
Continua la nostra copertura delle sezioni curate di Arte Fiera 2026. Hanno già risposto alle nostre domande Michele D’Aurizio, curatore della sezione Prospettiva, e Ilaria Gianni che si è invece occupata della sezione Pittura XXI. Tocca adesso a Lorenzo Gigotti, responsabile della sezione Multipli.
Queste genere di opere negli ultimi anni sta manifestando un’evoluzione significativa in direzione di una maggiore sostenibilità e di nuove forme di mercato più aperte e inclusive, che meritano un approfondimento mirato.
Federico Abate: Per Arte Fiera curi per la prima volta la sezione Multipli. In che modo hai deciso di rapportarti a questo ambito della ricerca artistica da un punto di vista curatoriale?
Lorenzo Gigotti: Ho ereditato una sezione con una sua genealogia e ho scelto per questo primo anno di entrarci in dialogo. Ho rispettato quanto consolidato negli anni, provando però a spostare leggermente l’asse. Al di là delle questioni tecniche o formali, che restano rilevanti, mi interessa far emergere due aspetti strutturali: il multiplo non è una pratica laterale o minore, ma un solco operativo che attraversa tutto il Novecento, dalle avanguardie storiche a oggi; e, soprattutto, la sua carica eversiva, a tratti apertamente utopica, per dirla alla Celant, di mettere in crisi il feticcio dell’opera unica, redistribuendo valore, senso e circolazione dell’arte nello spazio sociale.
FA: Nella categoria del “multiplo” possono rientrare libri d’artista, litografie, oggetti di design, opere di grafica o fotografie, o addirittura edizioni audio o prodotti legati ai nuovi media. La casistica è dunque molto ampia e diversificata. La sezione rispecchierà questa varietà di esiti creativi? Ci puoi fare qualche esempio di cosa hai deciso di esporre?
LG: La sezione riflette un’ampia pluralità di esiti creativi, tenendo insieme passato e presente. Si parte dall’“età dell’oro” del multiplo, anni Sessanta e Settanta, per arrivare alle pratiche contemporanee. Sarà presentata una selezione di chicche editoriali, ephemera storici e edizioni contemporanee a tiratura limitata proposte da Danilo Montanari, Studio Tonini e Colophon arte. Accanto a questo, le Pietre di testa di Elisabetta Benassi, presentate dalla Litografia Bulla: opere monotipiche ottenute stampando il retro di pietre litografiche già utilizzate da artisti come Maccari, Dine, Kounellis, De Chirico, Fratino e Cucchi; stampe serigrafiche o offset realizzate da artisti e figure chiave del design contemporaneo come Batia Suter, Dexter Sinister ed Experimental Jetset prodotte da Colli; un importante nucleo di edizioni a stampa e fotografiche dall’Archivio Ugo Ferranti, tra cui i cosiddetti affichage sauvage di Daniel Buren o i multipli di Robert Barry; le calcografie di Kounellis, Vedova e Tremlett della storica Stamperia Albicocco; multipli scultorei di Burri, Baj e Ceroli portati da Giordano Caputo; fino alle edizioni in ceramica, dagli specchi di Lola Montes alle sfere di Guglielmo Magini, presentate da Spazio Giallo, una galleria che si muove tra arte, design e antiquariato.


FA: Mi pare di capire che un aspetto che hai tenuto a indagare in modo particolare sia la sensibilità verso i temi della riproducibilità e dell’accessibilità che sta maturando in almeno una parte della scena di autori e editori che lavorano con i multipli. Puoi parlarci più approfonditamente di questo aspetto?
LG: Penso che la sezione Multipli debba concentrarsi su un’economia dell’arte orientata alla diffusione e alla circolazione del messaggio artistico, capace di entrare in contatto con linguaggi e ambiti diversi. In questo senso il valore dell’opera non si annulla, ma si redistribuisce: su più esemplari, più corpi, più contesti. È un valore che si muove, che cambia stato. Certo, nel tempo, quando una serie diventa rara, quel valore tende di nuovo a concentrarsi. Ma la logica di partenza resta diversa: l’arte moltiplicata è strutturalmente più accessibile, non solo economicamente, ma anche simbolicamente. E questo, oggi, è tutt’altro che secondario.
FA: In che modo la tua affinità con il mondo dell’editoria d’arte e, più specificamente, l’interesse verso la sperimentazione in ambito editoriale che condividi con NERO, hanno influenzato il tuo modo di rapportarti a questo ambito della produzione artistica?
LG: L’esperienza editoriale maturata con NERO mi ha permesso di misurarmi con la produzione in serie e con il libro inteso non come semplice contenitore, ma come dispositivo artistico pensato per circolare in modo capillare. Ho lavorato con artisti per i quali il libro non era soltanto una forma, bensì un supporto fisico e strategico di propagazione della ricerca, un mezzo capace di infiltrarsi e sedimentare.
Negli ultimi decenni, credo, tanto l’arte quanto l’editoria abbiano vissuto un’“espansione accelerata”: hanno iniziato a debordare dai propri confini tradizionali, esondando su altri linguaggi, economie e formati. L’idea generativa – quell’elemento immateriale che si deposita nel dispositivo libro così come nell’opera unica – funziona allora come elemento di attivazione, il punto di innesco di un ecosistema ampio e frammentato. Il multiplo d’arte è uno dei luoghi in cui questa espansione si rende più visibile.

FA: La sezione prevede anche la possibilità di prendere parte alla classroom The New Many, dedicata “alle pratiche e alle economie del multiplo nell’arte contemporanea”, che curi insieme a Francesco Spampinato, in collaborazione con il Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna. Puoi parlarci di questo progetto, sia in relazione agli obiettivi che vi siete posti sia in merito alle attività che intendete svolgere in fiera?
LG: The New Many classroom è uno spazio di ricerca aperto al pubblico, situato all’interno della sezione Multipli. È un laboratorio attivo e partecipato, pensato per favorire il confronto e la produzione di contenuti critici sul multiplo e sulle trasformazioni che questa pratica ha attraversato negli ultimi anni. Il progetto si colloca all’interno della condizione post-digitale in cui viviamo, in cui la tecnologia non è più percepita come una novità, ma come una componente diffusa e strutturale dell’esperienza quotidiana.
Il lavoro prende avvio dall’analisi delle pratiche degli espositori della sezione, che si racconteranno attraverso testimonianze dirette e attività di on-site research presso i loro stand. Allo stesso tempo, The New Many coinvolge esperti, artisti e editori internazionali che opera con il multiplo in forme diverse – dalla grafica all’edizione d’artista, dall’audiovisivo alla performance, dall’oggetto al file digitale – e che oggi trova ancora una rappresentazione limitata nei contesti fieristici dell’arte contemporanea. In questo senso, The New Many è un esperimento inedito – reso possibile grazie ad Arte Fiera, Davide Ferri e Enea Righi, che ringrazio per averci offerto questa opportunità – e si configura come una piattaforma di studio sulle pratiche e sulle economie del multiplo, capace di mettere in relazione ricerca accademica, produzione artistica e mercato.
Cover: Dexter Sinister, Watchscan 1200 dpi, 2015, Serigrafia a 4 colori su carta patinata lucida 120 gsm, 100 cm x 70 cm, Colli | Courtesy of: Colli

