con forte curiosità e insaziabile intelletto. Come si legge per la performance del 1978 in Laguna: «Un collage di contorni di donne, fatto di stoffa e carta, alterna parti chiare e scure, a rappresentare il rapporto tra la luce della consapevolezza e il buio della sopportazione totale inconscia».

Nel ricordo di un tempo memorabile e nel battito di una vita per l’arte ricchissima, a partire dal 12 giugno sino al 1 novembre 2026, l’intero universo di Secol si appresta ad abbracciare senza riserva alcuna la conoscenza di quanto vivacemente è stato sognato e realizzato. 

Cover: Mariuccia Secol Unraveling, Installation view, Muzeum Such, 2026. Crediti Muzeum Susch, Art Stations Foundation; ph.Federico Sette

Mariuccia Secol Unraveling, Installation view, Muzeum Such, 2026. Crediti Muzeum Susch, Art Stations Foundation; ph.Federico Sette
Mariuccia Secol Unraveling, Installation view, Muzeum Such, 2026. Crediti Muzeum Susch, Art Stations Foundation; ph.Federico Sette
Mariuccia Secol Unraveling, Installation view, Muzeum Such, 2026. Crediti Muzeum Susch, Art Stations Foundation; ph.Federico Sette
Mariuccia Secol Unraveling, Installation view, Muzeum Such, 2026. Crediti Muzeum Susch, Art Stations Foundation; ph.Federico Sette