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Le verità di Tracey Emin

A Roma, nella galleria Lorcan O’Neill, l’artista britannica presenta una selezione di lavori recenti e inediti, dove l’esperienza individuale si apre a una dimensione universale.
Tracey Emin, Just How Much Do I Love You 2025 Acrylic on canvas 201.5 x 280 cm

“C’è una verità”, per Tracey Emin, e questa verità si manifesta nell’arte. 
L’artista britannica manipola un concetto reiterato e ormai logorato dal lessico contemporaneo: il potere curativo delle immagini. Eppure, il suo lavoro sembra sottrarsi alla semplice retorica, trasformando l’urgenza di raccontare l’esperienza individuale in uno strumento capace di interrogare una condizione universale. 
Sono le zone d’ombra quelle abitano i suoi quadri, le fragilità spesso celate, il dolore ma anche il desiderio che si sprigiona in una pennellata frammentaria e viscerale. 

L’ultima mostra dell’artista britannica nella Galleria di Lorcan O’Neill a Roma, significativamente intitolata There Is A Truth, riunisce una selezione di lavori recenti, realizzati tra Londra e Margate. Inaugurata in concomitanza alla grande retrospettiva A Second Life presso la Tate Modern di Londra, l’esposizione romana sembra rappresentare il manifesto poetico dell’artista. Pur avendo sperimentato nel corso della sua carriera linguaggi diversi – dal disegno alla scultura, dall’installazione al video – Emin ritrova nella pittura la propria espressione più diretta. In particolare, il ritratto e l’autoritratto diventano il luogo privilegiato di questa indagine. Corpi esposti, feriti e vulnerabili, che nella loro precarietà rendono visibili quelle verità intime che attraversano ogni esistenza. 

Ritornano così i temi centrali della sua ricerca; l’amore e il dolore, il sesso e la maternità, il lutto e questa inconfondibile necessità di autorappresentarsi e addentrarsi nei territori più vulnerabili della soggettività.
Le figure appaiono spesso sfumate, elusive e incomplete, come se fossero sul punto di scomparire. Ne sono un esempio i dipinti di piccolo formato, presentati qui per la prima volta, nei quali una sessualità esposta affiora dalla materia pittorica in forme fragili e transitorie, come un’apparizione fugace destinata a dissolversi poco dopo. 
E se in Dreaming About Another World (2024) emerge il desiderio di evadere dall’isolamento auspicando un altrove ideale, è l’artista stessa a offrire una via possibile in Love Myself Again And Again (2025), dove rialzarsi e riconoscere sé stessi diventa un atto di resistenza. 
Ma è il monumentale bronzo al centro della galleria, dall’emblematico titolo We will not be alone (2025), con la sua materia ingombrante a ricordarci che la nostra presenza nel mondo, in sé, è già una forma di non-solitudine. Quando un’opera riesce ancora a interrompere il flusso incessante delle immagini e a restituirci, forse, una verità.

Tracey Emin- Galleria Lorcan O’Neill – 2026
Tracey Emin, There Could be no one but you 2019 Acrylic on canvas 183 x 183 cm
Tracey Emin- Galleria Lorcan O’Neill – 2026
Tracey Emin- Galleria Lorcan O’Neill – 2026