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Michelangelo Consani a Tokyo | Frammenti di un giardino interiore 

L'artista livornese Michelangelo Consani espone alla Gallery Side 2 di Tokyo con la personale dal titolo "My Favorite Spring"

Dal 29 maggio sino al 9 luglio 2026, la Gallery Side 2 di Tokyo ospita i frammenti di un giardino interiore, maestosamente intessuti da Michelangelo Consani (Livorno, 1971). My Favorite Spring, in ascolto della materia soave di una meditazione condotta tra un letto d’ospedale e il più tenace e amorevole ritorno alla vita, intona il canto di una trasformazione riconoscente tanto alla forza del reagire quanto a una parimenti preziosa, e infinitamente umana, vulnerabilità. 
Lavorando sulla minuzia pregevole della piccola dimensione gli amuleti e le sculture in ceramica e bronzo forgiate da Consani risplendono della bellezza tonante di una profonda emozione, che invade l’atmosfera dello spazio espositivo. Dalle preziose ed enigmatiche maschere apotropaiche, poggiate su minimali e altrettanto minuti piedistalli in legno, sino al richiamo archetipico del serpente e della presenza mitologica del Fauno, il percorso pensato evoca l’essenza del più libero e fecondo abbandono alla forza dei sensi e alla profondità della visione.

In un piccolo volumetto restituito dalla casa editrice Adelphi e dal titolo Su verità e menzogna in senso extramorale, il noto filosofo Friedrich Nietzsche già si interrogava: 

In senso proprio, che cosa sa l’uomo di se stesso? Forse che, una volta tanto, egli sarebbe capace di percepire compiutamente se stesso, quasi si trovasse posto in una vetrina illuminata? (Nietzsche, 1896) 

Nella scelta di una materia strettamente legata all’essenza della radice e alla forza della terra, come la ceramica, sopraggiunge in Consani l’emozionale ritorno e la condivisione di un’esperienza dolorosa e complessa, nel 1962, parimenti vissuta anche da Ettore Sottsass. Un piccolo scritto della degenza, passato alla storia con il titolo Le ceramiche delle tenebre (1963) restituisce la più pregnante riflessione di un uomo devoto alla creazione, ora situato al cospetto della sofferenza e del timore della malattia. Egli scrisse a tal riguardo: 

[…] Guardate le ceramiche e c’è tutto, come nelle poesie e nelle canzoni. […] Ci sono gli uomini senza divisa e senza armi seduti a chiacchierare […] a bere un caffè, a mangiare frutta, […] a curare pesci e anche a tenere nelle mani un oggetto prezioso – al tempo della primavera e al tempo dell’autunno, con la coscienza rara che è primavera e che è autunno. […] Queste ceramiche le avevo pensate l’anno scorso quando ero malato che quasi salutavo per sempre i parenti, i conoscenti e tutti gli amici [ma] non ci facevo caso perché di natura sono ottimista. […] Le pensavo di notte quando non potevo dormire […] [Nelle ceramiche] c’è tutta la verità. Si aprono stanze in cui la gente vive, dove mangia, dove guarda la moglie […] dove l’accarezza, dove è stanca e dove si alza la mattina che sta bene e ha voglia di respirare e guardare cose vere. 

Nell’abbandono profondamente umano di un ex voto del Cristo in croce di Consani, tinta in rosso muove tutta la partecipazione sentita di un uomo tornato alla forza dell’arte e della vita. 

Se per le arti spopola ricorrentemente un richiamo curativo e in lode del terapeutico, in Consani rifulge sostanzialmente tutta la potenza di una mente e una mano creatrice tornata nel suo spazio della progettazione dopo una prova esistenziale, impensabile e tragicamente inaspettata. In rapporto alla più che consuetudinaria tendenza all’edulcorazione tutta contemporanea di ogni evento o aspetto che investa la vita (sino a spingerne assai spesso la più fittizia enfasi nell’oscena superficialità di un forzato lieto fine), la progettualità artistica e il cammino esistenziale di Michelangelo Consani risplendono della sensibilità di un uomo che ha ripreso in mano la sua arte per accompagnarsi all’itinerario e al battito di vita scelto per sé e passionalmente concimato negli anni. Nella materia essenziale, emozionante e soave, che accompagna un percorso espositivo metaforicamente spalancato sulla bellezza di un giardino spirituale, verde e profumato, il sogno primaverile attuato da Michelangelo Consani ritrova il suo luminoso corrispettivo nel canto riscaldato dal sole dell’indimenticato poeta Rumi. 

Come ha scritto ancora Nietzsche chiudendo il suo piccolo e affezionato libretto: 

[…] egli non rivela un volto umano mobile e vibrante, ma per così dire una maschera, con un dignitoso equilibrio nei tratti; egli non grida e non altera nemmeno la sua voce. Se un nuvolone temporalesco si rovescia su di lui, egli si avvolge nel suo mantello e se ne va a lento passo sotto il temporale.