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Lo “spazio sensibile” di Mimo Visconti | The Open Box, Milano

Fino al 9 aprile, The Open Box ospita l’operazione concettuale dell’artista bresciano Mimo Visconti, a cura di Gaspare Luigi Marcone. Il progetto è introdotto da un testo di Mauro Zanchi

The Open Box

Attraverso The Open Box, Mimo Visconti trasforma la superficie fotosensibile in una sorta di derma architettonico, dove la ripresa estesa di un flusso temporale esce dal dominio della fotografia intesa come cattura del singolo istante, per entrare invece in quello della registrazione della durata. Lo spazio espositivo, mutato in camera stenopeica, è concepito come soggetto percipiente. Smette di essere un volume neutro e si manifesta come un organismo dotato di una propria facoltà percettiva, che inverte il vettore tradizionale dello sguardo.

Sotto il profilo scientifico, la tecnica del foro stenopeico applicata alla scala architettonica elimina ogni mediazione meccanica, riportando la fotografia alla sua essenza alchemica. Il collage di fogli di carta fotosensibile cerca di estendere la percezione dello sguardo umano, al di là della rappresentazione mimetica, e materializza una mappa della durata bergsoniana. Ogni variazione di ombra, ogni traccia sfocata del passaggio umano e ogni vibrazione luminosa vengono accumulate entropicamente sulla superficie sensibile, e trasforma ciò che sta tra l’istante fotografico e il flusso divenente del tempo umano in una memoria stratificata. Visconti cerca di rendere visibile la densità dell’esserci, facendo un passo indietro rispetto alla soggettività umana: la visione che ne scaturisce è fisica, granulare, costruita attraverso un’esposizione prolungata, che annulla la distinzione tra l’osservatore e il luogo osservato; è un affidarsi alla materia fotosensibile, alla luce, al foro stenopeico, ricavato direttamente nella struttura di The Open Box. Questo portale di matrice antica è una feritoia sensoriale, utilizzabile come un accessorio ottico. Attraverso di esso, lo spazio “vede e percepisce”, accumulando le impressioni luminose provenienti dall’esterno. Questo processo trasforma l’architettura anche in un dispositivo biopolitico, che registra la presenza umana senza la mediazione dell’occhio dell’artista. Il rovesciamento prospettico riconduce anche al concetto di “spia ottica”, sondato da Paolo Scheggi alla fine degli anni Sessanta, quando cercava di spostare la questione dal piano della performance umana a quello della fenomenologia dell’architettura sociale.

Il collage finale non restituisce dunque una scena unitaria, bensì la stratificazione di un’esperienza. La fotosensibilità diventa il supporto su cui si deposita la traccia fisica della relazione tra interno ed esterno. Si stabilisce così un feedback, in cui gli osservati (i passanti) sono in realtà l’oggetto di una visione architettonica che lo precede e lo contiene.

Mimo Visconti, Spazio Sensibile – The Open Box, Milano

Il fatto che l’immagine sia impressa su un collage di fogli di carta fotosensibile sottolinea la natura frammentaria e al contempo organica della percezione spaziale. Se la fotografia digitale tende all’astrazione del dato numerico, il lavoro di Visconti ne ribadisce la pesantezza ontologica. E così viene dato un peso specifico alle variazioni di luce e ombra divenute impressioni tattili, residui del tempo che ha effettivamente “toccato” la carta. In questa performance di osservazione, l’opera finale può essere considerata il sedimento di un’azione nello spaziotempo. Il luogo ha agito, ha atteso, ha osservato. Lo sguardo umano non può far altro che testimoniarlo o confermarlo. La base fotosensibile costituita daIlo pseudo-collage è il resoconto mediato di questa attività. The Open Box, quindi, è considerato uno spazio inteso come matrice, che rivendica la propria capacità di accumulare memoria.

Ne risulta un’opera che è una traccia concreta del rapporto tra lo spazio e chi lo attraversa. E ogni fruitrice/fruitore si pone di fronte a una realtà in divenire, in cui l’ambiente ha smesso di essere sfondo per farsi co-protagonista dentro lo spaziotempo, costituito da particelle di luce, che contribuiscono alla formazione della memoria di un luogo.

Mimo Visconti – Spazio Sensibile
A cura di Gaspare Luigi Marcone
testo di MAURO ZANCHI coordinamento Valentino Albini
Fino al 9 aprile 2026
The Open Box, Via G.B. Pergolesi 6 – Milano

Cover: Mimo Visconti, Spazio Sensibile – The Open Box, Milano

Mimo Visconti, Spazio Sensibile – The Open Box, Milano